Memory è Palermo che si racconta attraverso Big Joe e Johnny Marsiglia

by • 20/07/2018 • Copertina, RecensioniCommenti disabilitati su Memory è Palermo che si racconta attraverso Big Joe e Johnny Marsiglia381

La capacità di descrivere un posto, di racchiuderne l’essenza all’interno di una lunga serie di istantanee, è sempre stata una prerogativa della fotografia e del cinema. Far sì che nelle immagini, nei colori e nelle sfumature restino impressi anche gli odori, i suoni, le emozioni e le sensazione non è un compito alla portata di chiunque, anzi; immortalare la vera essenza, l’ “anima” di qualcosa all’apparenza inanimato, è una sfida incredibilmente impegnativa.

Negli ultimi decenni, anche la musica è pian piano riuscita a dar vita a brani e album in grado di racchiudere questi elementi, restituendo affreschi vivi e pulsanti di città, paesi, nazioni, persino continenti. In America il rap lo ha fatto spesso e volentieri, forte di un indissolubile legame culturale che il genere ha con il paese, mentre da noi è stato decisamente più faticoso. Col tempo però sono arrivate pietre miliari come i dischi dei Co’Sang, spaccati della vita di una Napoli lontana dai riflettori, di Gente De Borgata, ritratti di una Roma operaia e mai doma, e altri ancora. Nell’ultimo periodo è poi arrivato Polaroid di Carl Brave e Franco 126, in grado di regalare – come da titolo – istantanee capitoline in cui tanti, anzi tantissimi si sono ritrovati, grazie alla semplice ma efficace narrazione, mai melodrammatica o esaltata, sempre leggera e a tratti impercettibilmente cinica nel suo essere scanzonata.

Tutti questi dischi hanno offerto una prospettiva diversa, un punto di vista unico, ma Memory di Johnny Marsiglia e Big Joe va oltre. Palermo non è la città che fa da sfondo al disco, non è la cornice all’interno della quale si inserisce la narrazione, non è la musa ispiratrice della penna del rapper. Palermo è la protagonista indiscusse del disco, è lei a raccontarsi attraverso la voce di Marsiglia, usandolo come tramite, quasi come un oracolo, dipingendo l’anima pulsante della città attraverso la vita del rapper. Come da titolo infatti, Memory è un disco che parla di vita, di infanzie spensierate ma non prive di ostacoli, di adolescenze vissute fino in fondo anche quando i mezzi erano pochi, di età adulte nel fiore degli anni ma alle quali non mancano già alcuni rimpianti. I versi che descrivono scorci di Palermo sono disseminati lungo tutto il brano, si riferiscono a fasi alterne al passato e al presente, ma più che ad inquadrare geograficamente le vicende servono proprio a costruirle. La forza di una città – e di una regione – legata alle sue radici, alla sua identità culturale, abitata da cittadini fieri e orgogliosi, pronti a lottare per i propri ideali e a sacrificare tutto per le persone care. Il razzismo, la crisi economica, i cambiamenti socioculturali sono solo alcuni degli elementi affrontati da Johnny Marsiglia, che non dedica loro intere strofe ma preferisce inserirli come pezzi di un mosaico per completare la narrazione, donandole uno spessore ben superiore rispetto ad una semplice descrizione della città in cui è cresciuto ed è tornato a vivere. L’amore per una cultura come quella hip hop, in Italia mai visto di buon occhio, sembra scontrarsi con il forte legame con le tradizioni del posto, che a tratti sembrano di permettere di viaggiare nel tempo. La magia dei tramonti e delle albe descritte sembra giungere direttamente dalle migliori pagine di Omero, mentre l’intima forza dei legami familiari traspare evidentissima, nonostante gli accenni di Marsiglia siano solo fugaci – ad esclusione di Fan, brano interamente dedicato al padre.

I ricordi di Palermo, protagonisti indiscussi del disco, si amalgamano e si solidificano, come le fondamenta di una città, fino a restituire all’ascoltatore una Palermo di “marsigliana” memoria: anche senza essere mai stati in Sicilia, l’ascolto di Memory vi lascerà impresse in testa le planimetrie della città. Il dedalo di vicoli su cui batte incessantemente il sole, anziani e bambini al riparo dal sole sotto ogni cono d’ombra, le roventi macchine parcheggiate lungo la strade, le sterminate spiagge adornate da palme rigogliose, le botteghe di barbieri, calzolai ed edicolanti… Questo e molto altro è Memory, grazie anche al lavoro alle macchine di Big Joe, che con delle produzioni versatili e incredibilmente solide riesce a dare al disco la giusta varietà, al fine di evitare il rischio monotonia che una narrazione simile porta inevitabilmente con sé. La leggerezza di Clessidra, i toni sognanti e onirici de La pioggia, gli applausi, l’incalzante inquietudine rabbiosa di O.L.G.A., i suoni quasi raggae di Tempi d’oro, la natura caleidoscopica di 24H; le produzioni sono il vero scheletro attorno al quale si sviluppa la narrazione di Marsiglia, guidata e stimolata dall’incredibile ricchezza sonora generata da Big Joe. Le atmosfere vengono evocate senza essere invadenti, i beat sanno quando lasciare spazio al rap e quando invece reclamarlo, portando l’ascoltatore a viaggiare senza la necessità delle parole.

Memory non è un disco per tutti: è un disco denso, dall’ascolto impegnativo – non nel senso “sociale” del termine – e che richiede uno sforzo cognitivo non indifferente. La ricompensa però è un viaggio andata e ritorno in una città dal fascino magnetico, accompagnati da due ciceroni

d’eccezione, in grado di materializzare le immagini davanti ai vostri occhi e di sbalordire le vostre orecchie dal punto di vista tecnico e musicale. Vedi Palermo e poi muori, insomma…

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