Mecna – Lungomare Paranoia: recensione

by • 20/01/2017 • Copertina, RecensioniCommenti disabilitati su Mecna – Lungomare Paranoia: recensione543

mecna-©-Mattia-Buffoli

La prima cosa che colpisce di Lungomare Paranoia sono le produzioni. Iamseife, Lvnar e Alessandro Cianci, Fid Mella, The Night Skinny, 24SVN, Godblesscomputers e Nude hanno firmato delle vere e proprie perle. In particolare spicca Godblesscomputers, autore delle due tracce più interessanti del disco (Malibù, Il tempo non ci basterà) perché nuove, fresche, nate dalla contaminazione. Mecna è uno sperimentatore e l’impressione è che si trovi particolarmente a suo agio in un panorama nazionale in cui la commistione di generi sembra ormai sdoganata.

Il rap di Mecna lo conosciamo, così come conosciamo il suo presammalismo. In Lungomare Paranoia non mancano storie di perdite, abbandoni, conflitti uomo-artista che scorrono come immagini dal finestrino del treno. C’è però qualcosa di nuovo, e cioè una certa aria di maturità. Mecna riesce questa volta a conciliare agilmente bisogno di piacere (e di vendere) e sincerità, proprio come fa un artista ormai padrone dei propri mezzi.

La maggior parte del disco è composta dalla combinazione tra scrittura intimista e contaminazioni rap/pop/elettroniche, il che potrebbe non sembrare una grande novità – non è difficile sentire il Kanye West di 808s & Heartbeat (Buon compleanno), il Bon Iver di For Emma For Ever Ago (Superman) o il Drake di… beh tutti gli album degli ultimi anni e in particolare Hotline Bling (se non altro nel video furbo e ben riuscito de Il tempo non ci basterà) –, ma non va sottovalutata l’importanza di una simile operazione nel mercato italiano, così come non va dimenticato che Lungomare Paranoia è il primo album indipendente italiano (Macro Beats) ad uscire a sorpresa, scalare le classifiche iTunes e dopo una settimana trovarsi tra i dieci dischi più venduti.

L’unica difficoltà che si incontra riguarda proprio la scrittura, così votata all’“epica delle piccole cose” – la continua ricerca di innalzare a rango artistico taxi, notifiche Facebook e spazzolini – e a tratti autoreferenziale. L’importante è non lasciarsi scoraggiare, perché con un po’ di fiducia si approda presto a momenti di autentica creazione artistica. Una volta trovate queste piccole entrate, il disco diventa decisamente godibile, un ottimo compagno nelle grigie giornate invernali.

Mecna è un autore ostico – o cagacazzo, per sua stessa ammissione – e con autori così arriva sempre un momento in cui ci si chiede se vale la pena fare così tanta fatica per seguirlo. Bene, questa volta la risposta è . Senza contare il fatto che dopo il terzo ascolto si finisce inevitabilmente per cantare a memoria tutti i ritornelli. Come a Maaaaaaaalibù…

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