Mc Baco: l’intervista

by • 25/09/2016 • IntervisteCommenti disabilitati su Mc Baco: l’intervista204

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Abbiamo intervistato il cantante reggae partenopeo Mc Baco, voce dei Broncorotto, alla vigilia dell’uscita del suo nuovo album Int’ a Babylon. 

Haile Anbessa: come hai iniziato a cantare?
Mc Baco: ho cominciato un po’ per gioco. Dopo aver iniziato una collezione di vinili reggae, con degli amici avevamo fondato il Broncorotto Sound System. Dal ruolo di Mc è venuto poi naturale incominciare a cantare sulle versions, ispirandomi ai Dj come I-Roy, U-Roy, Alcapone ed alle grandi voci, su tutte Sizzla Kalonji.

H.A.: perché proprio il reggae?
M.B.: perché, oggi come allora, è l’unica musica che mi dà forti emozioni, la voglia di combattere e di dare voce ai più deboli. Mi ispira e mi dà gioia.

H.A.: hai sperimentato altri generi prima di approdare alla musica in levare?
M.B.: in effetti no! Ho ascoltato certamente in passato altri generi, come rap o punk, ma solo col reggae ho trovato l’ispirazione nel produrre cose personali. Questo comunque non mi limita, anzi, collaboro volentieri con musicisti di varie provenienze e generi.

H.A.: parlami della tua esperienza con i Broncorotto…
M.B.: questo progetto, tra varie vicissitudini, esiste da ormai ben 10 anni. Nonostante parecchi cambi di formazione o intoppi vari, ho sempre cercato di portarlo avanti. Vengo dal Sound System, ma l’esperienza del live condivisa con i miei musicisti è davvero tutta un’altra cosa! I pezzi eseguiti dal vivo, con la grande carica che solo un palco può dare,  riescono sempre a coinvolgere anche chi non è del genere.

H.A.: come sarà l’album? Generi, tematiche ecc…
M.B.: possiamo definire Int’a Babylon sicuramente più maturo e pensato rispetto al nostro primo lavoro. Le tematiche sono quelle a noi più care: giustizia sociale, uguaglianza tra i popoli, lotta ai razzismi e alle politiche migratorie attuali. Abbiamo cercato di raccontare l’attualità, il posto da cui veniamo e le cose che non vanno, mettendo tutto in musica: dal roots di Put Love e Stop your crime, al raggamuffin di Tra fierr’e lavoro o Sud Powa, fino al digital di 130 Souls, quest’album tocca tutte le corde di una musica tanto vasta e variegata come il Reggae.

H.A.: come è nata la collaborazione con il leggendario King Kong?
M.B.: come fan del conscious digital ho sempre guardato a lui, così come a Tenor Saw o Nitty Gritty, come ad artisti di riferimento. E’ sempre stato un mio desiderio poter collaborare con lui, quando c’è stata questa possibilità l’ho colta al volo! Ci siamo divertiti nel proporre a King Kong un ritmo ska, al di fuori dei suoi standard, dedicato a tutte le persone private della propria libertà.

H.A.: state già lavorando a qualcosa di nuovo?
M.B.: certo! Le prossime uscite vedranno un rifacimento di un classico Studio One, una delle etichette di riferimento, con la collaborazione di tre cantanti-pionieri del reggae! Inoltre siamo al lavoro per ultimare un riddim digital, sul quale abbiamo avuto il piacere di collaborare con artisti della scena Jamaicana ed Europea. Ovviamente stiamo lavorando anche a nuovi pezzi per ampliare il live! Stay tuned! One Love

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