Max Romeo: l’intervista

by • 22/07/2014 • Copertina, IntervisteComments (0)1470

MaxRomeo

 

In una calda notte di metà luglio abbiamo incontrato come promesso Max Romeo, prima del suo concerto al Rock Planet di Pinarella di Cervia, sulla riviera romagnola. Abbiamo mantenuto la nostra promessa ed è sempre piacere incontrare questa autentica leggenda che gli anni non riescono a scalfire. Un artista realmente umile e disponibile che ci ha raccontato della sua carriera dagli esordi fino ai progetti odierni.

Haile Anbessa: Max è un piacere incontrarti nuovamente dopo un anno dopo la tua data milanese…

Max Romeo: il piacere è sempre tutto mio lo sai…

H.A.: stai lavorando a qualcosa di nuovo ultimamente?
M.R.: ho appena finito di registrare il mio nuovo album di inediti. Un album che ho realizzato con i miei due figli e che quindi ho deciso di chiamare Max Romeo and Sons naturalmente. Sono dodici tracce divise in sei mie canzoni e sei canzoni loro. Nel live di stasera potrai sentirne un’anticipazione.

H.A.: descrivimelo un po’ meglio…
M.R: ha il sapore del mio War in a Babylon. Roots & Culture all’ennesima potenza. È musica che motiva l’anima di chi l’ascolta. Racconta nel dettaglio anche cosa sta accadendo oggi nel mondo. È quello che siete abituati a sentire da Max Romeo dagli anni Settanta fino ad oggi.

H.A.: come è stato lavorare con i tuoi figli su un progetto simile?
M.R.: è una gran cosa e mi sono divertito molto nel farlo. La vita è una ruota che gira e io sto diventando vecchio. Saranno loro a rimpiazzarmi presto!

H.A.: non è un compito tra i più semplici rimpiazzare una leggenda come te!
M.R.: ci vorrà del tempo, è vero ma si stanno già comportando bene. Li ho portati in tour con me già molte volte. Si stanno preparando al meglio.

H.A.: rispetto ai tuoi tempi di esordio, oggi ritieni più difficile incominciare una carriera in questo business?
M.R.: sicuramente perché oggi non investe più nessuno nella musica. Nessuno tira fuori i soldi per un buon progetto e se lo fa è solo per promuovere pessima dance hall che però vende. Tutti scaricano tutto quindi i soldi si fanno solo con i live.

H.A.: chi si è occupato delle produzioni del disco?
M.R.: ho fatto tutto da solo. Il mio engineer ha mixato il tutto e la Dub Tonic Crew ha suonato i pezzi presenti nell’album. Il tutto registrato al Charmax Studio, il mio studio in Giamaica a Kingston.

H.A.: e il tuo altro business, la tua fattoria, come sta andando?
M.R.: sono tutt’uno con Madre Natura e ti dico che va tutto a gonfie vele. Le piantagioni crescono rigogliose così come i miei allevamenti di mucche e capre. L’essere contadino è la mia seconda passione dopo quella legata alla musica e non potrei mai vivere senza.

H.A.: durante la tua vita hai passato molto tempo a New York e in questo periodo hai perfino lavorato con gente del calibro dei Rolling Stones. Puoi raccontarmi qualcosa di quel periodo?
M.R.: ho passato parecchi anni a New York ma ho realizzato abbastanza presto che gli Stati Uniti non fanno per me. Il mio temperamento non è adatto per la società americana, sono troppo umile per loro. Appena ho potuto sono tornato a casa di corsa. Ho vissuto anche tre anni in Inghilterra e là invece mi sono accorto che è tutto troppo lento, tredici anni in America e tutto era troppo veloce, la Giamaica invece ha il tempo giusto. Con i Rolling ci siamo scambiati un po’ di favori, io ho registrato dei vocals su un loro album e Keith Richards degli assoli di chitarra su un mio. È da un po’ che non ci vediamo e so che Keith continua a chiedere di me. Hey Keith se mi senti sono ancora in giro! (ride).

H.A.: ora una domanda da un milione di dollari. Hai lavorato con i migliori producer giamaicani di tutti i tempi da Bunny Lee a Lee Scratch Perry. Se dovessi scegliere il migliore che nome mi faresti?
M.R.: oh ma è semplicissimo! Mi stavo preoccupando! (ride). Il nome che ti faccio è uno e uno soltanto: Scratch! Mi manca tantissimo lavorare con lui. È la persona che mi ha motivato di più agli inizi. Per me è un vero genio, non ci sono altre definizioni.

H.A.: e quando accadrà quindi che lavorerete ancora assieme?
M.R.: per me stasera stessa. Devi chiederlo a lui! (ride). La cosa ora è difficile perché io vivo in Giamaica mentre lui in Svizzera.

H.A.: siccome non sono mai riuscito a incontrarlo lo chiedo a te. Lee Scracth Perry ci fa o ci è?
M.R.: te l’ho detto che è un genio. È tutto personaggio. È l’unico che conosco che fa soldi grazie al fatto di farsi credere matto!

H.A.: e gli screzi con lui si sono risolti?
M.R.: io non ho mai avuto problemi con lui. È sempre stato lui ad avercela avuta con me. Io ho mantenuto sempre un atteggiamento neutrale e ho rispettato quindi le sue scelte. Oggi ti posso dire che sono l’unico assieme ai Congos che comunica con lui regolarmente e lui continua a dire che noi siamo i suoi artisti preferiti di sempre.

H.A.: a proposito di artisti…Cosa pensi del cosiddetto Reggae Revival e delle nuove leve come Chronixx o Protoje?
M.R.: gli auguro ogni bene perché stanno tentando di fare la cosa giusta senza dubbio. Ottimo messaggio e ottima musica. Solo la definizione non mi piace perché revival è sbagliato. Il reggae non è mai morto e quindi non ha bisogno di alcun revival. Stiamo crescendo assieme sempre di più e diventando celebri in tutto il mondo come artisti reggae. Sono contento quindi che il Roots & Culture sia ancora così ben accetto dappertutto.

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