Mattak: l’intervista

by • 20/05/2020 • Copertina, IntervisteCommenti disabilitati su Mattak: l’intervista74

Mattak, alias di Mattia Falcone, ticinese, è oggettivamente, in quanto a tecnica, uno dei rapper più forti della scena italofona.

Dalla sua vittoria al Join The Crew del 2014 di RedBull e Machete Empire, contest che lo ha portato a entrare a far parte del Machete Mixtape III e lo ha fatto iniziare a conoscere anche al di fuori della Svizzera italiana, ha continuato a migliorare sotto ogni aspetto, facendo dell’estrema cura del dettaglio una sua peculiarità.

In questi anni, inoltre, ha portato live i suoi progetti solisti e quelli in collaborazione con il compagno di avventure Funky Nano, dimostrando di essere non solo una sottile penna ma anche un animale da palco, rendendo i suoi concerti dal vivo dei veri propri show che lo stanno portando a rinforzare sempre più la sua fanbase.

Tuttavia, Mattak non è ancora – forse – sufficientemente riconosciuto da buona parte degli addetti ai lavori e dalla critica di settore, che non manca di essere regolarmente attaccata dai suoi fan per l’assenza di spazio dedicatogli. Questa mancata riconoscenza potrebbe essere dovuta al fatto che Mattak si sta facendo attendere parecchio per rilasciare nuovi progetti ufficiali. Progetti ufficiali e personali (e non si fa quindi riferimento a collaborazioni come l’EP Dead Poets 2.0 pubblicato alcune settimane fa) che mancano dai tempi di Ultimo Viene il Corvo realizzato sotto il nome Kobr’akai nel 2016.

Tuttora, tra l’altro, porta live diverse tracce di Spannati Mixtape, progetto pubblicato nel 2013 e realizzato in collaborazione con Funky Nano, con cui forma il duo Pochespanne. Ciò che risalta è che ai tempi in cui lo scrivevano erano appena maggiorenni, eppure diverse di quelle tracce sono ancora cantate a memoria dai loro supporters sotto ai palchi di tutta Italia.

Guardando a oggi, quest’anno è identificato da molti come quello della svolta: l’artista ticinese pubblicherà infatti il suo primo disco solista ufficiale, la cui uscita porterà Mattak a entrare ufficialmente in un’importante etichetta italiana di cui non ha ancora voluto rendere noto pubblicamente il nome. L’album, che vedrà la collaborazione di diversi importanti colleghi – alcuni dei quali, uno su tutti, senz’altro inattesi – sarebbe dovuto uscire in questo periodo, ma a causa della situazione emergenziale dovuta al coronavirus prenderà vita nei prossimi mesi, o forse nel prossimo anno solare, “presumibilmente in concomitanza con la possibilità di fare un tour” ha spiegato Mattak, (che ho) intervistato in diretta Instagram a fine aprile, che ha poi aggiunto: “Navighiamo a vista, forse lo pubblicherò anche prima. Comunque finché non potrò andare fisicamente in studio a registrare, la vedo dura”.

Quanto ai mood da cui sarà caratterizzato il progetto, il rapper classe 1994 ha rivelato: “Ci sarà un pezzo sul mood di Via Crucis (che alterna stile metrico a grande introspettività, ndr) ma che penso sia uscito meglio, sia per il beat sia per la metrica, più matura, e penso che andrà bene, verrà ascoltato. Poi ne ho fatto uno di sola tecnica con un ritornello che secondo me vola, ma mi dirà la gente, e l’ho fatto per dire che sono il più metrico di tutti (ride, ndr)… Sai, la spocchia da rapper devo mettercela a volte. Poi un pezzo trap a la Homicide di Logic ed Eminem, con un mio amico che è molto bravo a fare queste cose, e sto aspettando la sua strofa. Poi un pezzo sul mio perfezionismo, trattato in modo ironico – anche se è una cosa seria e debilitante: è allegro, penso sia valido. E poi un featuring che non si aspetta nessuno (difficile da intuire anche per chi conosce la stima reciproca tra i due artisti, ndr), una traccia molto oscura che ho voluto mettere nel disco perché era da tanto che ne volevo fare una così: molti deboli di cuore non la reggeranno e qualcuno storcerà il naso, ma non me ne frega un cazzo; in quella viene fuori il mio lato oscuro, essendo in collaborazione con una persona molto oscura, molto più di me ”.

A fine intervista, Mattak ha anche parlato della possibilità di trasferirsi a Milano: “Ci sto pensando. Mi piace molto qui, ma sicuramente per vivere in Svizzera e fare il rapper devi farti i cash: Gue ad esempio vive in Svizzera e se li è fatti. Però se questo diventa un lavoro fisso come dico io… sì ci ho pensato ad andare a Milano, anche perché li ho parecchi contatti, il costo della vita è molto più basso di qua e sarei nel centro del mondo musicale italiano. Per avere una carriera in Italia è limitante continuare a stare in Svizzera”.

Andando a chiudere il cerchio iniziato con il contest Join The Crew, Mattak ricorda: “Ci ero rimasto un po’ male perché credevo che avrei fatto un mio pezzo nel disco (mentre era stata semplicemente inserita la strofa del contest, ndr), ma non mi lamento assolutamente, sono contento”. Recentemente, a proposito di Machete, ha pubblicato su Instagram una strofa su un beat di Salmo, intitolandola Golden Shower e auspicando di ricevere un parere dal rapper sardo.

Ora, a seguito della pubblicazione di Chillato, featuring che lo vede affiancato dall’amico Disse, non resta che aspettare il suo disco: le aspettative sono altissime, ma lo sono in primis quelle che ha lui verso se stesso, quindi se anche alcuni fan, come ha detto, potrebbero storcere il naso per alcune scelte fatte, difficilmente avranno reali motivi per dirsi delusi.

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