Martha Cooper & Henry Chalfant: Intervista per il 25mo Anniversario di Subway Art

by • 13/05/2009 • IntervisteComments (0)429

Poche settimane fa per inaugurare la nostra nuova rubrica Knowledge is Power abbiamo recensito la Subway Art 25th edition aka La Bibbia aka Il Libro sui graffiti aka il libro che non dovrebbe mancare non solo nelle librerie di ogni writer ma anche di chi si definisce amante dell'arte e della fotografia…repetita iuvant, visto che l'hanno ri-pubblicato con le immagini praticamente a grandezza naturale, perchè non approfittarne?
Per celebrare il venticinquesimo compleanno del libro che ha spinto tanti verso le yard, vi proponiamo un'intervista doppia in cui i due fotografi si guardano indietro e si raccontano.
In ogni caso Happy 25th Birthday!



Georgia FxLd: Che emozione si prova a sapere che "Subway Art", a 25 anni dalla prima pubblicazione è ancora Il Libro sui graffiti?

Martha Cooper:E' una soddisfazione incredibile sapere di aver realizzato un libro così apprezzato da così tanta gente e per così tanto tempo. E pensare che abbiamo avuto così tante difficoltà a trovare una casa editrice, all'epoca… non avremmo mai pensato che Subway Art sarebbe diventato di interesse mondiale e che se ne sarebbe parlato addirittura 25 anni dopo la sua uscita.

Henry Chalfant:
…25 Anni dopo.
Non lo avrei pensato nemmeno lontanamente che ci sarebbe stata una scena di writing del genere, oggi che sono stati pubblicati così tanti libri, che sono stati realizzati così tanti film e che gli artisti che fanno graffiti sono professionisti in grado di vendere le loro opere a prezzi molto alti. In tutto questo, il Subway Art originario, che è stato ispirazione per così tanti giovani artisti in tutto il mondo è tornato in stampa ed è onorato da una nuova pubblicazione molto più grande e bella per celebrarne il successo ormai di venticinque anni.
Ne sono veramente contento.

G. C'è un evento particolarmente significativo che ricordi di quegli anni?

M.C. La prima volta che ho incontrato Dondi, per me è stato un momento di svolta. In quel periodo, per quanto potessi esserne incuriosita, non saprevo niente della cultura dei graffiti. Dondi rispose a tutte le mie domande, accuratamente e in maniera approfondita.
Mi ha parlato dei black book, della scelta dei colori e di tutti i modi in cui fare le lettere. Ha stimolato le mie idee e mi ha fatto venire voglia di fare foto che descrivessero tutto il processo relativo a come veniva fatto un treno. Se non avessi conosciuto Dondi tutto questo non sarebbe stato possibile.

H.C. Per quanto mi riguarda, l'evento più significativo è stato quando ho conosciuto il primo writer, tre anni dopo che avevo iniziato a fare foto.
Questo writer si chiamava Nac e mi disse di andare alla banchina della stazione che stava dietro la piattaforma tra la 149 e la stazione di Grand Concourse, sulle linee 2 e 5. Quello era il luogo in cui tutti i writer si ritrovavano ogni giorno dopo la scuola per vedere i treni, scambiarsi i disegni dei loro black book. Mi sono recato li e ho conosciuto tutti i writer; a quel punto mi sono ritrovato nel cuore della scena NewYorkese dei graffiti, ben prima che fosse esposta pubblicamente dai media. In un attimo ho potuto imparare tantissimo di questa sottocultura stabilendo con i writers un legame di amicizia che avrei mantenuto fino ad oggi.

G. Sei ancora in contatto con i "kids"?

M.C. Ho mantenuto contatti regolari con alcuni di loro (alcuni ormai hanno 50 anni!). Ci sono anche tanti eventi, ad esempio inaugurazioni di mostre in gallerie d'arte, che mi permettono di incontrare anche gli altri.

H.C. Soprattutto negli ultimi anni ci sono stati parecchi eventi, mostre, pubblicazioni di libri, film su artisti che conosco fin dagli inizi. Io ne sono stato coinvolto in parte perciò, in un certo senso, i contatti con loro non li ho mai persi…alcuni li vedo più spesso…altri meno. Abbiamo comunque sviluppato un bel legame di amicizia nel tempo e mi fa piacere vedere che molti hanno avuto successo attraverso la loro arte.

G. …E quando vedi passare un treno adesso, come ti senti, che cosa provi?

M.C. Per molti anni, gli unici treni che ho visto li ho visti in foto, molti erano stati fatti in varie parti del mondo come l'Europa dell'Est, la Scandinavia…il Brasile. Mi entusiasma vedere che i kids riescono ancora a dipingere i treni, soprattutto in paesi con politiche a tolleranza zero.

H.C. A volte, quando sono in viaggio per l'Europa vedo ancora treni dipinti. E noto che è ancora eccitante per me vedere un bel treno dipinto… mi piace sia vedere l'originalità degli stili più nuovi che i riferimenti un po' nostalgici alla old school.  Mi manca poterlo vedere a New York.

G. Che cosa ti manca di più di quel periodo?

M.C. Quello che mi manca è l'emozione nel vedere un fresh top to bottom whole car ma mi solleva l'idea di non sentirmi come se dovessi cominciare a correre per provare a fotografarlo. Fotografare i treni in movimento era un'attività che richiedeva un dispendio di tempo incredibile!

H.C. Penso che la cosa che mi manca di più sia il senso di libertà e sorpresa che sentivo in quegli anni. Essere un artista a New York in quegli anni era particolarmente emozionante perchè a causa della trascuratezza della città, della povertà delle infrastrutture e della negligenza dell'amministrazione cittadina, per molte persone le condizioni di vita erano veramente difficili, e la gente si sentiva minacciata e insicura.Il tasso di criminalità era molto alto e i servizi pubblici, come le scuole, funzionavano molto male. Il Bronx era in una situazione altamente critica e la classe media iniziava a scappare dalle zone di periferia.Nonostante tutto questo, New York riusciva ad essere ancora una città aperta.
C'èra un senso di libertà e improvvisazione. I giovani venivano lasciati soli, abbandonati alla ricerca di nuovi modi di interagire e relazionarsi sia tra loro che con il resto del mondo. Il modo in cui sono riusciti a farlo è stato molto creativo ed è stato attraverso le molteplici forme della street culture.

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