Marcia Griffith: l'intervista

by • 16/05/2009 • IntervisteComments (0)429

Il mio orgoglio per questa intervista è tanto lo ammetto. Ma non è da tutti i giorni poter incontrare un pezzo di storia che cammina come Marcia Griffith. La signora Griffith, oltre ad avere una voce fantastica, è stata anche una delle I-Threes ossia, assieme a Rita Marley e Judy Mowatt, il coro che ha accompagnato la leggenda Bob Marley in tutti i suoi concerti del globo. Gustatevi questo tuffo nella storia, catturato come al solito nei backstage del Rototom Sunsplash. Poche domande rapide ma risposte dense di significato…

Haile Anbessa: è un vero piacere di avere qui per Hotmc.com la regina del reggae Marcia Griffith!

Marcia Griffith: il piacere è tutto mio! Sto provando sensazioni fantastiche questa notte!

H. A.: partiamo subito con una domanda sulle leggendarie I-Threes. Come sono nate?

M. G.: le I-Threes videro la luce nel 1973 dopo una serie di armonie e prove di concerti con sorella Rita e sorella Judy. È stata una forte alchimia, molto semplice!

H. A.: pensa che ci sarà mai una vera reunion con le sue compagne?

M.G.: noi siamo sempre assieme, non nel corpo ma nello spirito! Comunque ci incontriamo spesso e facciamo concerti assieme, soprattutto in Giamaica. Con sorella Rita ci vediamo spessissimo. Ogni anno poi celebriamo la nascita di Bob con un grande concerto in Africa e in quella occasione così speciale cantiamo assieme.

H.A.: come è stato lavorare con un uomo come Bob Marley? Ci racconti delle sue sensazioni, qualcosa di cui i libri non scrivono…

M.G.: non è retorica, non ho più incontrato un uomo come lui in vita mia. Quell’uomo è stato realmente mandato dall’Onnipotente sulla Terra. Questo è quello che penso. Era un vero profeta inviato per insegnare, educare e fare stare bene l’intera umanità. Lui prendeva la sua musica così sul serio, rappresentava semplicemente tutta la sua vita. L’unica cosa che gli importasse veramente era la sua musica come messaggio. Mi sento così fortunata di avere fatto parte di avere fatto parte di quella esperienza. Bob parlava in una maniera differente rispetto a tutti gli altri e soprattutto agiva in maniera differente. Mi ricordo quando lo incontrai per la prima volta. Mi chiesi chi fosse un uomo con un’aura così potente. Lo ripeto per me è stato un profeta, nessun dubbio a riguardo. Senti. Quando eravamo in Zimbabwe, per celebrare l’indipendenza del paese con un concerto, i soldati spararono dei lacrimogeni all’interno del Rufaru Stadium per calmare la folla. Tutti scappammo, io, Rita con Ziggy in braccio che era ancora molto piccolo perché la gente veniva travolta e avevamo paure per le nostre vite. Ma Bob no. Rimase tutto il tempo sul palco cantando i suoi testi per i fratelli d’Africa. Non so come fece a sopravvivere in quella bolgia ma l’ho detto che Jah lo ama moltissimo. Le generazioni future continueranno a conoscere Bob e io sono stata così fortunata ad averlo potuto incontrare nella mia vita.

H.A.: parliamo ora di un altro Bob molto importante nella tua vita ossia mr. Bob Andy!

M.G.: la mia vita è piena di Bob vedi? (ride) Quando mi recai al mitico Studio One nel 1964, avevo solo 11 anni, per cantare i miei pezzi incontrai Bob Andy. Dio ci fece incontrare perché in un mondo così maschilista come quello del reggae Bob Andy fu invece una figura molto positiva sia di padre che di guida. Mi seguiva dappertutto. Mi proteggeva. Si prese sempre cura di me, come quella sera in cui gli Skatalites mi lasciarono a piedi in aperta campagna e lui mi venne a prendere. Non dimenticherò mai quella notte! Per questo facevamo sempre coppia fissa sia come duo artistico sia nella vita. Per questo ringrazio Jah anche per avere incontrato questo Bob. Lui scrisse tutte le mie canzoni allo Studio One.

H.A.: signora Griffith non le rubo ulteriore tempo! Grazie mille!

M.G.: grazie a te Mario!

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