Make Rap Great Again: ascoltatori, non trasformate una figata in un gioco a squadre

by • 19/03/2019 • CopertinaCommenti disabilitati su Make Rap Great Again: ascoltatori, non trasformate una figata in un gioco a squadre808

Quando Gionni Gioielli e Blo/B hanno annunciato la nascita del progetto Make Rap Great Again – rivelato pubblicamente con l’arrivo di MoMa, che aveva seguito a ruota il disco solista di Gioielli Young Bettino Story -, un paio di interrogativi hanno iniziato a ronzarmi in testa con insistenza. Non avevo dubbi sulla qualità del progetto, ne tanto meno sulla direzione artistica che quest’ultimo avrebbe preso; entrambi i rapper hanno le skills e la visione d’insieme necessaria per portare avanti con successo un’iniziativa simile. No, le mie preoccupazioni riguardavano gli ascoltatori, nello specifico la frangia che spesso viene definita come “purista”. Il mio timore, infatti, era che un progetto simile venisse utilizzato come araldo per una campagna che da Make Rap Great Again sarebbe potuta virare su “il rap è solo questo qui”.

So bene che ovviamente questo non è affatto l’obiettivo di Gioielli, Blo/B, Lil Pin, o degli altri artisti che in futuro verranno coinvolti nel progetto. Si tratta di personalità che conoscono questa musica molto meglio di me e di molti altri che ne parlano, e la trattano – ma soprattutto la creano – con un’identità ben chiara, ma che non vive di compartimenti stagni. La loro iniziativa ha infatti alla base il desiderio di portare in Italia un approccio crudo, essenziale, diretto, un ritorno alle origini per certi versi radicale – ma tutt’altro che fondamentalista. La scelta è quella di realizzare musica esaltando il binomio barre-sample, senza fronzoli, senza ricercare una musicalità articolata e derivata, quanto piuttosto rafforzando proprio il rap. Sia in Young Bettino Story che in MoMA, il rap e le strumentali hanno un peso specifico perfettamente bilanciato: la strumentale ha la funzione di esaltare al meglio le barre, di amplificarne l’impatto, di sottolinearne la veracità. La voce del rapper non ha più quella sorta di funzione da “strumento musicale” che si è palesata nei trend degli ultimi anni. Attenzione: non sto facendo un paragone a livello qualitativo, non sto dicendo cosa è meglio e cosa invece peggio, sto semplicemente evidenziando le peculiarità che caratterizzano l’antologia MRGA.

Tutti i dischi legati a MRGA usciti finora – i già citati Young Bettino Story e MoMA, e Anonima Sequestri di Gioelli & Lil Pin – si basano su un assunto tanto semplice quanto funzionale ed affascinante: un bravo rapper deve ancora saper stupire con le barre. Che sia tramite un riferimento culturale inaspettato, un gioco di parole mai sentito, l’uso di immagini evocative o anche con una volgarità grezza ma mai banale, la componente rap deve essere ricercata a livello lirico. Non si parla di contenuto nel senso sociale/pedagogico del termine, si parla di una ricerca stilistica che eleva il concetto stesso di sputare barre a forma d’arte. Non si tratta però di un’equazione che elimina il contenuto dalla formula: i molteplici riferimenti dei vari rapper nascondono spesso spunti di riflessione tutt’altro che superficiali, dall’impatto ancora maggiore proprio in virtù del valore stilistico del medium che li presenta all’ascoltatore.

LO VE di Nex Cassel e Egreen è un disco che nasce su binari molto simili, se non proprio sugli stessi. Non è un caso che sia Gioielli che Cassel abbiano interamente prodotto gli album, non è un caso che entrambi siano esponenti dell’Adriacosta, non è un caso che entrambi – così come Egreen, Blo/B e Lil Pin – appartengano ad una scuola di rapper con una visione ben chiara di ciò che gli piace fare. Ecco, forse la differenza sta proprio qui: sanno benissimo come gli piace fare rap, ma ciò non implica che considerino solo il loro approccio valido. Da ascoltatori, hanno dimostrato a più riprese di apprezzare moltissime sfumature del genere, senza porsi quei limiti che invece caratterizzano l’ascoltatore purista, quello di cui parlavo prima. Nelle playlist di Egreen potete trovare Liquid Swords, ma anche Drake o Mac Miller; se chiedete a Blo/B un parere su Astroworld, sarà tutt’altro che negativo, così come quello di Gioielli su Rodeo, parlando sempre di Travis Scott.

Va ricordato che c’è sempre un discorso di gusti personali sacrosanto, qualcosa piace e qualcosa no, è naturale. Se non dovesse piacervi il progetto MRGA, non significa che non vi piace il rap, o che non capite un cazzo del genere. Magari non apprezzate la crudezza delle barre, oppure preferite una musicalità diversa, o ancora non vi fa impazzire la scelta dei sample di Gioielli – per la cronaca, per il sottoscritto, il palato di Gioielli in fatto di scelta di sample è raffinatissimo.

Se invece siete tra i sostenitori di questo progetto, apprezzatene la forza evocativa, l’arroganza, la tracotanza, ma non fate l’errore di usarlo come unico standard di ciò che il rap è e deve rappresentare. Godetevelo, andate ai live – da questo punto di vista, siamo davanti a mc impeccabili, animali da palco -, ma non rendetelo il fortino immaginario nel quale, per voi, il rap inizia e finisce. Vi perdereste un sacco di robe fighissime.

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