Lucariello: l'intervista

by • 30/05/2007 • IntervisteComments (0)987

In una soleggiata mattinata primaverile incontriamo Lucariello, eclettica voce dei ClanVesuvio prima, degli Almamegretta poi. Appena uscito il suo disco solista, intitolato"Quiet" l'artista accetta di interloquire con noi di hotmc.com per svelarci particolari, curiosità e scopi del suo primo lavoro solista.

D: qual'è il principale messaggio che hai voluto dare al pubblico con il disco "Quiet"?

R: Beh, tu lo pronunci Quiet (in Inglese n.d.r.) e questa è già un'interpretazione, ma la title track è Quiet (in Napoletano n.d.r.), e credo che entrambe le pronuncie siano valide. Con questo lavoro ho voluto comunicare un amplio ventaglio di messaggi. Napoli è stata lo spunto maggiore per parlare in realtà dell'argomento portante: il cuore delle persone. Io ho cercato di scrivere nel modo più naturale che potevo, raccontando le storie che descrivo come se fossi un menestrello. C'è dietro ai miei testi un grosso lavoro di empatia.

D: nel disco parli di Napoli descrivendola a tinte forti, con delle grosse pennellate di nero a mio avviso. Non ti chiederò di raccontarmi qual'è secondo te il presente della città, ma ti domando: riusciranno le generazioni future a cambiare e ripulire il volto sporco di questa città? Sentiremo parlare in futuro di Napoli in termini "maggiormente positivi"? (fermo restando che i TG quando qualcosa "va bene" difficilmente ne parlano)

R: Io sono fermamente convinto di si. Io, al di la di quello che può sembrare, nella vita sono una persona molto positiva e ottimista, anzi credo che proprio ci sia bisogno di esserlo. Le forti pennellate di nero che ho impresso ai miei testi ci sono per un motivo ben preciso. Esse infatti vogliono essere loro stesse uno sprone a combatterle, a guardarle in faccia e a non far finta che non esistano.

D: questa domanda soddisferà più la curiosità dei lettori che non la mia, ma ti chiedo: il tuo disco non rispecchia gli standard hip-hop tipici italiani, nè nel cantato nè nelle musiche, e forse non è particolarmente accostabile a nessun artista famoso, quindi qual'è il tuo rapporto con il rap inteso strettamente come genere musicale?

R: Ma guarda, io non ho critiche da muovere verso la cosìddetta scena hip-hop, nemmeno verso questa cultura o verso qualcuno in particolare. Io ho semplicemente fatto il mio, con tutta la spontaneità che potevo. Una cosa che ho volutamente evitato è stato l'uniformarmi a determinati parametri di genere, anche perchè non fanno per me. Io cerco altro, ho bisogno di condividere lo human-feel, la sintonia tra più persone, e poi devo ammettere che l'idea di essere un outsider un po mi piace.

D: "Introverso" è un brano che mi lascia dedurre una forte spiritualità e pace interiore, un certo equilibrio nella tua personalità. Quindi ti chiedo citando il disco della Fuossera: qual'è, a tuo avviso, l'equilibrio giusto tra "spirito e materia"?

R: Guarda, non sai che piacere mi fa ricevere questa domanda, perchè do molta importanza alla filosofia di vita. Ti dirò di più, io pratico il Buddismo di Nichiren Da Shonin, che è poco famoso in Italia ma nel mondo è diffusissimo, praticato da circa dieci milioni di persone. Ed ho capito che il dualismo tra spirito e materia in realtà non esiste, poichè si tratta della stessa identica sostanza, sono la stessa cosa. Ritornando al pezzo, anche qui ho preso Napoli come spunto per mettere in luce un luogo comune diffusissimo che riguarda appunto la "napoletanità". In molti credono che l'essere partenopei implichi l'essere veraci, casinisti, estroversi. Io invece cerco di sfatare questo preconcetto sottolineando che, anche alle pendici del Vesuvio, esistono persone introverse e timide, che amano vivere il loro mondo interiore, ed io mi considero una di quelle.

D: per il tuo disco ti sei avvalso della collaborazione di alcuni musicisti, quindi è lecito dedurre che non sono presenti campioni nelle strumentali?

R: In realtà non è affatto lecito. Nonostante i tanti strumenti suonati presenti, nel disco compaiono un buon numero di campioni. In realtà per la produzione musicale del mio lavoro abbiamo fatto un lavoro inverso, se così si può dire. Di solito, nel rap, il producer campiona da varie fonti gli strumentisti. Nel mio caso no. Ho preparato con vari sequencer le strumentali a casa, dopodichè siamo andati in studio e abbiamo realizzato gli arrangiamenti con gli strumenti. Avvalendomi della collaborazione dei musicisti ho cercato di arricchire quelle che erano le mie idee di base, ed ho anche lasciato che i musicisti infondessero qualcosina di loro nelle cose che facevano. E' stato un lavoro lungo e meticoloso.

D: Curiosità personale: cosa simboleggia quella nuvoletta di fumo sulla copertina del boocklet del disco?

R: Beh, non c'è una precisa definizione al perchè di quell'immagine. Posso dire che un po' rappresenta la musica, perchè, come il fumo, la assorbi pur essendo essa impalpabile. E poi rappresenta un po ciò che ho fatto col disco. Ho "sparato" (passami il termine) fuori qualcosa di me nel cd, e conseguentemente al colpo esploso ne è rimasto l'alone in copertina.

D: Ti abbiamo visto in un'anticipazione al live con i co'sang accompagnato da O'iank della Fuossera, putroppo non ho potuto essere presente alla presentazione del tuo disco, quindi ti chiedo: quale prevedi che sarà la line-up dei tuoi live?

R: Per ora siamo in una fase in cui stiamo prendendo date. Comunque l'attuale line-up prevede Domingo Colasurdo alla batteria, Massimo Pone al basso e le sequenze pilotate da De Angelis. Conto però di aggiungere un'ulteriore persona che suoni la viola o il violoncello.

D: è stata una scelta mirata od una necessità non includere ospiti vocali nel tuo disco?

R: Risposta secca: decisamente una scelta. Ci tenevo a fare tutto da solo per dare maggior peso alla definizione "disco solista".

D: a questo punto, mi viene da chiederti: quali sono le differenze di approccio alla musica, qualora ce ne siano, tra il tuo progetto solista e la tua carriera con gli Almamegretta?

R: Beh, le differenze ci sono, mi pare ovvio. Quando sei solista dai libero sfogo ad ogni lato della tua creatività, sotto ogni punto di vista. Con gli Almamegretta il discorso è ben diverso, c'è più confronto, c'è da collaborare con altri. E c'è da dire che loro negli anni si sono ritagliati un loro posto con una loro storia, ed io non potrei e non vorrei snaturare questa loro "posizione". Bisogna venirsi incontro.

D: Hai nominato la parola "passato", ma ora la mia domanda volge all'avvenire: quali sono i tuoi progetti artistici futuri?

R: Sicuramente un altro Clan Vesuvio con Tony e Luca (i Co'Sang, n.d.r.). In realtà già realizzammo qualcosa ai tempi di "Chi more pe mme". Doveva già essere quello il disco della nostra "reunion", ma poi portammo avanti progetti diversi… Il prossimo lavoro, comunque, dovrebbe vedere le produzioni di Peppe O'red.

D: hai in giro altre collaborazioni con altri artisti che hanno lavori in uscita imminente?

R: Guarda, veramente pochissimo. Uscirà solo una strofa sullo street album di Chief.

D: come giudichi il ritorno nei circuiti discografici "che contano" della musica rap inItalia?

R: Ma sinceramente io non ho nulla contro nessuno, l'importante è ch
e si abbia sempre presente che sono un mezzo, non un fine. Puoi lavorarci insieme anche se dici "Fuck the Major" perchè alla fine è un discorso di rispetto verso le idee dell'artista. Mi dispiacerebbe soltanto se qualche discografico, facendo un mero discorso di mercato, induce un artista in errore.

D: perfetto, ti ringrazio del tempo dedicatoci. Vuoi aggiungere qualcosa?

R: Come Marzullo, si faccia una domanda e si dia una risposta! (risate di entrambi) No, in realtà una cosa la voglio dire. Il 26 maggio a Roma al bar Abbucca ci sarà un evento particolare. Ci saranno alcuni attori che leggeranno testi di Kurt Vonnegut, un bravissimo scrittore americano. Io mi occuperò del sottofondo musicale cercando di realizzare qualcosa che richiami la slam poetry. E' una cosa molto interessante. La manifestazione si chiamerà "un Dj tra le righe".

Grazie a Lucariello per la schiettezza e la disponibilità. La redazione è spiacente di aver pubblicato l'intervista con data posticipata rispetto all'evento descritto dall'artista.

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