Lettera aperta di Paola Zukar sulla vicenda old school vs new school

by • 09/10/2012 • NewsComments (3)3572

Vi riportiamo una lettera aperta che Paola Zukar ha pubblicato sul suo profilo Facebook, in risposta a tutte le polemiche di questi giorni:

“E’ ciclico… Il forum d’Assago pieno genera sempre delle reazioni spropositate. Ogni volta si cerca di ripetere gli stessi meccanismi. Mi spiego qui di seguito.

Ma state veramente pensando che io creda e dica che TUTTI i rapper di TUTTI gli anni ’90 erano scarsi? Ovviamente no. Sì, però c’erano dei rapper scarsi (nell’accezione più naif del termine) ed erano molti, perché la cosa stava nascendo e quindi c’erano parecchi tentativi coraggiosi e scoraggianti. Volete sapere chi sono questi rapper? Tutti quelli che non sono rilevanti oggi. Chi si sente chiamato in causa?

Mi date comunque un’importanza che francamente non immaginavo di avere e quindi mi spiegherò meglio. E’ dovuto. Ho lavorato quasi dieci anni ad Aelle. Aelle era una rivista indipendente (cioè i soldi ce li mettevamo noi col nostro lavoro: chi ci comprava le pagine non lo faceva per farci una donazione, ma per farsi pubblicità, non esisteva il web). Aelle ha fatto molto per la scena hip hop italiana e chi lo vuole negare è come se negasse l’importanza dei rapper anni ’90. Non io certamente.

Voglio bene al rap, mi ha dato tantissimo e ho sempre voluto ricambiare, portandolo a più gente possibile e infatti faccio molto ed è possibile cadere in incomprensioni come queste. Chi fa, rischia. Fa parte del gioco. Sono cresciuta con Lo Straniero, Sei Quello Che Sei, La Porra (ascoltate Asap Rocky? La Porra ha lo stesso suono, ma 20 anni prima), Fight Da Faida (la mia Fight The Power), Cani Sciolti, Sfida Al Buio, Sopra Al Colle, Parole Liquide, Tranquillo, Dio Lodato, La Parola Chiave, Mazz E Panell, Non C’è Limite Allo Show… Appunto.

Aelle ha chiuso perché ad un certo punto c’erano più rapper che pubblico. I migliori cambiavano genere. I concerti a fine anni ’90 erano mezzi deserti: le major, le radio e la stampa non si interessavano più al fenomeno e gli organizzatori delle jam non rientravano nemmeno delle spese. Non era tutto oro quello che luccicava nella Golden Age. Capisco bene certi meccanismi, soprattutto quelli del web. Vi faccio presente, poiché magari non ci fate neanche più caso, che commenti che vengono scritti da chi difende gli anni ’90 pur magari non avendoli nemmeno vissuti (tipo “devi morire”, “fottuta troia del cazzo”, “lesbicona giornalista fallita”, “fottiti paracula”) fanno parte di un modo di fare che ha contribuito a distruggere i primi timidi successi degli anni passati. Non sono troia, non sono paracula e lesbica per me non è un insulto, pur non essendolo. Ho solo i capelli corti in un mondo italiano abituato alle chiome fluenti delle veline mignotte. Ok. Questo è il livello.

Per quanto riguarda la “purezza” della cosiddetta Golden Age occorre fare dei distinguo: ci sono anche moltissimi aneddoti umanamente molto tristi che poco hanno a che spartire con la fratellanza dell’hip hop inteso nel suo spirito più puro. Momenti fascistelli, minacce, atti intimidatori, che non si raccontano, e che alcuni elementi facevano arrivare ad altri artisti ed addetti ai lavori vantandosene come fossero successi discografici. Portarono al nulla.

Sempre parlando di purismo, negli anni mi sono arrivati demo, mail, telefonate, proposte, avvertimenti, promesse di ondate di artisti che prima sbandieravano il purismo dell’hip hop e poi tentavano l’approccio al famoso mainstream con parruccate imbarazzanti. Quasi tutti ne hanno almeno una nell’armadio.

Qualche giorno fa, il forum di Assago si è riempito nuovamente di giovani appassionati di rap, come non succedeva dal 1997. Però stavolta non volavano insulti e oggetti a Max Pezzali come successe ad Albertino al Mentos Hip Hop Village. Lì il rap degli anni ’90 si è dato il più grosso vaffanculo della propria vita. Ecco l’atteggiamento distruttivo e il basso livello di cui parlavo prima. E badate: sul palco del forum, oggi come ieri, c’erano molti artisti, tra cui anche artisti scarsi. Ma nessuno ha lanciato nulla e nel backstage c’era rispetto per tutti. E’ la consapevolezza della nuova scena. Ci sono voluti esattamente 15 anni per riprenderci e ritornare al forum di Assago. Ora… Chi vuole rompere la giostra per salirci sopra? Di questo parlavo oltre quei 15 secondi di intervista che però interessano di più del terzo segreto di Fatima.

Una frase di 15 secondi tutta da capire e da spiegare meglio (era ovvio che mancasse una parte e che la frase singola portasse fraintendimenti, è per questo che è stata tolta dal web, non è certo mia intenzione farmi esplodere come una palestinese in mezzo alla piazza) ha generato più rumore del film The Art Of Rap. Se fossi riuscita a dirla bene e completa, la frase sarebbe stata così:
“Negli anni ’90, dopo i primi successi di alcuni grandi rapper che avevano introdotto il rap in Italia e ottenuto un riconoscimento di pubblico, si sono accodati dozzine di personaggi mediocri (scarsi) che imitavano e provavano a fare il rap andando per tentativi, impoverendo il panorama. 

Alcuni stanno incredibilmente strumentalizzando una frase per fare arrivare altri messaggi molto chiari. Tutto già visto.
Non rappresento né il mainstream, né le major, né ho il potere di imporre “false verità nel mercato musicale”. Non ho né la volontà né la possibilità di fare alcun revisionismo storico: né la mia opinione né quella di nessun altro singolo personaggio può diminuire o svalutare il valore della scena anni ’90 con tutti i suoi pregi o i suoi difetti.
Alla fine degli anni ’90, il rap stava passando di moda e anche oggi, questa nuova ondata di rapper passerà di moda: infatti chi vuole restare ha tutto ancora da dimostrare. Solo la storia dirà se sono rilevanti al di là di questo preciso momento. Esattamente come vale per i vecchi.

Se vi interessa veramente il mio pensiero, leggete la mia intervista sul libro di Damir Ivic, Storia Ragionata dell’Hip Hop Italiano. Lì mi sono spiegata bene e l’autore non ha voluto fraintendere nulla.

Conta la musica. Contano le canzoni. Conta il pubblico. Conta la passione. Conta il rispetto. Chi ha tutto questo, resta”.

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