Legendary Status

by • 08/11/2005 • RecensioniComments (0)441

Il mondo dell’hip hop è sicuramente quanto di più eterogeneo ci possa essere: una simile varietà di persone, stili ed altro è difficile da incontrare in altri generi musicali. Proprio questa rosa di “opzioni” può portarci da un’ostentazione di oggetti di dubbia utilità (tanto che poi nemmeno su Ebay li si riesce a rivendere, il che è tutto dire) alla mentalità fai-da-te di persone come Percee P.

A tal proposito vale la pena di raccontare un aneddoto che accomuna praticamente chiunque abbia comprato dischi al Fat Beats di New York: nel luglio del 2001 mi stavo appunto dirigendo verso il negozio, quando uno sonosciuto col fare da caso umano mi ferma e cerca di vendermi il CD “of the world’s dopest MC ever” (lui medesimo, si capisce). Non vedendo nella persona e nel suo atteggiamento il corrispettivo di quanto dettomi, l’ho più o meno ignorato e, accomiatatomi con un “fuck you” da parte sua, son entrato a far compere. Beh, qualche anno dopo, leggendo una recensione, sono venuto a sapere che il piazzista era con ogni probabilità Percee P in carne ed ossa, e che quelle canzoni che avevo scaricato e stavo ascoltando erano le stesse contenute nel CD più-che-autoprodotto che voleva vendermi. Doh!

Dopo essermi dato dell’idiota e dell’ignorante per un altro paio d’anni abbondanti, grazie alla MTA ho finalmente avuto la possibilità “postuma” di rimediare all’errore, facendogli eventualmente entrare in tasca almeno qualche dollaro. Questa compilation raccoglie infatti 20 delle canzoni più significative del suo repertorio, andando a coprire ben sedici anni di onorata carriera. Percee, oriundo del Bronx, in tutti questi anni ha assistito al microfono nomi quali Lord Finesse, i Cenobites, Big Daddy Kane, Pharoahe Monch e diverse altre leggende storiche dell’undergound di New York (ma non solo). Ciò nonostante, non si può certo dire che la fortuna gli abbia arriso: paradossalmente, solo ora è riuscito ad ottenere un contratto discografico (con la Stones Throw, peraltro) che gli permetterà di dare alle stampe il suo primo disco “ufficiale”. Nell’attesa che esca, questa collezione è il miglior modo di conoscerlo un po’ meglio.

Cominciamo col dire che lui è il classico MC da battaglia di New York: rime da battaglia, pressochè totale incapacità di parlare d’altro che non sia l’autocelebrazione, ma soprattutto un flow serratissimo, costruito su una struttura metrica molto vicina a quella di Kool G Rap elevata alla terza potenza. Se si amano i tecnicismi portati all’estremo, non si può non amare Percee P: controllo del respiro impeccabile, intrecci vari e rime multisillabiche costruiti impeccabilmente lo elevano nell’Olimpo dei rapper col fetish della tecnica. Il problema è che, a parte questo, non si può certo dire che sia facile da digerire: alla lunga, un flow simile può annoiare molto facilmente, specie se si considerano i tempi che corrono, dove personaggi come Juelz Santana stanno facendo scuola per quel che riguarda l’interpretazione (in senso stretto); se non si ha già dimestichezza con il rap di dieci e passa anni fa, difficilmente lo si potrà apprezzare. A parte questo, se poi si calcola che le tematiche sono comunque… no, non ci son tematiche. Da nessuna parte: solo una costante esibizione di stile.

Ora, io non sono di base un fanatico di questo tipo di approccio, ma nel caso di Percee è doveroso fare un’eccezione. In ogni traccia di questo disco, esclusa forse Keep The Fame (dove Rhymefest fa una strofa da lasciare a bocca aperta), il Nostro supera i restanti “ospiti”. Quanto ai beat, il discorso si fa un po’ più complesso: abbracciando sedici anni non sarebbe corretto considerarli paragonabili (per dire: per quanto voglia richiamarsi all’old school, A Day At The Races è su un altro pianeta rispetto a Let The Homicides Begin. Sotto ogni punto di vista). In nessun caso si può comunque dire che Percy abbia mai rimato su schifezze, per quanto qualche caduta di stile più o meno grave la si trovi –mi riferisco in particolare al pezzo coi Jedi Mind Tricks.

Concludendo, posso solo dire che la raccolta è completa e riesce benissimo a mostrare chi è Percee P. Le premesse per un meritato balzo di qualità nella sua carriera vengono finalmente poste in maniera ufficiale; resta da vedere che esito avrà il futuro sodalizio con Madlib (ma Throwback Rap Attack ed il recente singolo Put It On The Line, non presente su questo disco, fanno ben sperare), ma soprattutto bisognerà vedere se il pubblico continuerà a dormire su questo veterano, com’è avvenuto finora, o se finalmente capirà e gli porgerà quindi le dovute scuse. Comincio io.

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