Le quattro discipline sono una trovata pubblicitaria? Per Grandmaster Flash, sì

by • 28/04/2015 • NewsComments (0)1071

wild style

Sta facendo molto discutere un capitolo contenuto in un libro appena pubblicato da Grandmaster Flash, A concise guide to hip hop music, in cui si critica fortemente ciò che tutti i puristi dell’hip hop hanno sempre dato per scontato: l’esistenza delle quattro discipline in cui la cultura si suddivide. Secondo il pioniere in questione, infatti, sarebbero in particolare i graffiti e il b-boying a non essere mai stati davvero parte dell’hip hop: l’unico motivo per cui ci sono finiti dentro, a suo dire, è  il film Wild Style, che per rendere lo scenario più appetibile ha deciso di “confezionare” una cultura che avesse una componente visiva, una di ballo e una musicale. Prima del film, spiega Grandmaster Flash, i writer non avevano nulla a che fare con l’hip hop, e i b-boy molto poco.

A supportare questa tesi ci sono anche le testimonianze di molti writer delle origini, che spiegano che ai tempi non ascoltavano musica hip hop e non aderivano ai suoi principi. “La colonna sonora dei writer era il rock o la disco music” hanno raccontato nomi come Blade, Phase2, Lady Pink e molti altri, “Il rap proprio non lo calcolavamo”. A chiarire ulteriormente il concetto è Charlie Ahern, il regista stesso di Wild Style, che avrebbe fatto la seguente affermazione: “Wild Style è una fantasia, quello che vedete succedere nel film non succedeva davvero nella realtà… Abbiamo creato tutto appositamente per le riprese”. Insomma, che sia vero o no, il libro mostra una prospettiva inedita sulla questione e il dibattito è aperto.

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