L’Atlas: l’intervista

by • 24/05/2010 • IntervisteComments (0)732

” Ma voie est celle de l’Un qui embrasse l’Universel”

Quando la tag si mischia con la grafica, lo studio della calligrafia e l’architettura urbana nasce qualcosa di unico. L’Atlas, uno degli urban artist più rappresentativi e innovativi della scena francese è tutto questo e porta in giro per il mondo non solo uno stile, ma un sistema di comunicazione; una filosofia e una semiotica della strada fatta di simboli che si appropriano della città accompagnando i passanti.
Tra bussole e messaggi sui muri l’artista segna un percorso, lascia tracce permanenti manipolando quello che è già presente sul territorio.
Originario di Tolosa, ma radicato a Parigi si esprime con affiches e pennelli in tutto il mondo, portando avanti la filosofia di vita che sta dietro il suo nome.
Hotmc ha avuto la fortuna di “incrociarlo” in occasione di un suo intervento a Roma per l’evento OUTDOOR organizzato all’inizio di maggio dall’associazione NUfactory, e di intervistarlo per sapere il suo punto di vista sulla città, la street art, la vita di tutti i giorni…

FxLd: Iniziamo dal tuo nome… L’Atlas, è un riferimento sia alla filosofia che alla spiritualità, legato alla mitologia greca ma anche alla tradizione orientale… potresti spiegarci qualcosa in più?
L’Atlas: L’ATLAS (l’atlante, n.d.r.) è rima di tutto un libro geografico, quello che mostra le carte, che apre le porte dell’immaginazione e libera lo spirito del viaggio. Ho scelto questo nome in Brasile, nel 1996, a Rio De Janeiro da un amico geografo; con l’intenzione di trovare una parola che fosse universale e che evocasse qualcosa di comune per tutti, indipendendemente da cultura e classe sociale.
Certamente, Atlante è, nella mitologia greca, il titano condannato da Zeus a reggere sulle proprie spalle  la terra per l’eternità. gli ha sette figlie chiamate Pleiadi, nome di una costellazione, simbolo dell’universo in movimento.
La “L” maiuscola rappresenta, allo stesso modo, il dio della creazione nella mitologia del vicino oriente.
Per quanto riguarda la tradizione orientale, i sento particolarmente influenzato dalla tradizione orientale attraverso la pratica del Tai Chi che ha influenzato il mio modo di lavorare ripetendo continuamente gli stessi movimenti, fino a trovare il gesto perfetto per mie creazioni.

FxLd: Ormai il tuo stile è unico e abbraccia graffiti,  calligrafia, grafica, scultura e l’architettura urbana tradizionale… cosa ti ha portato fino a qui?
L’Atlas: Ho un occhio attento; ero bravo in geometria e nel calcolo a mente. Poi all’inizio degli anni ’90 ho scoperto i graffiti che ha sviluppato questo amore per tag e calligrafia. I miei nonni erano rispettivamente editore e scrittore, sicuramente proviene da questo il mio desiderio di moltiplicare la semantica del graffito e di farlo trasgredire oltre le sue stesse frontiere.
Da qui l’apprendimento delle calligrafie classiche, l’araba e la cinese, mi hanno influenzato sicuramente quanto la mia forsennata abitudine di camminare per ore nelle città traendo ispirazione dalle forme architettoniche…

FxLd:
Nella tua carriera hai lavorato sia con gallerie d’arte che istituzioni. Come è evuluto secondo te, il rapporto tra “writer”/ street artist e i luoghi dell’arte “istituzionale” negli ultimi anni?
L’Atlas: E’ effettivamente una sfida riuscire a rispondere contemporaneamente ad entrambe. Tuttavia in strada così come nei musei il problema resta lo stesso: come gestire lo spazio? lo spazio del vuoto e lo spazio del pieno..inoltre il senso di parole e frasi che utilizzo secondo luogo e occasione. Personalmente non conosco confini tra strada e gallerie.
Vedo la strada come unità su cui riflettere come un agrimensore sovversivo; direi di fare “City Art”, in cui sviluppo una filosofia dell’essere-urbano basata sulla riflessione dello spostamento attraverso il tempo.

FxLd: Trai tuoi lavori sono particolarmente note le bussole… possiamo interpretarle come una metafora dell’arte che permette, a volte, di orientarci nel labirinto delle città moderne?
L’Atlas: Si, diciamo che si tratta di una bussola sia esterna che interiore, utile e metamorfica: il tragitto che si imposta confrontato con il cammino che si intraprende nella vita.
Ogni uomo è come una bussola indipendente, che si sposta nell’immensa e labirintica carta della città.

FxLd: Dal tuo statement emerge il concetto di identità universale, espresso anche nei tuoi progetti. Penso alle “toiles errantes”. Ci puoi spiegare il progetto? Come è nato e la filosofia che ha alle spale…
L’Atlas: Come ho già detto, secondo la mitologia greca, Atlante ha sette figlie, le Pleiadi, simbolo dell’universo in movimento; quindi questo progetto nasce dalle mie prime sette tele realizzate nel 2001, con le quali viaggio costantemente. L’idea è quella di contestualizzarle nello spazio pubblico, fare una fotografia 6x 6 in bianco e nero che testimoni il loro spostamento sulla terra.. allo scopo di pubblicare Atlanti geografici di cui il primo tomo è previsto in edizioni Lituanie nel 2011

FxLd: Hai recentemente lavorato a Roma (il 7 Maggio 2010) per l’evento OUTDOOR organizzato da NUfactory. Come hai vissuto questa  esperienza?
L’Atlas: Sono molto contento che ci siano manifestazioni del genere, e mi fa altrettanto piacere che si pensi a me per dare una validità artistica al lavoro; spero che queste azioni estemporanee possano creare un desiderio perenne nelle città di investire i muri di lavori di street artists. A mio avviso, persone come Sten e Lex, ad esempio, sono grandi artisti che meritano di lavorare nei maggiori musei del mondo.

FxLd: Quale sarà la tua prossima tappa?
L’Atlas: Vienna, Mosca, Marrakesh, Rio De Janeiro, Buenos Aires e Lisbona per quest’anno…

www.latlas.net

Ultime tre immagini:

Ritratto: L’ATLAS © M.L. per NUfactory

Soggetto: Stella Grafica  (colore) Autore L’ATLAS, senza titolo, carta da parati su muro, Roma,  via Caffaro © Gloria Viggiani per NUfactory

Soggetto: Stella Grafica (B/N)  Autore L’ATLAS, senza titolo, carta da parati su muro, Roma,  via Caffaro © M. L. per NUfactory

 

 

 

 

 

 

 

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