La vita di Keith Richards (e dei Rolling Stones, e di tutti gli altri)

by • 09/09/2012 • Knowledge is Power, RubricheComments (0)1621

I Rolling Stones non sono certo considerati una band fondamentale per la formazione musicale del giovane rappuso, e a torto. Anche se il loro genere non rientra nei canoni della musica black, infatti, difficilmente troverete un gruppo bianco più ferrato in materia. Nati come una specie di cover band dei bluesman di Chicago, Mick Jagger e soci hanno attraversato i decenni restando sempre fedeli a se stessi e alle proprie origini: hanno rischiato la vita per suonare nelle bettole negre del Mississipi, sono emigrati in Giamaica alla ricerca delle giuste percussioni tribali, hanno stretto un sodalizio con quella Chess Record che aveva dato i natali a Etta James e Chuck Berry. E, come dice Keith Richards, co-fondatore e chitarrista degli Stones, è tutta una questione di ritmo e sfumature: in fondo il loro rock’n’roll è semplicemente un R&B un po’ troppo accelerato. Provare (in slow motion) per credere.

Questo è solo uno dei tanti motivi per cui, oltre a recuperare/riscoprire la discografia dei Rolling Stones, vi consigliamo di intraprendere la lettura di Life, autobiografia di Keith Richards da cui proviene la citazione di cui sopra. Le altre ragioni sono di carattere un po’ meno culturale, lo ammettiamo: difficile resistere alla tentazione di sbirciare nella vita di una delle rockstar più famose e sregolate degli ultimi due secoli. Nato in un sobborgo operaio dell’Inghilterra e arrivato al successo a poco più di vent’anni, Keith è un pazzo scatenato e non risparmia al lettore nessun gossip o retroscena, confessando tutti i suoi peccati e, già che c’è, anche quelli degli altri. Fare una classifica dei momenti più assurdi della sua esistenza è un’impresa impossibile. Ha dato fuoco a uno dei bagni della Playboy Mansion di Hugh Hefner per farsi una pera; ha sedotto la moglie del primo ministro canadese, che ha mollato tutto per diventare una groupie dei Rolling Stones; ha affidato i figli di quattro e sei anni agli abitanti di un ghetto giamaicano per settimane, mentre era ricercato per droga; ha accusato Stevie Wonder di non essere davvero cieco perché, a differenza di quanto succedeva a lui, in tour riusciva sempre a ritrovare la sua camera d’albergo; ha passato ore nascosto sotto un mixer insieme a una montagnola di siringhe usate mentre l’intera banda della polizia a cavallo registrava un disco, e via dicendo. E queste sono solo le verità, perché se dovessimo aggiungere anche le leggende metropolitane (vedi una celebre orgia a casa sua in cui si dice che Marianne Faithfull utilizzasse una barretta di cioccolato Mars al posto di un dildo) non se ne verrebbe più a capo.

Unico aspetto un po’ problematico di questa monumentale opera (oltre 500 pagine l’edizione italiana) è la ricchezza di dettagli musicali. Chi conosce la materia va in brodo di giuggiole a leggere la descrizione delle performance della sezione ritmica degli Stones, delle valvole vintage utilizzate per alimentare gli ampli o della celebre accordatura aperta a cinque corde inventata dallo stesso Richards. Chi invece non l’ha mai studiata o possiede solo qualche rudimento rischia di annoiarsi o, peggio, di impazzire come capita di fronte a un sudoku interessantissimo ma irrisolvibile. Nonostante tutto, però, Life è un libro che non delude né gli appassionati né i profani, e unico nel suo genere. Non le fanno più, le rockstar di una volta.

Keith Richards
Life
Feltrinelli
euro 13,00

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