La rivincita dei buoni

by • 11/03/2008 • RecensioniComments (0)689

Come già scritto, quando il rap italiano nel 2007 sembrava aver già detto tutto ciò che poteva, un epilogo tanto imprevisto quanto atteso disorienta gli equilibri, un ultimo disco vede la luce e ci presenta il debutto solista del suo autore: Ghemon Scienz. "La rivincita dei buoni" entra a testa alta nei negozi di dischi della penisola e conquista la ribalta con il premio MEI assegnato da Basement a Ghemon: Brand New Artist. Deve essere piuttosto soddisfacente debuttare così.
Il lavoro di Ghemon si differenzia immediatamente, già dal primo ascolto, da ciò che gli italici padiglioni auricolari sono abituati a sentire. Il disco del nostro si presenta garbato, col suo lessico forbito e preciso, con i suoi suoni avvolgenti e mai invasivi, con le sue metriche curate e raffinate, con la sua voce che dice ciò che pensa senza peli sulla lingua, senza urlare, con le sue tematiche attuali e quotidiane.
Mi si consenta un paragone cromatico: ascoltando il disco di Ghemon si esplorano le sfumature pastello del verde, le tenui colorazioni dell'azzurro, i lucenti riflessi del rosa; quasi mai si avverte un senso d'angoscia rosso sangue, la tristezza uggiosa del grigio o la cruda realtà del nero intenso. Ghemon è questo. Un ragazzo come tanti che parla della sua vita e di ciò che lo circonda, che riflette sulle sue scelte e descrive quelle degli altri, senza volere, a mio avviso, sputare sentenze o giudizi di sorta. Lui pone domande, trova interrogativi. Citerò una frase, l'argomento è "i politici in Italia": "se avete i vostri figli a cui pensare, ditemi: come potete dare ai figli degli altri un futuro in cui sperare?". Quesiti, appunto.
Analizzando le fattezze de "La rivincita dei buoni" relazionandolo agli altri dischi dello stivale, alcune differenze lampanti saltano ben presto all'occhio.
Prima peculiairtà: le produzioni. Tutte ispirate profondamente al soul, sono talvolta molto sperimentali. Sono presenti tracce prive di cassa, altre invece completamente prive di batteria ed in altre ancora è possibile godersi il cinguettio degli uccelli (in "Penso a te", per la precisione); particolarità queste che raramente abbiamo ritrovato sino ad oggi. Tra i produttori di maggior spicco, voglio segnalare sicuramente Fid Mella  e Shocca, autori delle colonne sonore migliori del disco. Per importanza (e meno per meriti, a mio avviso) segnalo anche 20syl (Hocus Pocus) e Marco Polo, che hanno contribuito con un tappeto musicale a testa.
Seconda peculiarità: i featuring. Quanti dischi rap di 19 tracce avete ascoltato? E tra questi, quanti di questi dischi avevano un solo (e dico 1) featuring vocale che riguarda il rap? Secondo me, non arrivate a cinque. Infatti, la totalià delle collaborazioni vocali di Ghemon sono concentrate nei ritornelli cantati, eccezion fatta per Pete Philly (talentuosissimo artista olandese) che, pur senza esimersi dal melodico compito di un ritornello, presta il suo rap in "Avrei bisogno di un divano". Ovviamente, quest'esclusività la dice lunga sulla personalità di Ghemon al microfono, veramente invidiabile.
Terza peculiarità: il linguaggio e le tematiche. In "La rivincita dei buoni" non si trovano mai tematiche classicamente rap. Non si sente parlare di criminalità e droga (almeno non nei termini solitamente inflazionati da molti), non si sente parlare di ghetto, di orfani, di barbara vita notturna. Tutt'altro. Le donne in quanto tali sono spesso l'argomento più trattato, insieme alle introspettive riflessioni di un ragazzo comune che mette a nudo persino le sue paranoie (da questo punto di vista, "Chiamami" è un capolavoro) ed i suoi dubbi. Ed i vocaboli usati non appartengono quasi mai ad uno slang che trova posto solo agli angoli dei marciapiedi italiani, dove troppo spesso finti ignoranti celano male animi colti.
Ed è così che nascno brani come "Amare o lasciare andare" e "L'amore", delicati ricami come "Ancora" e "Penso a te", divertenti ragionamenti come "Se il problema fossi io" e "Avrei bisogno di un divano", prese di posizione come "La rivincita dei buoni" e "Voglio essere libero". Allora, quando si dispone di tanto talento, ci si può concedere il lusso di sperimentare un "Outro" recitato sul tappeto musicale steso da Frank Siciliano: a mio avviso il brano migliore dell'intero lavoro.
A termine della mia disamina, non voglio asserire che il disco di Ghemon sia perfetto. Mi limito a dire che, supponendo quelli che possono essere gli intenti dell'artista, "La rivincita dei buoni" è un album che tiene perfettamente fede al suo titolo.

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