L'Ultimo Testimone

by • 05/02/2005 • RecensioniComments (0)1230

Bassi Maestro aka Busdeez è sicuramente uno dei più discussi personaggi dell'hip hop in Italia ed è fuori da ogni dubbio che questo sia dovuto anche al fatto che sia uno dei più prolifici ed attivi artisti della penisola: è una delle figure cardine della scena di Milano, fa rap dai primi anni novanta, porta il suo dj-set nei club, fa parte del team Sano Business, ha realizzato almeno cinquanta mixtapes, ha fondato l'attivissimo studio di registrazione chiamato "La fortezza delle scienze" e organizza serate, come lo "Show Off", che sono un punto di riferimento per la sua città.

Proprio come nei sei precendenti anche ne "L'Ultimo testimone", il suo settimo disco, troviamo Bassi ad occuparsi sia delle rime che dei beats con la presenza di una manciata di colleghi più o meno illustri in qualità di ospiti. Evitando sterili giri di parole il disco in questione è una continua altalena di alti e bassi, episodi interessanti esaltati da ottimi spunti, accostati a pezzi anonimi spesso macchiati da banalità che sono difficilmente perdonabili ad un artista che come Bassi fa rap da più di dieci anni.

"L'ultimo Testimone" parte con la riuscitissima "Per me", al primo ascolto sembra il classico pezzo autocelebrativo ma nasconde in sè una sorta di ruvida dichiarazione d'amore verso il rap, trasuda orgoglio, passione, autoironia e consapevolezza. "Fuori dal coro" è il classico pezzo di stampo Sano Business prendere o lasciare, Dj Zeta incastra insieme un loop d'archi con qualche nota di piano mentre Bassi e la Cricca dei Balordi si occupano del microfono e impostano un ritornello efficace. I due pezzi che seguono, "Live Mc's" e "Lo stesso posto", sono piuttosto mediocri, nel primo si cerca la sperimentazione un po' troppo forzata mentre nel secondo l'mc milanese è davvero poco ispirato e si lascia andare alcune goffe trovate lessicali ("il posto da cui vengo non è il ghetto di legno di geppetto ma nemmeno il regno del fumetto).

In "Sono io" troviamo un Bassi davvero in forma al mic ma è Jack the Smoker a dare un valore aggiunto al pezzo, l'emcee de La Creme si presenta in veste di produttore musicale e sforna una chicca, base dall'atmosfera soul con un espolisivo violino che fa capolino nel ritornello. Mondo Marcio qui come nelle altre partecipazioni sparse nel disco non brilla, anzi, sembra la caricatura del giovane pieno di talento conosciuto ne "L'altro mondo", si traveste da gangster ma i suoi atteggiamenti ghettusi alla lunga sono francamente fastidiosi. Si continua con la pessima "Fonzie" che rimanda piuttosto esplicitamente ad "Hey Ya" degli Outkast (basta sentire la parte finale in cui dice "shakera, shakera"), rime bruttine e chorous addirittura trash. Il Club Dogo è il gruppo del momento e in "Dangerous" si capisce il perchè, Phil stende uno stupendo tappeto sonoro dalle tinte etno-freak con tanto di vocina pitchata, in ordine Don Joe, Mondo Marcio, Jake, Bassi e Guè Pequeno sfilano su di esso dando vita ad una posse-cut dal notevole impatto sonoro, Busdeez torna unico protagonista ne "L'ingranaggio", un pezzo da cui emerge tutta la sua notevole capacità nel comporre beats ma in cui mostra alcune solite lacune nello scrivere testi conscious.

In "The Fish" troviamo appunto Fish alle macchine, l'atmosfera è crunk, ma l'ex-Sottotono non scade nell'orgia di orribili suonetti stile Lil'Jon perchè cura alla perfezione l'aspetto estetico dei singoli suoni e anche il riff killer di synth nel ritornello non sfigura affatto. Bassi in questi pezzi da il meglio di sè e sputa un paio di strofe pappone, Rido caccia una serie di urli tamarrissimi e il risultato è davvero irresistibile. Il contrario di "Capirai", che ha la pretesa di essere una canzone d'amore ma è solo una serie di luoghi comuni ("sono fatto per te e tu sei fatta per me"). "Figli di Puttana" e "Yeah" sono loro malgrado solo due riempitivi. Frank Siciliano sfoggia una delle sue ottime interpretazioni ibride tra rap e cantato nella piacevole "Mostra un po' d'amore", in cui Bassi si dimostra abile nel dipingere senza retorica situazioni malinconiche e le musiche intrise di synth analogici di un sempre convincente Goedi completano il tutto.

"L'ultimo Testimone" termina con "Non importa", e sono certo che chi cercava una risposta alle voci che affermavano un imminente ritiro dalle scene di Bassi dopo questo disco, la possa intravedere nelle parole del testo, parole molto sentite in cui l'autore abbandona le sue maschere per mettersi a nudo… Per concludere "L'ultimo Testimone" si colloca sugli standard dei precedenti lavori di Bassi Maestro, con tutti i pregi e i difetti che nel corso degli anni ne hanno caratterizzato la produzione e con quegli elementi per cui il rapper milanese viene da alcuni apprezzato e da altri criticato.

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