U-Net – Renegades of Funk

by • 17/04/2009 • RecensioniComments (0)893

Come con una cinepresa, l’occhio di Giuseppe Pipitone aka U- Net (gia intervistato da Hotmc per l’uscita del primo libro è in grado di zoomare l’immagine ed entrare nel dettaglio, minuzioso come orologiaio svizzero.

Dopo Bigger than Hip Hop (Agenzia X, Milano, 2006)  esce  Renegades of Funk, sua seconda pubblicazione, che questa volta restringe il campo alla culla dell’hip hop: il Bronx post- battaglie tra gangs.

“Puoi non vedere ancora nulla in superficie, ma sottoterra il fuoco già divampa”…Il viaggio comincia infatti nel momento in cui viene deposta l’ascia di guerra e l’hip hop, come ricorda anche Henry Chalfant nell’intervista fatta per Hotmc, si fa portavoce di una nuova identità sociale.

E’ qui che a poco a poco la voce del narratore diventa sempre più velata e cede il posto alle molteplici voci di chi ha fatto la storia e continua a farla..

Tutti pionieri di quel movimento che ha impedito al degrado di soffocare definitivamente una generazione che ha invece dimostrato di avere moltissimo da comunicare.

Ribellione fatta di musica e parole, attraverso le storie di Afrika Bambaata e Kool Herc.

Le tavole rotonde e le testimonianze raccolte da U- Net hanno alla base la ricerca dettagliata e trasversale in tutte le discipline dell’hip hop; è per questo motivo che una delle tappe fondamentali del percorso è il writing, non solo in quelli che furono i suoi albori ma anche e soprattutto in quello che ne conseguì a livello sociale e artistico.

Questa parte riprende le tematiche di altri testi storici come Taking the Train, Subway Art, Hip Hop Files  e Can’t Stop Won’t Stop…solo per citarne alcuni…che vedono spesso al centro della discussione il passaggio del writing dalla strada ai luoghi del’arte istituzionalizzata, la repressione reaganiana, i treni, le yard . Anche qui, voci che si incrociano dando un punto di vista molto più ampio rispetto a quello di critici e storici dell’arte dell’ultima ora.

Non manca, poi, coerentemente con la multidisciplinarità della materia trattata, la rievocazione di quelli che sono stati fino dall’inizio l’anima di qualsiasi party: il dj e l’mc.

Vengono menzionati Grand Wizard Theodore, Disco Wiz, Red Alert e molti altri.

Interventi determinanti per capire quanto la ricerca non si lmiti alla storicizzazione degli eventi ma spesso anche ad una vera e propria analisi tecnica. E’ per questo che alcune pagine sono dedicate alle invenzioni tecniche che nel tempo hanno arricchito la pratica del turntablism da G.W.T. a Q- Bert in tutto quello che riguarda lo sviluppo di tricks e virtuosismi.

Cuore pulsante di ogni party che si rispetti è  l’mc, a cui U- Net non manca ovviamente di dare ampio spazio con approfondimenti su round tables e succosi talks, documentati da riproduzioni di flyers e foto di jam, conventions e serate storiche che ospitavano Busy Bee, Kurtis Blow, Mele Mel e tutti gli altri storici personaggi la cui lista sarebbe lunghissima.

Protagonisti indiscussi delle serate i b-boys: “Durante l’estate mi svegliavo la mattina pregando il Signore affinché ci fosse una jam!”…non necessita commenti questa frase di Popmaster Fabel, che riassume in meno di una riga quanta energia ci fosse all’epoca e quanto questa energia fosse veicolata in tutte le direzioni. Jam come momento di aggregazione, di cultura e al tempo stesso di fisicità dove le battle non dividono ma servono ad unire e a creare connessioni e il ballo è puramente stile in movimento.

Altri focus interessanti sono quello sulle donne dell’hip hop, i capitoli monografici, e  la panoramica spazio- temporale di come dal Bronx la cultura hip hop si sia spostata verso gli altri boroughs newyorkesi, assumendo sfumature diverse ma mantenendo, alla base, il medesimo spirito.

Ovviamente un colpo d’occhio va anche verso moda e quotidiano, allo Stile, con “S” maiuscola che non può non rimandare alle mitiche foto di Shabazz e di Martha Cooper.

Uno degli aspetti più trasversali in tutto ciò è sicuramente come negli ’80 questa cultura, così radicata nella strada, si sia poi propagata verso ambienti molto più elitari e fashion come il cinema, la moda e l’industria televisiva. Si parla quindi di Wild Style, Breakin’ Bogaloo, Graffiti Rock e produzioni che hanno reso questo movimento parte integrante della cultura di fine millennio.

E’ a questo punto che U- Net tira le somme, e lo fa chiamando in causa anche personaggi apparentemente discostati dall’ hip hop in quanto tale, come Debbie Harry e Glenn O’Brien: voci appartenenti a quella scena underground della downtown anni ’80 in cui le espressioni artistiche e le culture convivevano tra gallerie d’arte e locali notturni.

Impossibile non pensare al commovente Face Addict e alle storiche immagini di Downtown ’81 di Edo Bertoglio.

Incroci di mondi solo all’apparenza an
titetici… e non per niente “U- Net” è l’abbreviazione di “underground- network” un progetto in movimento continuo che mette in relazione mondi e immagini, suoni e metriche differenti come nel cd in allegato, a cui partecipano molti protagonisti del rap italiano.

Insomma, un lavoro che sicuramente ha richiesto tempo e dedizione, ma che alla fine ha il grande pregio di non limitarsi alla statica narrazione di una storia cominciata ormai quasi trent’anni fa, ma che rappresenta una raccolta di interventi, capaci di perdurare nel tempo, comunicando qualcosa di diverso ad ogni lettore.

Rock on!

 

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