kARMA

by • 03/10/2007 • RecensioniComments (0)838

Riguardo i suoi lavori da solista, al grande Marco Fiorito a.k.a. Kaos One possiamo rimproverare solo una cosa: era questo, non il precedente, il disco da intitolare L'attesa! Già, perché nel corso degli ultimi anni, tra annunci e smentite, attorno al fantomatico nuovo album di Kaos si è involontariamente creato un hype clamoroso, alimentato quasi in silenzio da una domanda sempre più insistente ed ossessiva: "quando esce il nuovo disco di Kaos?"

Finalmente ci siamo, a sette anni di distanza da -/-/-/-/-, ecco kARMA: l'epitaffio musicale di uno dei migliori rappers italiani di sempre. Gli antichi sostenevano che i due sensi più importanti per l'uomo fossero l'udito e la vista, a parlare ai nostri occhi ci pensa quindi uno splendido ritratto fotografico scattato da Lorenzo Barassi contenuto all'interno del digipack, molto più eloquente di qualsiasi nota biografica. Per la parte musicale Kaos si è affidato principalmente a due dei migliori beatmaker della nuova scuola: Don Joe e Dj Shablo. Entrambi hanno fatto un lavoro di livello estremamente elevato, si sono adattati alla perfezione allo stile del rapper senza snaturare il proprio e hanno arrangiato il tutto con notevole maestria. Il suono del karma è il miglior boom bap sentito da diversi anni a questa parte, colpisce soprattutto la potenza della sezione ritmica, capace di far muovere la testa anche a San Giovanni Battista periodo post-Salomè.

L'intro alla Ghetto Misfortune's Wealth ci preannuncia quello che sarà, quiete prima della tempesta, la siepe che ci separa dal buio. Il trittico 1, La Zona Morta (prodotta da Mace) e Il 6° Senso (con Jake La Furia e Guè Pequeno) è puro rap hardcore, di quello che fa male. Kaos non ha rivali, le metafore si intersecano e scavano in profondità, l'oscuro prende vita. Il pezzo con i Club Dogo è uno dei migliori del disco, le sonorità quasi-gobliniane fanno da incudine, le parole sanguinanti impugnano il martello, l'impatto è catastrofico. Pandemia è una riflessione su cristianesimo e teodicea mentre Mu-Sick (con Turi) riprende il discorso iniziato da Neffa in Carcere a Vita. La title-track è un punto di svolta, Kaos si confronta con l'inevitabilità del divenire, i toni si fanno più onirici e il tutto sembra trovare risposta nella legge di causalità. Algoritmi, Firewire (con il Colle Der Fomento), e BlahBlah (prodotta da Dj Argento) convergono nella parte dell'album più disimpegnata e leggera: si parla di hip hop, internet e lingue biforcute; con C.D.V.C. siamo addirittura di fronte ad un divertissement: Moddi e Kaos si lanciano in un sentito tributo a Dj Trix, con quest'ultimo a fare dell'ottimo cutting sul beats di Dj Shablo. Lo stesso produttore italo-argentino, ora residente ad Amsterdam, produce la lynchana Insomnia. Uno suadente sample vocale di Ornella Vanoni ripete algido una frase ("questa notte…"), si combatte con se stessi per cercare invano di addormentarsi, "il tuo obiettivo è sopravvivere, il suo è farti impazzire", l'allegoria è sublime e sul finale la voce femminile si disvela beffarda per quello che è: è il buio, il tuo nemico, che ti rammenda che questa notte ti verrà a cercare. Segue un remix de Il 6° Senso, per altro non irresistibile, chiude Fine, uno dei capolavori assoluti di Marco Fiorito. L'atmosfera di presagio è opprimente, addirittura ci si commuove, non è solo un addio, è la lancinante presa di coscienza della fine della vita, raccontata come al solito attraverso la potenza metaforica dell'hip hop.

Per uno che ha scritto un pezzo come Cose Preziose il chiodo su cui appendere il microfono non può che esser stato infilzato nella carne, kARMA è un gran disco perché ci mette di fronte a noi stessi, e lo fa con un linguaggio semplice ma al tempo stesso forbito. Kaos è il Caravaggio dell'hip hop italiano, noi non possiamo fare altro che inchinarci, sperando che qualcuno sappia raccogliere la sua pesantissima eredità…

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