Karima 2G: l’intervista

by • 08/02/2018 • IntervisteCommenti disabilitati su Karima 2G: l’intervista49

Abbiamo intervistato Karima 2G, all’indomani dell’uscita del suo nuovissimo EP Malala. un vero e proprio inno al movimento, a cavallo tra elettronica e afrobeat, ma sempre con un impegno chiaro e deciso a riflettere sulla situazione politica e sociale del giorno d’oggi. Si ringrazia Fabrizio Perrini per la foto. 

Haile Anbessa: parlami del tuo nuovo EP…

Karima 2G: avevo bisogno di suoni nuovi, per giocare un po’ con la voce e cantare. E finalmente credo che nessuno mi potrà definire più una rapper. Tra l’altro non lo sono mai stata. In studio ho scritto e registrato cercando di spingermi verso qualcosa che non avevo mai sperimentato, che non richiamasse solo l’Africa che comunque c’è. Volevo far suonare le mie canzoni come delle filastrocche in modo da farle arrivare a tutti. Inoltre, nei testi parlo dell’attualità che mi circonda, di ciò che vivo intorno a me ogni giorno, che vedo nei media e percepisco non solo da italiana ma soprattutto come donna in un corpo nero.

H.A.: in che cosa differisce dal tuo album 2G del 2014?
K.2G: l’album “2G” rappresentava un richiamo alle mie origini ma anche il mio diritto di appartenenza a questo paese. È stato un mezzo per rendere visibile la mia realtà come donna di seconda generazione, che all’epoca non era ancora del tutto visibile. In “2G” tiravo fuori tutta la rabbia che avevo nei confronti di un sistema. Le produzioni erano state curate da me: mi ero armata di drum machine, divertendomi a comporre tutti i beat. In “Malala” invece ho lasciato che un ghost producer di livello internazionale si occupasse delle basi, perché volevo che il sound avesse un respiro più ampio e volevo concentrarmi sui testi. Ho fatto una lunga selezione dei sample per Kunta Kinte, nient’altro a livello produttivo. La rabbia che esprimevo nel 2014, qui si è tramutata in altro, non si sente più quel desiderio di protesta che avevo nei confronti di chi nega ancora la realtà di noi afroitaliani. Quella rabbia è passata perché ho capito che niente e nessuno mi può impedire di essere una donna nera italiana.

H.A.: parlami del nuovo singolo Malala
K.2G: è la title track e Il cuore del disco. Volevo creare un mantra elettronico in grado di sciogliere anche il più rigido dei rigidi.  In passato la mia voce era molto più aggressiva e graffiante, mentre in “Malala” l’ho voluta “ammorbidire” un po’. Malala rappresenta una donna guerriera che lotta per la pace, come il premio Nobel Malala Yousafzai e come Malalai Anaa, eroina della battaglia di Maiwand in cui gli afghani, nel XIX Secolo, sconfissero l’esercito britannico. Proprio come si vede nel video diretto da Tijana Mamula, Malala rappresenta una donna afroitaliana che si libera dai suoi oppressori. “Malala” è un invito musicale al movimento

H.A.: come definiresti il tuo genere musicale?
K. 2G: un insieme di generi che fanno parte della mia carriera artistica, che vanno dall’elettronica ai ritmi urbani inglesi fino ai beat che si rifanno all’Africa. Tutto con un tocco italiano ma alla fine lo definirei afrofuturist, un mix proiettato verso il prossimo futuro.

H.A: il 2G nel tuo nome per cosa sta?
K. 2G: 2G sta per seconda generazione, quell’etichetta politica usata per negare la realtà di quei cittadini italiani appartenenti a questo suolo ma di origine extracomunitaria. Io la uso per affermare una forza, rendendo questo termine positivo e inserendolo con fierezza nel mio nome.

H.A.: come hai iniziato a fare musica?
K.2G: la musica ha sempre fatto parte di me, fin da bambina. Mio padre mi ha trasmesso questa passione che, con gli anni, è divenuta sempre più forte. Inizialmente la vivevo attraverso la danza, poi ho iniziato a fare la vocalist, lavorando in diversi club in Italia e all’estero, fino a collaborare con M2o di cui ero una delle voci ufficiali. Poi, nel 2014, il mio primo album solista…

H.A.: quali sono i tuoi generi di riferimento e le tue ispirazioni in campo musicale?
K. 2G: mi lascio ispirare principalmente da generi elettronici come l’afro world beat, il footwork di Chicago e lo UK funky, ma non solo, perché anche l’afrobeat è un riferimento importante.

H.A.: cosa ti piace ascoltare ultimamente?
K.2G: sto ascoltando molto le cose di Clap! Clap!. Mi sento vicina alla sua maniera di concepire la musica.

H.A.: perché la scelta del pidgin-english?
K.2G: è la mia lingua madre, parlata in molte parti del mondo, Italia compresa e mi riferisco ad alcuni ragazzi di seconda generazione: un mix di inglese e lingue indigene sviluppatosi dopo il colonialismo. Musicalmente mi permette di esprimere meglio me stessa e mi dà la possibilità di usare certe metriche che con l’italiano non potrei fare.

H.A.: progetti futuri?
K.2G: per qualche settimana sarà molto concentrata su questo EP, sul suo percorso, ma presto mi piacerebbe aprirmi a nuove collaborazioni. Molti, inoltre, mi chiedono se mi sentiranno mai cantare in italiano e non ti nascondo che ci sto pensando…

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