Kanye West: Yeezus raccontato al primo ascolto

by • 16/06/2013 • RecensioniComments (0)1340

Non bisognerebbe mai recensire un disco al primo ascolto (in teoria, perché in questi tempi di recensioni pagate 10 euro l’una a dir tanto quasi nessuno ha il tempo di dare ai vari album una seconda chance). Nel caso di Kanye West, però, facciamo un’eccezione, perché è un lavoro talmente atteso che vale la pena sparare qualche impressione a caldo concentrandoci soprattutto sul sound, partendo dal presupposto che dopodomani potremmo tutti cambiare idea – chi scrive, chi legge, chi ascolta e lo stesso Kanye, che a quanto pare in questo periodo pensa tutto e il contrario di tutto. E che peraltro ieri sera è diventato papà di una bella bambina, proprio nel weekend in cui in America si festeggia la festa del papà: come al solito fa le cose in grande.

Yeezus, attesissimo sesto album in studio di Kanye West (settimo se si conta anche Watch the throne) ufficialmente esce il 18 giugno, ma è arrivato come leak in rete tre giorni fa, probabilmente per mano dello stesso autore, visto che non ha fatto nulla per impedirne la diffusione. La sensazione, aprendo lo zip che conteneva le tracce, era la stessa di quando scorrevano i titoli di testa dell’ultima puntata di Lost: sarà un colpo di genio o una cagata pazzesca? Questa è una domanda a cui la maggior parte di noi probabilmente non è ancora riuscita a rispondere, perché Yeezus è talmente diverso da qualsiasi cosa ci aspettassimo che per ora è ancora difficile collocarlo nell’una o nell’altra categoria. Ci sono i vocoder dell’odiato 808 & heartbreak, che speravamo fossero finiti nel dimenticatoio; il sampling tradizionale è quasi assente, con qualche eccezione tipo Blood on the leaves, dove si può apprezzare la riconoscibilissima Strange fruit di Billie Holiday; i synth sono acidi, martellanti, dissonanti, e le batterie sembrano sempre ostinatamente fuori tempo. L’atmosfera visionaria e lisergica di My beautiful dark twisted fantasy è completamente abbandonata a favore di una desolazione cupa e post-industriale che ti arriva dritta in faccia: sembra quasi che Kanye abbia cambiato droga, dall’LSD a qualche mischione chimico da rave.

Probabilmente l’idea era di fare qualcosa che assomigliasse ai Kraftwerk, ma con 40 anni di evoluzione alle spalle: se così fosse, però, il risultato finale lascerebbe un po’ a desiderare. Semmai il disco potrebbe richiamare a certe nuove tendenze un po’ estreme del rap degli ultimi tempi, tipo certi exploit di Azealia Banks, degli Odd Future, dei Death Grips o, meglio ancora, di Mykki Blanco, la prima rapper drag queen (ascoltatevi il suo ultimo mixtape, le somiglianze sono impressionanti). È potente, è di impatto, è innovativo: ma è anche bello? Su questo qualche dubbio c’è. Ci sono senz’altro diversi brani abbastanza riusciti – l’intro e l’outro, la già citata Blood on the leaves, Hold my liquor – ma nel complesso quest’album predica ai convertiti, e fa esclamare wow solo a chi già ama quel tipo di musica. E questo non è un gran risultato, per uno che con il suo precedente lavoro solista era riuscito a fare innamorare gli amanti del rap, dell’indie, della dance, dell’elettronica, del rock e del soul in un colpo solo, e a tirare dalla sua parte anche chi lo considerava il producer più sopravvalutato di tutti i tempi.

In conclusione: sicuramente Yeezus non è l’orrendo flop di cui vi parleranno in molti. Ma sicuramente non è neanche il capolavoro incompreso di cui vi diranno altri. È ben lungi dall’essere il disco migliore di Kanye West, ma per decretare se è il disco peggiore prima bisognerebbe capirlo. Magari, in capo a qualche mese, finalmente impareremo ad apprezzarlo, ma per farlo bisognerebbe dargli il beneficio di un secondo, di un terzo e di un quarto ascolto, cosa che sonorità così ostiche non invogliano certo a fare. Una cosa è certa, però: visto che Kanye detta sempre il trend delle produzioni a venire, preparatevi per una serie di album (di altri) fatti con lo stampino sulla falsariga di questo.

Related Posts

Powered by Calculate Your BMI