Kaleidophonia: AraabMuzik (you’re now listening to Jackson Pollock)

by • 12/11/2013 • Copertina, RubricheComments (0)558

Nota a cura della redazione di Hotmc: A partire da questa settimana Hotmc vi propone Kaleidophonia, ovvero una serie di report di concerti non propriamente rap, per ampliare i nostri (e vostri) orizzonti con generi musicali diversi da quelli che ascoltiamo e trattiamo abitualmente. I report in questione sono a cura di Luca ‘Verro’ Carnevali. Si comincia con AraabMuzik, che ha suonato a Milano il 31 ottobre scorso. Buona lettura!

Quest’anno al Bitte di Milano molti dolcetti e nessuno scherzetto,anzi: serietà e spessore totali sul palco del Boom Cla$h.
Andiamo con ordine.

Ad un prezzo assolutamente onesto (probabilmente meno della serata fluo-zombie piena di Boy George versione Walking Dead della discoteca pacco tra le risaie) la gentile organizzazione del Bitte ha messo a disposizione una cena di tre portate da stella Michelin: l’instancabile David Rodigan come antipasto, l’ MVP on MPC araabMUZIK piatto forte (unica data italiana) e i PartySquad come dolce limoncino caffè ed ammazzacaffè tutto in un colpo solo.

Il dj britannico nella sua ora abbondante di set ha incendiato una sala presa bene dimostrando che non si diventa Membri dell’Ordine dell’Impero Britannico a caso; che il signore dietro le macchine avesse 62 primavere sul groppone non se ne è accorto nessuno e data l’energia che mette nel set e al microfono E’ lui il primo a non accorgersene nemmeno, l’energia è quella che ti aspetteresti dal ragazzino che ha cominciato ieri, maaaad props. All’alba delle 2 sul palco è il momento del Most Valuable Player sul campionatore aka Abraham Orellana aka araabMUZIK aka il motivo della mia presenza.

Inutile dire che l’attesa è pari all’aspettativa, i video dei suoi live sono famosissimi e ci si aspettano virtuosismi alla velocità della luce che sono proibite per noi semplici umani. E posso dire che ha dato al pubblico proprio ciò che il pubblico voleva: un set ricco di beat indefinibili, contaminazioni di vari generi, dal dub alla trap, dal rap un po’ più classico alla dubstep il tutto decisamente con il suo tocco che definire inconfondibile è dire poco. Evidentemente quando noi generazione nata negli ’80 facevamo la mossa delle mille braccia di E. Honda in Street Fighter facendoci venire i calli questo ragazzo (classe ’89) faceva lo stesso ma sulla drum machine perché la precisione, il senso musicale con cui interviene sulla musica che plasma con le sue dita sono impressionanti. Mentre lo sentivo e vedevo fare le sue evoluzioni mi è venuto in mente un paragone che forse potrà rendere più vivida l’idea di cosa sia araabMUZIK dal vivo: mi ha ricordato Jackson Pollock.

Esatto. Avete presente no? l’artista americano che negli anni ’40-’50 ha rivoluzionato (ancora una volta) il mondo della pittura con il metodo del “dripping” ossia lanciare e lasciar gocciolare il colore sulla tela, il trionfo del “potevo farlo anche io”. Invece no. Perché come lui sapeva quando esagerare col colore, quando fermarsi, quando quando pensare e quando agire, con una consapevolezza quasi matematica nonostante l’apparente confusione del prodotto finale, anche araabMUZIK esagera se è il momento di spingere e sa creare l’atmosfera se è il momento di farlo, senza lasciarsi prendere la mano in esercizi di stile fini a loro stessi che si potrebbe tranquillamente permettere.

Il risultato alla fine è la versione sonora di un quadro di Pollock: ti chiedi dove sia il senso logico in tutto ciò fino a quando entri in sintonia con ciò che stai vivendo e capisci che tutto è esattamente al posto giusto.

Dopo questa ora e trenta di epifanie in serie, per i valorosi rimasti in pista è il momento degli olandesi PartySquad, anch’essi votati all’excursus tra i generi. High five per loro.

Gran serata, davvero. Ottima line-up manco a dirlo. Unica pecca: èmancato il pienone che mi aspettavo, anche se chi c’era si Ë fatto decisamente sentire. Non che ci sia da stupirsi, tutto sommato. L’arte contemporanea non è per tutti…

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