Jojo All Star Battle

by • 03/05/2014 • Rubriche, The Game VaultComments (0)672

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Affidato al pluriosannato team Cyberconnect2, questo titolo sembrava poter essere il sogno di ogni appassionato di manga e botte virtuali. C’era ogni ingrediente nel calderone: personaggi fuori di testa, una storia in più capitoli spolpabile a piacere, stile e spettacolarità a bizzeffe, e meccaniche da picchiaduro tecnico 2D. Tuttavia la software house, forse anche a causa dell’inesperienza con questo tipo di fighting game, ha fatto qualche passo falso al lancio, rilasciando un prodotto con gravi problemi di bilanciamento risolti solo dopo alcune patch. La partenza incerta ha fatto girare molte voci su Jojo All Stars, che lo marchiavano come un picchiaduro inferiore alle aspettative e obbligatorio solo per i fan sfegatati di Araki. Jojo All Stars è un gioco degno di stare anche sullo scaffale dei puristi delle risse videoludiche. Qualche nozione sulla storia di Jojo. Parliamo di un battle manga composto da 8 capitoli, ognuno con un protagonista diverso e dozzine di antagonisti fuori di testa. Partendo dalle due serie iniziali, dove gli avversari erano un malvagissimo vampiro di nome Dio Brando e i misteriosi uomini del pilastro, si è arrivati agli Stand, emanazioni spirituali dai poteri più disparati, su cui l’immaginazione di Araki ha trovato terreno fertilissimo. Con una base del genere, un roster di combattenti variegato era una pratica certezza, ma mai avremmo pensato a una tale fedeltà al manga. I Cyberconnect non solo hanno riportato con cura maniacale nel loro titolo buona parte dei personaggi principali dell’opera di Araki, ma sono riusciti a cucire attorno ad ognuno degli stili di combattimento unici. Come detto sopra, ci sono volute un po’ di patch per bilanciare tutto, ma il risultato è superlativo. Gli esperti di onda concentrica, ad esempio, sono guerrieri classici che possono usare mosse potenziate con l’immancabile barra della super, qui chiamata Heart Heat Gauge, e caricarla a volontà. I vampiri vengono subito dopo, ma già in questa seconda categoria iniziano i cambi repentini e dopo Dio, un combattente aggressivo incentrato sull’assalto a testa bassa, i tre uomini del pilastro iniziano ad avere forme speciali che poco o nulla hanno a che spartire con i compagni. Poi si passa agli Stand, ed è il delirio. Il gioco sfrutta infatti un sistema misto tra quello degli Street Fighter e il chain combo system dei Marvel vs Capcom o dei picchiaduro Arc, dunque non è difficile eseguire serie di colpi e collegarci mosse speciali. Quando però entra in scena lo Stand le cose si complicano, poiché praticamente ogni guerriero dotato di quel peculiare stile può distaccarsi al volo dalla sua emanazione durante certe mosse, e possiede due liste di colpi speciali a Stand attivato e disattivato. Più stuzzicante senza dubbio il Campaign Mode, una modalità solo online che permette di ottenere taunt, colori e costumi aggiuntivi. Quest’ultima chicca ha fatto molto discutere al momento dell’uscita giapponese, perché conteneva un sistema ad energia con microtransazioni, ma dopo le proteste i Cyberconnect hanno diminuito di molto il tempo di ricarica dell’energia tra un match e l’altro, permettendo di ottenere ogni costume e colorazione senza sforzo o spesa alcuna. Nulla da eccepire dal punto di vista tecnico. Il gioco è un’esplosione di colori che compone la scritta “FABULOUS” dall’inizio alla fine. La fedeltà stilistica all’opera di Araki è incredibile, con animazioni perfette, pose plastiche, e un look davvero vicino a quello del manga. Originale l’inserimento di pericoli all’interno delle ispiratissime arene, che costringono a mantenersi in movimento durante certi match, e mutano le cutscene di determinate super. Da applausi anche il sonoro, con tanto di doppiatori professionisti per ogni personaggio, compresi quelli secondari nei menu del gioco. Un ultimo tocco di classe che i fan apprezzeranno.

 

Voto: 8.5

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