Johnny Marsiglia: l’intervista

by • 23/05/2014 • Copertina, IntervisteComments (0)864

JM3

E’ uno dei nostri (e vostri) mc preferiti e con il suo socio Big Joe milita in una delle formazioni più valide d’Italia. Stiamo ovviamente parlando di Johnny Marsiglia, che con il nuovo album Fantastica illusione ha dimostrato un’eclettismo e un coraggio fuori dal comune, passando da atmosfere decisamente classiche a un flow e un sound innovativi e competitivi con quelli degli Stati Uniti. Lo abbiamo incontrato a poche settimane dall’uscita dell’album (da solo, perché Big Joe ha avuto problemi con l’aereo: cose che succedono, quando uno fa il pendolare dalla Sicilia) per parlare di passato, presente e futuro.
Blumi: Curiosità mia: in una tua rima dici che hai l’impressione che i giornalisti vi recensiscano (e magari anche vi intervistino, a questo punto) senza avere neanche ascoltato prima il disco. È una provocazione o lo pensi davvero?

Johnny Marsiglia: Sinceramente quella rima era più che altro uno sfogo, perché mi è capitato tante volte di trovarmi davanti a persone che per lavoro ti intervistano, ma non sanno niente di te. È una situazione in cui per un artista è normale sentirsi un po’ spiazzati… Sia chiaro che non ce l’ho con nessuno, però! (ride)

B: Che messaggio vorresti trasmettesse quest’album, quindi, visto il fatto che non tutti (i giornalisti) lo colgono?

J.M.: A dir la verità non è un disco che vuole trasmettere un messaggio preciso: è più che altro un diario di bordo di tutto quello che mi è successo nell’ultimo periodo, il rap è sempre stata la valvola di sfogo con cui esprimermi. I messaggi sono molto personali, variano da persona a persona. Ciascuno ascolta il disco e può decidere cosa prendere da ogni pezzo, perché io mi sono limitato a trascrivere tutto ciò che mi passava per la testa.

B: Ascoltando Fantastica illusione la sensazione è che mood, stile, flow e suono siano cambiati moltissimo rispetto ad Orgoglio. Perché avete deciso di intraprendere questo percorso, che vi ha portato molto lontani da dove eravate partiti?

J.M.: Non volevamo rifare un disco uguale ad Orgoglio, anche perché io personalmente ho sempre apprezzato gli artisti che di album in album propongono sempre qualcosa di nuovo. Siamo stati sicuramente influenzati dai nostri ascolti dell’ultimo periodo, comunque, quindi non c’è stato nulla di forzato in questo passaggio.

B: Ecco, parliamo dei vostri ascolti recenti, allora. Quali sono stati?

J.M.: Ci teniamo molto aggiornati su quello che succede nel rap, soprattutto americano: abbiamo molto amato collettivi come TDE, G.O.O.D. Music, ma anche Save Money, ovvero la crew di Chance the Rapper e Vic Mensa. Sono realtà molto giovani e hanno idee fresche, attuali, al passo coi tempi.

B: Non avete avuto paura che i vostri fan, abituati a un sound molto più classico, non si riconoscessero più in questo nuovo album, però?

J.M.: Sì, diciamo che abbiamo scelto di assumerci questa responsabilità. O meglio ancora, non ci siamo posti tanto il problema. Sapevamo che qualcuno, affezionato ad argomenti, metriche e suono del vecchio album, avrebbe storto il naso, ma se non ci divertiamo, se non facciamo cose diverse dal solito, perdiamo tutta la passione nei confronti di questa musica. E non avrebbe senso.

B: E ora che è fuori, come è stato accolto secondo voi?

J.M.: Sicuramente questo non è un disco facile: molti mi hanno scritto dopo diverso tempo, dicendo che ci hanno messo un po’ ad assimilarlo, altre ancora non lo hanno capito, ma molti invece si sono entusiasmati. Facciamo tesoro anche delle critiche, sia chiaro, ma la nostra intenzione è sempre stata quella di divertirci e di proporre qualcosa di nuovo.

B: Mi ha incuriosito molto il fatto che il disco si apre e si chiude con un sound molto contemporaneo, ma al centro della tracklist ha un suono golden age. L’ordine che avete scelto è in qualche modo simbolico?

J.M.: Sì, abbiamo cercato di creare un percorso con l’ordine dei pezzi. Al centro della tracklist c’è un cuore golden age – quello che contiene anche L’ultimo liricista, per capirci – perché è da lì che veniamo. È anche una specie di anello di congiunzione con il disco precedente, se vogliamo.

B: A proposito de L’ultimo liricista, tu sei molto abile con incastri, flow e allitterazioni, cosa che forse si è un po’ persa nel rap dell’ultimo periodo, visto che l’obbiettivo è diventato farsi capire da tutti (compreso da chi il rap non lo ascolta)…

J.M.: Beh, qualcuno dovrà pur continuare a farlo! (ride) Io ho sempre lo stesso approccio verso questa musica, e penso che cercare forzatamente di fare quello che fanno gli altri sia controproducente. Sono sempre stato un grandissimo appassionato di rap tecnico: per me Jay-Z è uno dei rapper più forti di tutti i tempi, da questo punto di vista, ma anche Kendrick Lamar ha alzato l’asticella molto in alto. Apprezzando questo genere di rap, quello un po’ più studiato, mi viene automatico farlo.

B: L’ultima volta che ti avevamo intervistato si parlava di una possibile reunion di Killa Soul. Come procede questo progetto?

J.M.: Diciamo che ancora siamo in alto mare, ma sicuramente usciranno a breve nuovi progetti targati Killa Soul. Ad esempio Louis Dee e Big Joe, che sono entrambi a Palermo, sono in studio a lavorare, e quando torno a casa anch’io finiamo sempre per registrare qualcosa. Joe fa base lì perché deve dare una mano con l’attività di famiglia, ma è comunque spesso con me perché stiamo suonando parecchio in giro…

B: Ecco, a proposito di Joe: sempre l’ultima volta che vi avevo intervistato, lui aveva espresso tra i buoni propositi per il futuro quello di rappare un po’ più spesso, visto che ora principalmente produce. Lo ha fatto davvero, alla fine?

J.M.: Non nell’album, ma durante la lavorazione abbiamo registrato un’altra ventina di pezzi, che ora cercheremo di fare uscire pian piano: in alcuni di questi lui rappa. Quando li pubblicheremo, sentirete! (ride)

B: Curiosità: avevo letto in un’altra vostra intervista recente che nessuna major vi avrebbe contattato. Però qualche tempo fa tra gli addetti ai lavori girava voce che foste stati contattati eccome, e che anzi, probabilmente eravate già in odore di contratto. Qual è la verità?

J.M.: Tempo fa siamo stati contattati, in effetti. Penso comunque che, se mai dovessimo firmare con una major, dovremmo avere ben chiaro il nostro intento: fare musica come ci riesce meglio, senza nessuna imposizione. Insomma, non siamo contro le major, ma vogliamo la garanzia di poter lavorare in libertà.

B: Sei il primo artista Unlimited Struggle che intervistiamo dopo l’ormai noto evento all-star della crew ai Magazzini Generali di Milano, che non solo ha fatto sold out, ma ha creato una coda di persone che ha intasato l’intera strada davanti al locale. Inevitabile, quindi, chiederti com’è andata…

J.M.: Una serata davvero perfetta, che rimarrà nella nostra memoria per un bel po’. Se lavori per un’etichetta indipendente non pensi mai che possa succedere qualcosa del genere. Ci aspettavamo che venisse tanta gente, ma non ci aspettavamo questo sold out incredibile, e quindi siamo stati doppiamente contenti. Anche dal punto di vista artistico è stato davvero emozionante: cambi palco precisissimi, una sintonia incredibile… Spero che in futuro riusciremo ad organizzare di nuovo questo evento in altre città italiane, per raggiungere tutti.

B: Una cosa che mi ha sempre colpito di te e Big Joe è che voi vi emozionate sempre moltissimo quando suonate dal vivo: siete davvero coinvolti, non è semplicemente un lavoro…

J.M.: Per noi è sempre un’emozione grandissima. In una mia rima dico “Il mio cuore batte sempre troppo forte in ogni palco, in ogni posto”, ed è effettivamente così: anche se sei davanti a 50 persone scarse, devi sempre avere in mente che sono lì per te e devi dare il massimo, se vuoi fare in modo che tornino da te la volta dopo, magari con altre cinquanta.

B: Progetti futuri?

J.M.: A parte promuovere il disco sto cominciando a raccogliere un po’ le idee per capire cosa fare dopo. Non riusciamo a stare fermi a lungo.

B: Ma stiamo parlando di nuovi progetti solisti o di qualcosa che coinvolga tutti e due?

J.M.: Direi entrambe le cose. Joe sta continuando a mandarmi dei beat, ma contemporaneamente io sono spesso in studio da Night Skinny e stiamo lavorando parecchio insieme. In questo momento sono molto confuso su quello che farò: vorrei subito iniziare a lavorare a qualcosa di nuovo, però.

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