Jaka:l’intervista

by • 11/05/2011 • IntervisteComments (0)458

Abbiamo raggiunto Jaka, veterano e ambasciatore della musica reggae in Italia, all'indomani dell'uscita del suo nuovo album Forza Originaria. Vediamo cosa ci ha raccontato.

Haile Anbessa:Partiamo subito dal tuo ultimo progetto Forza Originaria? Come lo descriveresti?

Jaka:“ Forza originaria” è un opera di folle saggezza ! Un disco dei nostri tempi ma al contempo assolutamente fuori dal tempo. E’ un album che canta ora con candore, ora con amarezza storie che sono vissute in maniera totale con tutta l’anima e il corpo. Questo è un album profondamente commovente, nel senso che è un disco che va ascoltato a cuore aperto. Non riesco a descriverlo, se ci provo è solo perché me lo chiedi, ma trovo difficile elencare o rappresentare l’immenso universo di sensazioni che mi evoca, è un album circolare … ecco si …. È come un cerchio , senza capo né coda , ma allo stesso tempo perfettamente consequenziale a se stesso. E’ un omaggio alla forza primigenia dell’essere umano in senso spirituale direi e un omaggio alla forza che scaturisce dalla musica vera, quella che viene dal cuore.

H.A.:Come mai hai scelto come singolo A Erice?

J.:E’ stata una scelta che si è fatta da sé in realtà , perché prima è nata l’idea di girarne il videoclip a Erice stessa, un po’ per gioco, e non perché pensassi che fosse un buon singolo, anzi …. pensavo che era un pezzo di nicchia che ci saremmo goduti in pochi e invece ha avuto un successo strepitoso, il video è andato su Deejay Tv, su Rolling Stone, centinaia di migliaia di visite su Youtube, e con Caterpillar su Rai 2 il brano ha raggiunto un audience di milioni di ascoltatori, che soddisfazione aver fatto felici così tante persone ! Mica male per una canzone d’amore cantata in siciliano stretto !

H.A.:Non abbandoni mai il tuo dialetto. Pensi di potere utilizzare maggiormente il patwa e l’inglese in futuro per raggiungere anche pubblici all’estero?

J.:Bè chissà non escludo niente ! Di solito in un primo momento quando scrivo, mi lascio andare totalmente alla spontaneità dell’ispirazione primigenia, poi invece mi metto a lavorare duro per affinare il testo e le metriche. Alcuni pezzi nascono in dialetto altri in perfetto italiano, mi piace avere una vasta possibilità espressiva, in “ Forza Originaria” c’è il mio primo brano interamente in Inglese “You are my Guide” e poi c’è l’inglese nel refrain della title track cantato da Queen Mary,  poi ho scritto “Live as One” con Mama Marjas e altre cose, ma tendenzialmente non mi piace scimmiottare , mi piacerebbe raggiungere il pubblico internazionale, padroneggio sia il patwa che l’inglese ma non voglio fare le cose forzate … vedremo l’ispirazione dove mi porterà.

H.A.:Come sono nate le collaborazioni sul disco?

J.:Le combo sono una questione di empatia, non faccio i pezzi con chi ha il nome ma con chi ho il feeling , se poi ci sono i nomi e il feeling ancora meglio. In quest’album ci sono Sud Sound System, Brusco e Ciscomanna dei Working Vibes compagni sulla via del Reggae da una vita, ma anche artisti giovani e ancora poco conosciuti come Ras Nyah o il grande Hi Kee. Mi ritengo un artista estremamente versatile e nella mia vita ho collaborato con nomi come il Re dell’House Alexander Robotnick , o come Miele prima che si chiamasse Rivastarr, con il manager dei Rolling Stones Marshall Chess e con i Malfunk, con artisti hip hop come Menti Criminali e con gruppi Folk e Samba ,  ho cantato dal vivo insieme a Michael Franti e a Sergent Garcìa così come ad Alton Ellis o ai Morgan Heritage o Alborosie, ma il mio sogno è fare un pezzo con Franco Battiato ! Ahahah !

H.A.:Preparerai ancora qualcosa con qualche artista giamaicano come nel caso di Love to The People?

J.:In quest’album c’è già un duetto con un giovane artista giamaicano molto bravo che si chiama Hi Kee , è una persona molto umile e sinceramente spirituale e tra noi è nato un grande feeling che mi auguro ci porterà a collaborare ancora insieme. In “Love to the People” cantavo con big stars mondiali come Max Romeo e Luciano , ma anche in quel caso ciò che ci teneva insieme era la mistica naturale della musica e non il nome. Non guardo alla provenienza geografica di un artista ma a ciò che esprime.

H.A.:Essendo tu un grande supporter dei nuovi artisti, chi ti sentiresti di segnalare a livello italiano?

J.:Ce ne sono tanti di davvero bravi, il livello si è alzato moltissimo, ma aimè anche il loro ego , quindi non faccio nomi per non danneggiare nessuno. E poi non mi piace fare paragoni, ognuno ha la sua caratteristica ed è bello in sé e non perché sia migliore di un altro . Io comunque in radio quando faccio il dj, trasmetto sempre tutti e incoraggio tutti, anche se ho i miei gusti, tuttavia credo che criticare è facile ma dare un opportunità di crescita e una possibilità a qualcuno è infinitamente più bello e costruttivo.

H.A.:E a livello internazionale?   

J.:Ti posso dire solo che Rodigan un mese fa mi ha detto “ Jaka le cose che voi artisti italiani state facendo ora sono di gran lunga più interessanti di tutto quello che è uscito fuori dalla Jamaica negli ultimi due anni”, ecco mi sento di sottoscriverlo a pieno. In questo periodo aspetto che la mia amata Jamaica torni a farmi vibrare, nell’attesa mi consolo con i tanti talenti provenienti dal resto del mondo.

H.A.:Come procede la tua attività radiofonica?

J.:Alla grandissima direi ! Quest’anno “Bongoman” il mio programma su www.controradio.it Firenze Popolare Network ha festeggiato i 20 anni di vita con una grande festa concerto alla Flog , e tutti i martedi sera grazie anche ad internet e ai suoi podcast il programma è sempre più seguito, ormai è una pietra miliare per veterani e neofiti.

H.A.:Parlami delle tue importanti attività nel sociale all’infuori del mondo strettamente discografico…

J.:Da 15 anni faccio dei laboratori di musica reggae e hip hop  in strada. Lavoro nei quartieri di periferia, nelle scuole elementari, medie e superiori e nei campi Rom , ma l’esperienza più sconvolgente sotto tutti i punti di vista l’ho fatta nelle carceri minorili negli ultimi anni, un arricchimento straordinario. Anche se nel mondo musicale c’è gente che parla di strada ma non se l’è mai vissuta, noi abbiamo piantato semi di fiori di loto nel fango, lontani da applausi e riflettori, e ciò che abbiamo costruito a livello umano vale più di qualsiasi successo discografico.

H.A.:Come vedi la scena attualmente in Italia e nel mondo?

J.:Quale scena ? quella reggae ? La vedo e non la vedo . Nel senso che a volte mi sembra sempre più simile a qualsiasi altra scena . Ciò che fa una scena sono gli esseri umani, se non cambiano gli uomini non cambiano né le scene né il mondo. Non è il fatto di fare o ascoltare un certo tipo di musica che ci rende migliori o peggiori ma piuttosto il nostro livello  di consapevolezza e rispetto verso sé stessi e gli altri.

H.A.:Sarai in tour per promuovere il tuo nuovo disco?

J.:Contaci ! Intanto sarò con la mia fedele Fire band ( aka Michelangelo Buonarroti band ) al Venice Susnsplash il 2 Luglio . E poi per promuovere “ Forza Originaria
” gireremo ovunque , trovate le nostre date su www.facebook.com/iljaka  iscrivetevi !!!

H.A.: Progetti per il futuro? Cosa bolle in pentola?

J.:Al futuro non penso tanto, amo vivere nel presente e fare progetti a breve termine . Mi dico sempre che ciò che conta non è dove si arriva , ma come ci si arriva .

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