Jah Sun: l’intervista

by • 08/06/2013 • IntervisteComments (0)898

Jah Sun è un ottimo artista reggae californiano che si sta facendo conoscere in Europa e in Italia grazie al singolo in combination con Alborosie Ganjah Don e i tour nel nostro paese assieme agli artisti della scuderia Bizzarri Lion D e Ras Tewelde. Vediamo cosa ha raccontato ai nostri microfoni alla vigilia dell’uscita del suo nuovo album Rise as One.

 

Haile Anbessa: iniziamo quest’intervista parlando del tuo nuovo album. Cosa puoi dirci in proposito?

 

Jah Sun: l’album si chiama Rise as One e posso dirti che mi sono divertito molto a realizzare questo album e posso dirti anche con certezza che questo è di sicuro il mio migliore lavoro di sempre. Sono molto orgoglioso del risultato perché ho avuto modo di lavorare con grandi producers da tutto il mondo tra cui anche Leo Bizzarri dall’Italia. È un album realmente globale quindi. Anche i featuring sono di tutto rispetto, con il coinvolgimento di artisti come Sizzla Kalonji o Richie Spice. Anche la new school è rappresentata all’interno del disco da Chronixx e Kabaka Pyramid o ancora Gappy Ranks. Un album dalle anime molto diverse che stupirà piacevolmente i fans. C’è di tutto dal rocksteady alla rivisitazione in chiave moderna di grandi riddim classici fino alla grande dancehall anni Ottanta. Ripeto è stato un grande progetto e mi sono molto divertito nel realizzarlo!

 

H.A.: hai impiegato tanto tempo a coinvolgere così tanti producers e artisti per il tuo album? Come ci sei riuscito?

 

J.S.: ho impiegato quasi un anno per realizzare il tutto anche perché negli ultimi tempi sto viaggiando molto e sto incontrando parecchi soggetti interessanti, artisticamente parlando. Sono stato anche in Giamaica per rifinire tutti i dettagli e ottenere il risultato sperato. Ho dovuto mettere assieme parecchi tasselli per completare il quadro.

 

H.A.: sono curioso di sapere come è la situazione del reggae nel tuo paese, gli Stati Uniti d’America…Come è l’approccio degli Americani a questo tipo di musica se vogliamo impegnata?

 

J.S.: il reggae è amato in tutto il mondo alla stessa maniera. Negli Stati Uniti il reggae è ancora considerato come una musica underground di nicchia non ai livelli dell’hip hop o del pop. Ci sono comunque parecchi festival e la musica viene apprezzata. In California specialmente, da dove vengo io, la gente ama il roots mentre a Miami e New York la gente preferisce il soca e la dancehall. In ogni caso sempre ottime vibrazioni!

 

H.A.: come sei entrato in contatto con la reggae music?

 

J.S. sono sempre stato in contatto con la musica scrivendo testi e componendo ritmi ma mi dedicavo ai tempi più all’hip hop e al rap. Stiamo parlando dei primi anni Novanta. Come è successo però per moltissime altre persone nel mondo, dopo avere ascoltato le canzoni di Bob Marley e il suo messaggio, sono entrato di prepotenza nel mondo della reggae music. Così ho iniziato a fare reggae in maniera professionale, a far crescere i miei locks e studiare la livity legata al mondo di Rastafari.

 

H.A.: sono previsti tour ora per Rise as One?

 

J.S.: certo ci saranno parecchi tour e viaggerò molto come sempre. Inizierò qui negli Stati Uniti con un mini tour di tre settimane e poi arriverò in Europa. Il mio primo show sarà proprio in Italia al Venice Sunsplash. Andrò anche in Portogallo, Slovenia, Polonia, Germania, Spagna e così via per tutta l’estate.

 

H.A.: come sei entrato in contatto con Leo Bizzarri? Come avete cominciato a lavorare assieme?

 

J.S.: il tutto è nato per un riddim che ho sentito e mi è veramente piaciuto. Ho cercato quindi di chi fosse per poterci cantare sopra e ho trovato Leo. Abbiamo chiacchierato online e la mia canzone gli è piaciuta parecchio. Con lui sono stato anche in Etiopia per lo Youths of Shasha Project e ho incontrato anche i suoi artisti Lion D e Ras Tewelde e abbiamo cominciato quindi a collaborare come una grande famiglia. Loro poi sono venuti a trovarmi in California a suonare e stiamo lanciando la Bizzarri Records anche qui in California.

 

H.A.: quali artisti reggae d’oltreoceano raccomanderesti a noi Europei?

 

J.S.: abbiamo più bands che artisti singoli, su tutti Groundation naturalmente che sono californiani come me. Abbiamo tanti altri artisti abbastanza sconosciuti in Europa che però meriterebbero invece maggiore considerazione come il mio amico Rocker T, un veterano nel business e abbiamo anche una crew chiamata Lion Camp di sette artisti tra cui ci sono anche io e tutti meritano un ascolto. Promuoviamo non solo la musica ma anche tutta la livity. Viviamo in California dove tutto è volto al vivere naturale in ogni campo quindi ci riesce abbastanza facile tutto questo.

 

H.A.: stai già lavorando a qualcosa di nuovo?

 

J.S.: beh sì, molte cose bollono in pentola e sto sperimentando cose nuove per stupire un po’ il mio pubblico. Nel prossimo album vorrei coinvolgere ancora più musicisti e creare nuove sinergie. Ora però tutti gi sforzi sono concentrati nel promuovere e diffondere Rise as One.

 

H.A.:  la collaborazione con Albo per Ganjah Don come è nata?

 

J.S.: Alborosie è un mio fratello da anni, anche prima che venisse nella mia città a esibirsi. Quando arrivò per la prima volta ci siamo incontrati, è venuto nel mio studio a registrare dei dubplate e così è nata l’idea di fare un pezzo assieme. Abbiamo girato il video qui in California in Oregon e da quel momento ci siamo esibiti assieme ogniqualvolta passa dalla California.

 

H.A.: ha qualche messaggio per il pubblico italiano?

 

J.S.: non conosco bene i problemi e gli affanni della vita di tutti i giorni ma posso dire che è lo stesso ovunque e possiamo farcela lasciando che l’amore trionfi. Non importa quale sia la sfida ce la faremo sempre e l’unità è tutto.

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