Jah Ova Evil: l’intervista

by • 13/12/2015 • Copertina, IntervisteComments (0)499

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I JOE sono un collettivo giamaicano di giovani artisti molto interessante che ultimamente si è fatta notare anche qui da noi per un’ottima collaborazione con Paolo Baldini e il suo progetto Dubfiles. Abbiamo incontrato i due gemelli The Gideon e Selah, fratelli del compianto fratello minore Joe, che hanno suonato in Italia assieme ai Mellow Mood in tre date. Vediamo cosa ci hanno raccontato.

Haile Anbessa: innanzitutto vi ringrazio molto dato che mi avete raggiunto apposta a Milano per questa intervista avendo suonato solo a Firenze e Venezia.

JOE: grazie a te per questa opportunità!

H.A.: prima volta in Italia? Come sono state le vibrazioni?

Selah: tantissima energia. È stato fenomenale ed era da tantissimo tempo che non provavo sensazioni simili sul palco. Con i Mellow Mood poi ci troviamo a meraviglia e quindi siamo riusciti a realizzare degli ottimi show. La gente ha apprezzato parecchio.

H.A.: i Mellow Mood, altri due gemelli. È stato strano per voi?

The Gideon: Lorenzo e Jacopo sono degli amici e sono anche venuti un paio di volte in Giamaica a registrare della musica con noi. Per questo motivo abbiamo una buona alchimia e ci troviamo molto bene assieme. Era scritto nel destino che un giorno avremmo diviso lo stesso palco in un live e questo è diventato realtà proprio qui in Italia.

H.A.: potete parlarmi più nello specifico dei progetti collaterali con loro e Paolo Baldini registrati proprio in Giamaica?

Selah: sì parliamo volentieri di Dubfiles. Paolo Baldini è un autentico genio musicale e quindi è venuto in Giamaica a registrare nella nostra yard un po’ di vibrazioni giuste. In Giamaica infatti ultimamente stiamo vivendo un periodo piuttosto fecondo per il reggae grazie al cosiddetto Reggae Revival e perciò possono nascere grandi cose. Dubfiles è un progetto realmente autentico e quindi siamo molto orgogliosi di averne fatto parte.

H.A.: parliamo ora del vostro nuovissimo album appena uscito per Batelier Records, intitolato Forever Judah…

The Gideon: questa compilation di pezzi realizzati dal nostro collettivo è stato interamente realizzato dagli sforzi congiunti di Batelier Records e noi di Jah Ova Evil. Ci stiamo lavorando da anni e siamo molto contenti del risultato. Metà dei riddim presenti nel disco sono di Batelier e metà sono creazioni di mio fratello Selah. Dobbiamo molto a questa etichetta.

Selah: Belly of the Beast su questo disco ha un significato molto importante per noi dato che è l’ultima traccia realizzata da nostro fratello Joe prima della sua scomparsa. Proprio per questo l’album ha un significato speciale per tutti noi e quindi ne andiamo molto orgogliosi.

H.A.: avete menzionato vostro fratello Joe, artista già piuttosto conosciuto ma purtroppo andatosene troppo presto. Avete iniziato a interessarvi di musica per portare avanti la sua eredità?

The Gideon: questa è una domanda a cui vorrei darti una risposta io dato che mi sento parecchio chiamato in causa in questo caso. Selah infatti fa questo da almeno quindici anni, mixando e producendo per vari artisti in Giamaica. Io invece non l’ho mai fatto sul serio. Quando mio fratello è morto però ho sentito una spinta internamente e mi sono promesso di portare avanti al meglio il suo lavoro.

H.A.: e cosa vi ha lasciato?

Selah: un’eredità importante da onorare. Ci siamo installati in uno studio lasciatoci da nostra nonna chiamato Flow Factory e da quel momento in avanti abbiamo fatto musica in sua memoria. Siamo Jah Ova Evil, JOE, proprio in suo onore.

H.A.: potete raccontarmi dei progetti collaterali della vostra etichetta Jah Ova Evil?

The Gideon: abbiamo sette artisti principali nella nostra scuderia con cui registriamo parecchio materiale. Sono tra gli altri Hempress Sativa, Dyexel, Tuff Like Iron, Nicole Miller e molti altri. I prossimi progetti saranno un EP per quanto mi riguarda che poi porterà a un album vero e proprio a in serbo abbiamo tantissime altre sorprese.

H.A.: è difficile portare avanti un’etichetta?

Selah: per quanto mi riguarda la vera sfida è tutto ciò che riguarda il marketing e farsi quindi conoscere là fuori. Tutto ciò che viene nel post produzione è il vero ostacolo, dato che molto spesso accade che grandi pezzi o grandi artisti soffrono della mancanza di pubblicità e questo è un vero peccato.

H.A.: che differenze riscontrate nella ricezione del reggae nella vostra madrepatria e qui in Europa?

The Gideon: in Giamaica il reggae cambia troppo in fretta e forse siamo un po’ troppo sovraesposti. La musica non è più apprezzata a fondo come invece è apprezzata qui da voi. Da noi è tutto come al fast food, non si gusta più nulla. Il mercato in Giamaica comunque è sempre molto attivo e soprattutto negli ultimi tempi possiamo assistere a una rinascita degli show live, che è sempre una cosa buona. Alla fine quindi non so se dire se è meglio o peggio ma è certamente tutta un’altra cosa.

Selah: qui in Europa o in America gustate la musica fino all’ultimo e infatti in molti club si possono sentire canzoni di cinque anni fa che ancora oggi comunque infiammano la platea. Questo in Giamaica non succede quasi mai, a meno che non sia un artista del calibro di Sizzla. Da noi il mercato è praticamente saturo e la competizione è parecchio agguerrita.

H.A.: passereste del tempo qui in Europa per lavorare nella musica qui?

Selah: certo che sì! Sai noi siamo Giamaicani e siamo orgogliosi di esserlo ma dobbiamo renderci conto che il reggae non può essere di nostra proprietà. Quando ho visto ciò che gli artisti europei sanno fare qui non posso altro che dire che, è vero, il reggae è nato in Giamaica ma oramai è un fenomeno veramente internazionale e chi non se ne rende conto o non vuole farlo non sta andando nella direzione giusta. La musica è universale e bisogna prendersene cura e amarla davvero perché altrimenti, con una donna, può abbandonarti se non rispettata a dovere.

H.A.: con chi vi piacerebbe lavorare in futuro?

The Gideon: non voglio citare nomi di amici come Sizzla Kalonji o altri con cui sicuramente faremo qualcosa prima o poi. Posso risponderti quindi Damian Marley, Selah Sue, Sr Wilson, Gentleman o grandi glorie del passato come Prince Alla, Ken Booth o Bunny Wailer.

Selah: per me è un po’ diverso. Io non canto ma lavoro dietro le quinte quindi vorrei lavorare su artisti sconosciuti, materia grezza, piuttosto che artisti già affermati. Se proprio devo sognare naturalmente ti direi Bob Marley su tutti.

H.A.: presto tornerete in Giamaica con questo grande bagaglio di esperienze. Cosa farete per prima cosa?

Selah: certamente ci concentreremo sulla promozione in patria di Forever Judah, con molti video dei singoli e poi potremo lavorare sugli EP di Gideon e Nicole Miller.

The Gideon: in febbraio poi lavoreremo sul concerto annuale memorial di nostro fratello morto il 7 febbraio 2011 con tantissimi artisti dell’isola.

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