Jah Cure: l'intervista

by • 21/08/2008 • IntervisteComments (0)782

La prigione, forse ingiusta, e il passato sono ormai comunque alle spalle. È arrivato il momento per questo grandissimo artista giamaicano di guardare al futuro. Hotmc.com ha avuto la fortuna di raccogliere le sue riflessioni nel backstage del Rototom 2008.

Haile Anbessa: è un piacere di potere finalmente intervistare personalmente Jah Cure!

Jah Cure: anche per me perché significa che sono finalmente libero. Give thanks and praise, Rastafari!

H. A.: cosa è rappresentato per te il tuo ultimo album, molto bello, True Reflections?

J. C.: è un buon album ma penso proprio che il meglio debba ancora venire. Sono pieno di energie adesso e voglio dare il meglio. Già per questo settembre sono previste delle sorprese. Nuovo album.

H. A.:  parlami del programma carcerario giamaicano che ti ha permesso di registrare ben due album in prigione.

J. C.: è stato molto utile. Serve veramente per riabilitare degli individui. La musica non ha barriere. Ringrazio il governo per questo. Soprattutto per tutti quei giovani che perdono le speranze in carcere.

H. A.: è stata dura?

J. C.: certo. Ma con il cuore e l'anima forti si supera tutto.

H.A.: te lo chiedo perché comunque hai realizzato due grandissimi album nonostante le difficoltà…

J. C.: ti ringrazio molto. Sai spesso è nelle situazioni peggiori che si dà il meglio. È stata una lezione per me. Mi sono guardato dentro. E l'amore per la musica non se n'è mai andato.

H. A.: volevo sapere dell'aiuto che hai ricevuto dagli altri cantanti durante questi anni difficili…cosa hanno fatto nel concreto…

J. C.: chi mi ha aiutato e supportato di più sono sicuramente stati Sizzla e Capleton. Nelle canzoni hanno sempre parlato di me e non si sono scordati del sottoscritto. Hanno fatto tanto per la mia scarcerazione. Ma volevo ringraziare anche tutti gli altri amici e soprattutto i fans in questo senso.

H. A.: parlami del tuo rapporto con Don Corleon…

J. C.: è un ottimo produttore e un ottimo amico. L'ho conosciuto nel periodo più buio. Abbiamo fatto buone cose nel passato e ne faremo delle ottime per il futuro.

H. A.: è difficile emergere nella scena attuale reggae?

J. C.: beh se hai talento no di sicuro. Anche se è sempre più fondamentale un'ottima promozione.

H. A.: hai un messaggio per gli artisti emergenti anche italiani?

J. C.: state concentrati e positivi. Credete in voi stessi prima di ogni altra cosa. Selassie I!

H. A.: volevo ribadire come tu sia "risorto" da una situazione così grave e sia ritornato alla grande sulle scene. Un esempio molto positivo anche al di fuori dell'ambito musicale.

J. C.: sai un rastaman è forte. Un vero rastaman. La strada è dura ma bisogna sopravvivere. Sempre. Con l'aiuto di Jah.

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