It’s A Big Daddy Thing

by • 01/02/2010 • RecensioniComments (0)400

“Your arms are too short to box with  God”. È senz’altro difficile sopravvivere a un “Mortal Combat” con Big Daddy Kane. Mostro sacro, leggenda, il preferito dei vostri preferiti, chiamatelo come volete. Kane rimane uno dei rapper più talentuosi e più influenti della storia del rap. Originario di Brooklyn membro della Juice Crew e famoso per la sua tecnica sopraffina caratterizzata da un flow molto veloce, giochi di parole, metafore, nonché per essere stato uno dei primi rapper-sex symbol.
“It’s a Big Daddy Thing” uscito nell’89 segue il disco d’esordio “Long Live to Kane”. Il successo che ottiene è anche maggiore pur non ripetendo la stessa formula. Innanzitutto Kane qui si fa carico di buona parte della produzione musicale affidando a Marley Marl due soli beat e i restanti  a Prince Paul, Easy Mo Bee, Teddy Riley. Nel disco le atmosfere quindi variano molto, si passa da “Smooth Operator”, molto smooth appunto, a “Mortal Combat” o alla travolgente versione live di “Wrath of Kane”. La bellissima “Children R The Future” in cui si affronta il tema della dipendenza da stupefacenti da parte dei più giovani e la molto più easy “Ain’t No Stoppin’ Us Now”, o “Pimpin Ain’t Easy” in cui non si fa problemi a dichiararsi “Anti-Faggot” . In “I Get the Job Done” si rivolge alle donne insoddisfatte della loro vita matrimoniale.
Insomma se siete alla ricerca di qualcosa di fresco, potente, straripante non attendete il nuovo disco del nuovo fenomeno, ma fate un tuffo nella golden age per riscoprire questo classico.

 

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