Irreplicabile, infaticabile, irresistibile: addio a Sharon Jones, la leonessa del palco

by • 19/11/2016 • Articoli, CopertinaCommenti disabilitati su Irreplicabile, infaticabile, irresistibile: addio a Sharon Jones, la leonessa del palco264

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“Siamo profondamente dispiaciuti di annunciare che Sharon Jones si è spenta oggi dopo un’eroica battaglia contro il cancro al pancreas. Era circondata dai suoi cari, inclusi i Dap-Kings. Grazie per le vostre preghiere e i vostri pensieri in questo momento difficile. In luogo dei fiori, è possibile fare una donazione alle seguenti organizzazioni: Cure Pancreatic Cancer – The Lustgarten Foundation, James Brown Family Foundation, Little Kids Rock. Ulteriori dettagli su iniziative in sua memoria arriveranno presto”. Con queste semplici parole la band che portava il suo nome, Sharon Jones & the Dap-Kings, ha annunciato la scomparsa della sua leader indiscussa, una forza della natura talmente travolgente da essere stata paragonata al più grande e istrionico di tutti sul palco, James Brown.

Nata esattamente 60 anni fa ad Augusta, in Georgia (non a caso la stessa città di James Brown), era cresciuta in casa con cinque fratelli e quattro cugini, figli di una defunta sorella della madre. Si era trasferita da piccola a Bed-Stuy, Brooklyn, dove cantava gospel in chiesa la domenica, partecipava a qualche talent show locale e frequentava qualche studio di registrazione, ma la maggior parte della sua vita l’ha trascorsa a fare tutt’altro mestiere: la guardia giurata in banca e perfino la secondina nel carcere di Rikers Island. La svolta è arrivata quando aveva oltre quarant’anni: nel 1996 si era presentata come corista a una session con protagonista Lee Fields, ai tempi ben più famoso di lei, e siccome le altre due coriste avevano tirato un clamoroso pacco, si era ritrovata a dover cantare anche le loro parti. E lo aveva fatto talmente bene che alla fine le avevano offerto anche una piccola parte da solista nel disco. Sarebbero dovuti passare altri otto anni perché arrivassero i Dap-Kings, una band assemblata dalla Daptone Records (il fondatore, Bosco Mann, è anche il suo bassista) proprio per valorizzare l’incredibile voce e la verve in scena di Sharon. Curiosamente finiranno anche per valorizzare un’altra grandissima voce, anche se completamente diversa: quella di Amy Winehouse, che con la loro benedizione insieme a Mark Ronson saccheggiò il repertorio strumentale dei Dap-Kings per l’album Back to black.

Sharon Jones & the Dap-Kings registreranno insieme sei album (l’ultimo, It’s a holiday soul party, è uscito nel 2015 ed è l’album di Natale più geniale e fulminato mai pubblicato, basti pensare a canzoni con titoli assurdi come Ain’t no chimneys in the projects), e soprattutto si esibiranno in centinaia di concerti in tutto il mondo, che chiunque abbia avuto l’occasione di vedere non stenta a definire indimenticabili: anche da noi erano ormai di casa, anche grazie all’infaticabile opera di promoter illuminati come Nick Pozzoli di RecordKicks e DNA Concerti. Gli ultimi tre anni erano stati particolarmente difficili per lei: una diagnosi di cancro alle vie biliari e al pancreas l’aveva costretta a operazioni e lunghi cicli di chemioterapia, da cui però sembrava essersi ripresa bene, tant’è che ormai nelle interviste parlava della sua malattia al passato, anche se dichiarava di non essersi ancora liberata dalla paura che aveva provato, “la più grande della mia vita”. Durante questi tre anni, comunque, non ha mai abbandonato né il palco né lo studio di registrazione: dopo la chemio aveva preso l’abitudine di andare in scena calva, per mostrare a tutti che non c’era nulla di cui vergognarsi nel combattere la propria battaglia. Il suo coraggio aveva anche ispirato un documentario, Miss Sharon Jones, durante le cui riprese aveva rivelato che purtroppo c’era stata una recidiva e doveva nuovamente sottoporsi a dolorose cure. Nonostante tutto, però, in lei prevaleva l’ottimismo, tant’è che da qui a dicembre erano previste molte sue esibizioni e apparizioni pubbliche: l’ultima doveva essere proprio ieri, al New Jersey Performing Arts Center. Purtroppo quel palco resterà vuoto, un po’ come i nostri cuori oggi.

Sharon Jones dava tutto sul palco e nella vita: infaticabile, travolgente, così carica di energia positiva da mandare il pubblico in trance e strappare appassionate dichiarazioni d’amore ai ragazzi delle prime file anche se avevano la metà dei suoi anni. I suoi dischi restano uno dei migliori esempi di soul registrati negli anni ’00. Non esiste un’altra Sharon Jones, né esisterà mai più. Ci mancherà tantissimo.

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