Intervista ai Train To Roots

by • 15/01/2012 • IntervisteComments (1)883

Dopo la recensione del loro ultimo album Breathin’ Faya, abbiamo anche avuto modo di intervistare l’ottima band reggae roots sarda Train To Roots.

Haile Anbessa: Da quanto tempo suonate assieme?

Train to Roots: La band dei Train to Roots nasce nel 2004 da un precedente progetto. Inizialmente è il roots la fonte di ispirazione, sopratutto quello stile UK anni settanta. Ci affascinava la misticità piuttosto che la potenza e il divertimento puro che cerchiamo ora per le nostre produzioni. Prima ancora  della passione per la musica reggae, ci lega un’amicizia che per alcuni di noi dura da sempre. Naturalmente poi con il passare degli anni i legami si sono rafforzati e suonare insieme è stato via via sempre più semplice e spontaneo ed ora il pensiero comune è quello di non fermarsi più.

H.A.: Avete subito cambi di formazione nel corso degli anni?

T.T.R.: Nel corso degli anni ci sono state alcuni cambiamenti molto importanti che hanno contribuito alla creazione di una formazione salda e determinata come quella dei Train To Roots odierni. La sezione vocale è passta da una a tre voci principali, permettendo alla band di esplorare un po’ tutti gli stili che derivano dal reggae. Parte fondamentale della band è il nuovo batterista che ha dato solidità alla sezione ritmica e che instancabilmente detta il ritmo del treno. É importante però sottolineare che senza un obbiettivo comune e una passione grande e contagiosa che ci portiamo dietro e ci unisce nulla oggi esisterebbe. Gli elementi in una band sono importanti ma è molto importante alnche il legame che si cea tra i musicsti. Trovare il feeling giusto è importante tutto il resto viene da se.

H.A.: Come vi siete conosciuti?

T.T.R.: Fondamentalmente è stata la passione per il genere a farci incontrare. Gia nei primi anni del duemila il reggae si stava diffondendo in tutta l’isola e le prime band e sound system avevano modo di incontrarsi nelle prime manifestazioni reggae e nelle dancehall del periodo. Alcuni di noi si sono conosciuti proprio in situazioni del genere e da questi incontri è nata prima un rapporto di amicizia e poi di collaborazione in ambito musicale. Poi nel corso del tempo alcuni passeggeri hanno lasciato il treno per lasciare spazio a dei nuovi viaggiatori.

H.A.: Parliamo della Sardegna, la vostra terra. Che cosa vi ha dato in termini artistici?

T.T.R.: La Sardegna è una splendida terra ricca di tradizione, di calore e di colore. Chiunque la visiti rimane affascinato ed è impossibile non stare bene. Tutti viviamo in questa terra magica e molte situazioni importanti che ci hanno fatto crescere le abbiamo vissute proprio qui. La tradizione poi ci regala dei fantastici dialetti che cambiano da zona a zona, ma che rendono ancora più speciale il legame con l’isola. Cantare in dialetto ci viene naturale ed è una cosa del tutto naturale. I Train hanno scritto e cantato della Sardegna poichè è la nostra terra e le dobbiamo tutto o quasi.

H.A.: Il reggae è apprezzato sull’isola?

T.T.R.: Assolutamente si. La scena è ormai una realtà in costante crescita, il numero delle band e dei sound system sale di anno in anno e anche il pubblico naturalmente è cresciuto ed è sempre più esigente. Il punto di forza del reggae sardo è che tutti
gli esponenti si conoscono tutti, comunicano e si confrontano al fine di evolvere stile e conoscenza del genere. Chi segue e ama il reggae in Sardegna non fatica a sentirsi parte di una grande famiglia.

H.A.: Ci sono similitudini con la patria del reggae, la Giamaica?

T.T.R.: La prima cosa che salta all’occhio è sicuramente l’aria paradisiaca che si respira. Essendo entrambi delle isole, è facile capire come ci si possa sentire in uno stato di particolare intimità e contatto profondo con le proprie radici. Sadegna e Giamaica possono essere viste come due micro mondi, con le ovvie differenze sociali, storiche ed economiche, dove la cultura del reggae ha messo delle importanti radici, attingendo dalla tradizione e da uno stile di vita tranquillo. Anche la Sardegna come la Giamaica ha un passato di invasori e colonizzatori e anche se in misura minore ancora oggi si lotta per situazioni di disagio che nel 2012 non dovrebbero esistere in nessuna parte del globo.

H.A.: La vostra lunga esperienza al Rototom, cosa vi ha dato questo festival?

T.T.R: Il Rototom è sicuramente una realtà importantissima del panorama reggae mondiale.
Il rapporto con la famiglia Sunsplash è nato nel 2006 quando i Train To Roots vinsero  il reggae contest. Oggi ci lega un rapporto personale solidissimo che ogni anno si rafforza sempre più. Inutile dire che è uno dei festival reggae più illustri e con l’esodo in Spagna ha decisamente trovato una marcia in più lasciando l’amaro in bocca agli amanti italiani della reggae music. I Train to Roots devono tanto a questo festival. Ci hanno accolti come in una grande famiglia e ogni anno è un enorme piacere tornarci e stare bene per davvero.

H.A.: Parliamo ora del vostro ultimo album Breathin Faya. Due vostre parole a riguardo… Come è nata la collaborazione con l’Unione Sarda?

T.T.R.: Breathin’ Faya è un album nato durante l’intensa attività live che ha caratterizzato l’ultimo anno e mezzo della band.E’ un disco del quale siamo piacevolmente soddisfatti perchè ci rappresenta a pieno in tutte le nostre sfaccettature  musicali,diciamo che racchiude un po’ tutto il reggae che ci piace. Ci stanno arrivando tanti riscontri positivi sia come successo di pubblico che di critica,insomma cosa chiedere di piu’?IIl disco ha avuto, almeno  nell’isola,la spinta iniziale del quotidiano locale “L’Unione Sarda” che ha inserito la nostra produzione in un cofanetto di cd di artisti che meglio  rappresentano la scena musicale sarda,artisti che vanno dai Tazenda ai
Sikitikis.Fino ad ora è un disco che ci ha riservato solo tante soddisfazioni.

H.A.: In questo ultimo album avete sperimentato e spaziato in diversi generi diversi dal roots puro. Come mai questa scelta?

T.T.R.: Fare musica e arte in generale,  è un’ esigenza, un modo di esprimersi, comunicare  e portare un messaggio, ma soprattutto fare arte significa un po’ non avere confini all’interno dei quali muoversi. Ci sentiamo a nostro agio quando sperimentiamo,
quando percorriamo nuove direzioni e “Breathin’ Faya” voleva essere proprio questo. Un nuovo viaggio nel reggae  passando però per le vie che attraversano il genere.

H.A.: Avete in mente qualche progetto che coinvolga artisti giamaicani?

T.T.R.: Per ora no,ma le collaborazioni artistiche rappresentano per noi un punto di forza. Le diverse collaborazioni di questi anni , da Ranking Joe,Al Campbel, Tippa irie e molti altri,ci hanno fatto crescere molto,avere a che fare su un palco con artisti del genere ci ha resi piu’ consapevoli delle potenzialità del genere musicale che amiamo suonare.

H.A.: I Train To Roots si sono mai esibiti in qualche festival internazionale? Come è il vostro rapporto con il pubblico estero?

T.T.R.: Si,siamo stati ospiti piu’ volte in città estere da Berlino a Budapest passando per la Slovenia al Soca Reggae Festival fino in Spagna dove oramai si è spostato,diciamo cosi’,il Rototom Sunsplash.E’ sempre un’emozione indescrivibile molto adrenalinica anche perchè non hai quelle certezze che magari puoi avere suonando in “casa” .Perfortuna siamo sempre riusciti nell’intento di infiammare allo stesso modo riuscendo a stabilire un ottimo rapporto con il pubblico estero che ci segue comunque attraverso i vari canali della rete:da youtube al nostro sito.

H.A.: Progetti estivi e futuri?

T.T.R.: Stiamo preparando nuove produzioni che usciranno sempre nella oramai collaudata formula singolo accompagnato da video. Nuovi beat e “vecchie” sonorità in una continua evoluzione stilistica che appaghi la nostra voglia di stupire e di stupirci. Stiamo preparando un nuovo spettacolo live per le prossime date diviso in più’ parti che sarà ancora più’ coinvolgente del solito con versioni sempre aggiornate e riviste anche dei nostri brani più’ vecchi. Diciamo pure che non riusciamo a stare fermi!!….d’altronde siamo
sempre un Treno no?

 

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