Intervista agli Inquilini

by • 30/01/2006 • IntervisteComments (0)526

Questo il resoconto della chiacchierata telefonica di Hotmc con Gli Inquilini, una delle formazioni più singolari della scena hip hop nostrana, nonché una delle poche il cui eco ha raggiunto anche il "mondo esterno".

Blumi: La title track del vostro album, Il mondo nuovo, è uno dei brani più cupi del disco: descrive a tratti inquietanti e negativi la realtà contemporanea, con tutto ciò che comporta. Come mai avete scelto proprio questa traccia per identificare tutto l’album? Molti l’avrebbero considerata una decisione un po’ forte…

Profeta Matto: Con questo disco volevamo dare una descrizione efficace della contemporaneità: è sicuramente un lavoro più politico del precedente album, la resa dell’insieme è più dura. Abbiamo scelto questa title track proprio per sottolineare l’idea che sta alla base dell’intero lavoro, anche nell’ottica di rendere omaggio al romanzo omonimo di Huxley, ma anche a 1984 di Orwell e Farheneit 451 di Bradbury.

Madness: Anche se le atmosfere sono più cupe, però, cerchiamo sempre di sdrammatizzare trattando gli argomenti con ironia, per non appesantire l’ascoltatore.

Kento: Il cinema ci ha insegnato molto, in questo senso: basti pensare a film come Brazil di Gilliam.

B.: In effetti, il vostro modo di rappare è molto cinematografico: nel disco, skit compresi, si nota una forte volontà di raccontare e descrivere, più che di fare introspezione, il che è decisamente in controtendenza con il trend italiano degli ultimi anni. Perché puntate così tanto sulla narrazione, anziché su un rap più intimo?

Mendoza: Sì, è vero: ciò che la gente coglie poco è che abbiamo concepito la caratterizzazione come un nuovo modo di fare rap, diverso ancora dallo storytelling, che ci possa identificare chiaramente come gruppo. La scelta di procedere su questa strada è una scelta comunicativa: ci piace essere immediati, arrivare con facilità alla gente, anziché lanciarci in monologhi che magari non trasmettono nulla a chi ti ascolta. Il rap dev’essere fruibile a più persone possibile, e questo è il nostro modo per raggiungere l’obbiettivo.

Kento: Uno dei miei pezzi preferiti degli ultimi anni, ad esempio, è Peruvian cocaine di Immortal Technique: la caratterizzazione è molto spinta e, fatte le debite proporzioni, credo che quel brano sia molto simile al tipo di lavoro che fanno Gli Inquilini. L’mc interpreta sia il campesiño che coltiva la coca, sia lo spacciatore che la rivende: è un approccio narrativo che riteniamo molto efficace, perché la usare prima persona permette agli ascoltatori una visione più intensa.

Profeta Matto: Resta il fatto che, anche in America, la caratterizzazione è un approccio poco comune per il rap: gli unici dischi di questo tipo che sono usciti sono l’album di Prince Paul, A prince among thieves, il solista di Sticky Fingaz, Black trash, e forse anche il terzo omonimo degli Organized Konfusion. Tieni conto poi che, essendo noi un gruppo, probabilmente rendiamo di più in questa forma: un progetto come Gli Inquilini lascia meno spazio all’introspezione, rispetto a tanti altri. Preferiamo proporre qualcosa che si adatti bene alla nostra formazione.

B: Sempre a proposito della caratterizzazione, quanto c’è di vostro in ciascuno dei personaggi che mettete in scena?

Maya Florez: C’è molto di nostro, anche se chiaramente non ci rispecchiano del tutto. In fin dei conti noi siamo degli attori che recitano una parte ma, visto che questa parte ce la costruiamo su misura sceneggiandola, per forza di cose mettiamo un pizzico di noi in ciascuna di queste maschere. Ognuno di noi cinque è diverso, e ha un proprio modo di sviluppare il personaggio.

Mendoza: Chiaramente non possiamo trasformarci in ciò che non siamo, ma quando, ad esempio, mi calo nei panni di un immigrato rumeno, anche se le esperienze che racconto non mi appartengono, la malinconia che ci metto è la mia. È la differenza che passa tra attore ed interprete: noi ci consideriamo più interpreti, perché dai ruoli che recitiamo traspare comunque molto di noi.

B: Cambiando completamente argomento, siete un gruppo molto numeroso, in confronto alla media delle formazioni italiane: probabilmente questo vi crea qualche difficoltà tecnica nella strutturazione dei pezzi, in cui spesso e volentieri cantate tutti quanti. Come mai avete scelto di costituirvi gruppo con un’identità unitaria e non, magari, di rimanere una semplice crew con uscite singole e compile collettive, come succede in genere?

Madness: Parte della risposta è insita nella domanda: se lo fanno già gli altri, che senso ha che lo facciamo anche noi? A parte questo, ci unisce un grande spirito di gruppo: adoriamo l’atmosfera da riunione condominiale che si crea quando dobbiamo decidere argomenti e taglio dei pezzi, l’apporto che ciascuno dà al prodotto finale è fondamentale. C’è una grandissima amicizia che ci lega, è questo è un motivo più che sufficiente per rimanere un gruppo e non una semplice crew. Certo, magari c’è il rischio di dare un’impressione di sovraffollamento sul beat, ma grazie all’espediente della caratterizzazione non credo che alla fine il pezzo risulti davvero saturo.

Maya Florez: Siamo in primis degli amici: i nostri brani nascono anche da serate al cinema tutti insieme, oppure durante una cena di gruppo. Ci vediamo praticamente tutti i giorni e questo fa sì che i pezzi vengano costruiti un po’ alla volta, senza forzature.

B.: Gli Inquilini sono uno dei gruppi che hanno riscontrato più massicciamente l’approvazione della stampa, anche di quella notoriamente più selettiva e snob (ricordiamo testate come Rumore, I Duellanti, Musica di Repubblica). Da cosa dipende, secondo voi, questo riconoscimento?

Mendoza: Ovviamente, essendo noi dei gangsta rapper, minacciamo i giornalisti prima delle recensioni. Siamo la versione goliardica degli NWA. (ridono tutti). Scherzi a parte, visto che il nostro tipo di rap è così particolare, finiamo per interessare un pubblico altrettanto particolare ed eterogeneo.

Kento: Personalmente, avrei anche potuto aspettarmi di finire su Rumore. Quello che mi ha sconvolto di più è vedere la mia faccia su Vogue, o su giornali di cinema come I Duellanti… Tutto questo ci fa molto piacere, chiaro, considerando che perfino elementi storici della scena non erano mai riusciti ad accendere i riflettori della stampa sul rap italiano; spero che tutti coloro che fanno rap italiano prendano queste aperture del giornalismo come uno stimolo a radicare ancora di più la cultura hip hop in Italia, piuttosto che arrendersi al mercato.

Madness: Ciò non toglie che ci gratifichi molto essere apprezzati dai b-boy, qualsiasi cosa possa pensare di noi il pubblico di massa.

B.: Rimanendo sul tema degli apprezzamenti del pubblico, che tipo di reazioni ed emozioni vi piacerebbe scatenare nei vostri ascoltatori, sia interni che esterni alla scena? Come dovrebbe essere identificata, secondo voi, questa vostra particolarità?

Kento: C’è un vecchio e bellissimo sketch dei Monty Phyton, in cui uno di loro entrava e diceva "E adesso c’è qualcosa di completamente differente". Nel nostro piccolo, ci piacerebbe essere proprio questo: qualcosa di completamente diverso nel panorama della musica italiana, sia per l’ascoltatore mainstream che per il b-boy fiero.

Profeta Matto: Al di là della forma in cui ci proponiamo, comunque, concettualmente stiamo cercando di dipingere la realtà che ci circonda mantenendo comunque una vena grottesca. Lo spirito è quello della classica commedia all’italiana, con un umorismo e un’esecuzione nazionalpopolari: questa è forse la carat
teristica che più ci distingue dal resto del rap italiano in circolazione, e ci piacerebbe che il pubblico lo riscontrasse in prima persona.

B.: A proposito di umorismo nazionalpopolare, parliamo delle tematiche: come scegliete gli argomenti da trattare? Ascoltando alcuni pezzi, come AAA Cercasi, viene spontaneo chiedersi "Ma come diavolo gli sarà venuto in mente, a questi pazzi?"

Mendoza: No, non dipende dal fatto che andiamo a puttane o coi trans. (Improvvisamente tutti cercano di dire la loro sull’argomento, ndr). Parti dal presupposto che noi abbiamo uno spirito abbastanza burlone: certe cose ci vengono abbastanza naturali.

Madness: Anche se riproposta scherzosamente, quella di AAA Cercasi è una realtà che bene o male tutti hanno davanti ogni giorno.

Profeta Matto: E qui si ritorna alla commedia all’italiana: si ripropongono argomenti attuali sdrammatizzandoli in chiave ridicola.

B.:Parlando del lato prettamente strutturale dei brani, come articolate la stesura delle strofe e l’arricchimento acustico, visto che ogni vostro pezzo è una specie di cortometraggio acustico? Lavorate più in studio, o vi preparate prima?

Mendoza: Tutto inizia da una sceneggiatura studiata a tavolino, che poi viene arricchita da ciascuno di noi secondo l’estro personale di ognuno. È un processo molto immediato e naturale, non seguiamo una vera e propria procedura.

Madness: Visto che prima si nominava AAA Cercasi, in quel pezzo siamo sì partiti dalla scelta dell’argomento e dalla stesura delle strofe, ma è in studio che è nata la vera e propria struttura del brano e gli sketch delle telefonate che legano i vari personaggi…

Profeta Matto: Alcuni dettagli nascono in maniera casuale, magari mentre stiamo registrando, ma altri particolari sono più studiati: ne La gattata, ad esempio, sono evidentissimi i riferimenti all’avanspettacolo di una volta, al cabaret anni ’30-’40, a Ettore Petrolini… In fin dei conti, comunque, non ci poniamo tanto il problema del come arrivare a quel risultato, ma piuttosto dell’arrivare effettivamente a un risultato che ci soddisfi.

B.: Una domanda per Maya Florez: molte donne si lamentano che nel rap non c’è abbastanza spazio per loro, ma spesso sembra che siano le ragazze a non avere la voglia e le capacità di affrontare il microfono. Visto che la vivi in prima persona, come vedi la situazione?

Maya Florez: Per quanto mi riguarda, non è una questione di maschi o femmine: quando la gente non ha spazio, è più che altro perché non lo cerca o non lo merita. E questo senza entrare nello specifico caso dello spazio che mi sono ritagliata io perché, ovvio, magari c’è chi pensa che non me lo meriti, ma se non altro ho lottato per averlo. Il fatto che io sia donna è una cosa assolutamente marginale, basta con questa storia del sessismo: cantiamo tutti allo stesso modo, per rappare non c’è certo bisogno di avere le palle nel senso fisico del termine e credo che il pubblico sia abbastanza maturo da giudicare un/una rapper per le sue capacità.

Madness: Posso intromettermi anche se non sono una signorina? Voglio solo puntualizzare che Maya, e come lei chiunque altra, merita l’applauso a fine strofa, non all’inizio, quando tutti si accorgono che il quinto Inquilino è una donna. (risate e applausi di tutti).

Maya Florez: Perfettamente d’accordo. Spesso la gente guarda le donne in modo sbagliato, quando le vede salire su un palco: o vengono supportate a prescindere da quello che poi fanno, oppure vengono bollate come scarse prima ancora che aprano bocca. Bisognerebbe fosse chiaro a tutti che una mc, come un qualsiasi mc maschio, chiede soltanto di essere giudicata in maniera aperta e oggettiva per il suo rap, e solo dopo essere stata ascoltata.

B.: Classica domanda di chiusura: che farete in futuro?

Mendoza: Innanzitutto, con Gli Inquilini stiamo preparando un bootleg, una via di mezzo tra uno street album e un lavoro ufficiale. Non anticipiamo nulla perché ci piacerebbe fosse una sorpresa, visto che si tratta di un progetto in chiave un po’ particolare, mai proposto in Italia. Sta anche per uscire un mixtape dal titolo Roma città aperta, che raccoglie gran parte della scena romana e includerà anche noi. Parlando invece di lavori solisti, io e Madness stiamo lavorando a un progetto nostro, ma procediamo con molta tranquillità, per il momento.

Madness: Io, poi, sto preparando anche un altro mixtape con Ayatollah, che è il dj ufficiale degli Inquilini. Sto anche pensando a un mio EP, ma si vedrà quando farlo uscire…

Kento: Come Inquilini, in realtà siamo tutti in studio a registrare il nuovo lavoro. Personalmente, sono impegnato anche con Kalafro Sound Power, che come collettivo pubblicherà presto il secondo volume della nostra serie di mixtape, per poi registrare il disco nuovo entro la primavera. Dopodiché, e questa è praticamente un'anteprima, parteciperò anche a un lavoro che stiamo definendo proprio in questi giorni con gli amici di Casa Marchetti al gran completo, ovvero Rookie, che tornerà al microfono, Mirko Kiave e Levante. Stiamo scegliendo i beat proprio in questi giorni: abbiamo puntato a delle sonorità molto jazzy, e lavoreremo con produttori come Nerattini, Squarta e Fiume. Insomma, mi sento molto soddisfatto delle imprese che sto affrontando.

Profeta Matto: Io per il momento non sto pensando a un progetto solista completo e organico, ma non escludo di registrare qualche pezzo, o anche un video, magari da tenere semplicemente buono come materiale gratuito online… Vedremo. Maya, manchi solo tu, perché non parli? Stai preparando la cena per tutti?

Maya Florez: Certo, come ogni sera! Devi sapere che io non ho nulla in ballo perché rappo a tempo perso, visto che la mia occupazione primaria è fare la balia, la cuoca e la donna delle pulizie per gli altri quattro… (grida di approvazione generali). Tornando seri, per adesso non ho intenzione di uscire con qualcosa di personale: sono molto precisa su queste faccende, ci rifletto tantissimo e ho bisogno di tempo per occuparmi al 100% di un progetto. Se ne riparlerà quando avremo finito di registrare il nuovo lavoro, restate sintonizzati.

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