Intervista a Posi

by • 11/03/2010 • IntervisteComments (0)557

C’è chi prova a distruggerla, chi attende un suo disco per sparlare un po’. C’è chi la definisce l’Amanda Lear del rap italiano, perché forse non trova altri termini di paragone o ha bisogno del solito rap femminile in simil falsetto. Qualcuno fortunatamente si accorge che, invece che l’Amanda Lear, è la Peaches italiana. Questo non è Hip Hop, non è Punk, non è Electro… per fortuna! Perché se vi aspettate il solito prodotto di rap al femminile avete sbagliato disco. Posi non è standard, Posi è scomoda e si è rotta le palle dei cliché, ha vomitato fuori tutto e anche di più. Posi è libera, ha voglia di divertirsi e ballare, di saltare fino all’ultimo respiro, di demolire tutto ciò che puzza di stantio. Questo non è un elogio a I like Posi, ma un occhio che strizza con compiacenza alla libertà di personalità. Siamo stufi dei personaggi. Dammi una lametta che TI taglio le vene!

 

Leva57: Il pubblico sta rispondendo bene all’uscita del tuo disco. Ci racconti come vivi quest’avventura?

Posi: Il disco è diventato un simbolo. Nella mia vita in generale. Intendo dire che prima che uscisse, e dopo la sua uscita, si possono delineare due momenti fondamentali della mia vita. Opposti. Una spaccatura netta. Questo disco ha portato con sé una preparazione lunghissima, di stesura di testi, di idea del concept che volevo dare, della linea delle produzioni, di metabolizzazione e poi finalmente di registrazione. Ci sono stati veramente tanti bivi nel corso della realizzazione. Momenti di disperazione, di decisioni prese in extremis, di persone perse durante il tragitto, ed altre che forse sarebbe stato meglio non incontrare. E poi soddisfazioni, gioia e riconoscimenti. A master ultimato, sono arrivate le proposte delle tre maggiori major italiane. É stato un momento fondamentale nel mio percorso artistico, perché avevo in mano tre contratti tra i quali scegliere. Ognuno dei quali portava con sé modifiche o censure alla mia musica.
É stato allora che, insieme alla fotografa ed amica J.b.Brown, abbiamo deciso di creare un collettivo di artisti e fondare una indie label nominata “electronoplectro”, affinchè la libertà di espressione, la musica pura e le parole taglienti e dirette potessero fuoriuscire per come le avevo pensate. Senza limiti e censure. Io sono una persona diretta, cinica, provocatoria. Se mi viene imposto cosa scrivere e cantare, perdo la mia natura. E l’ultima cosa che volevo per questo album era snaturare la forza delle verità che ho voluto scrivere.
É paradossale come alcune volte le persone o le recensioni possano pensare che la mia scelta sia stata “facile”, “paracula”, quando io stessa ho deciso di rinunciare ad un contratto con cifre milionarie a favore della mia coerenza e integrità morale. A tutti questi signori io voglio dire che ho lavorato giorno e notte per potermi permettere un disco, che il 1° Maggio mentre tutti erano a manifestare, eravamo chiuse in Self a mettere il cellophane ai dischi; a tutta questa gente voglio dire che i risparmi di una vita li abbiamo investiti in ufficio stampa, avvocati, team, promozione, video clip, etc. e che la salute è stata la prima a pagarne le conseguenze. Eppure la gente pensa che io sia miliardaria, che faccia la bella vita, e che abbia scritto un brano come Voglio farmi la dj per svendermi. No. Ho scritto Voglio farmi la dj per metterci la faccia. Per schierarmi, per difendere e per denunciare.  

L: “Ho finalmente detto tutto quel che avrei voluto dire, e tutto quello che ho avuto il coraggio di pensare, accompagnata da produzioni che fanno saltare e ballare fino all'ultimo respiro”. Con l’Hip Hop non ci riuscivi?  

P: Ho fatto musica senza chiedermi che genere di musica dovesse essere. Ho fatto la mia musica. Veramente mia, senza contaminazioni e influenze. I like Posi fonde insieme la mia passione per l’Hip Hop con l’elettronica. Io scrivo in rima e riesco ad esprimermi completamente. Ma avevo bisogno di mettermi alla prova, aggiungendo alle mie radici prettamente Hip Hop una mia evoluzione completamente personale. E sono felice che ora la gente sappia riconoscere al primo ascolto il mio suono, dicendo: “Questa è Posi!”.Volevo 16 canzoni che mi facessero vibrare lo stomaco, come quando salto in consolle! Quegli input, quella carica che, solo facendo le cose per come realmente le hai in mente, ti rigenera.Ho fatto cadere ogni barriera, libera da preconcetti, etichette, scatolette di cliché, recinti musicali. Ho fatto quello che volevo fare, mescolando le mie sonorità, tutte quelle che ho assimilato negli anni, affinandole a parole più mature e consapevoli.É stata una crescita. Questo album è stata la mia terapia. Insieme a lui sono cresciuta io e viceversa. É un rapporto simbiotico. Negli anni sono cresciuta, da ragazza a donna, e così la mia musica.
In molti hanno pensato che io avessi rinnegato il mio passato Hip Hop. Tutt’altro. L’ho affinato con nuove tecniche e sonorità, rimanendo fedele alla mia indole.

L: In Cliché critichi Italia e i suoi luoghi comuni. Mi viene spontaneo chiederti perchè una persona aperta e versatile come te non abbia buttato tutto in valigia e abbia deciso di trasferirsi in qualche altro paese…


P:
Perché sono una persona che vuole viversi tutto fino alla fine. Fino a quando c’è qualcosa da imparare. Non so fuggire, non voglio. Voglio restare qua fino a quando una briciola mi può dare emozioni. Mi riinvento sempre. E ho fatto delle promesse a me stessa: le voglio vedere una ad una realizzate difronte a me.

L: “Fai carriera, si, basta far la puttana…”. Sai farci degli esempi opposti, qualcuno che secondo te o che conosci e ha fatto carriera grazie al proprio talento e non a un paio di tette regalate dallo sponsor di turno?


P:
Io voglio che le persone che mi ascoltano, che comunicano con la mia musica, siano fiere di me. Non mi importano i numeri. Io voglio integro cuore e faccia. Fortunatamente ho vissuto gli anni della musica genuina, ti parlo del 1997, quando la gente si faceva i chilometri in treno per condividere passioni alle jam, da una parte all’altra dell’Italia. Ho quell’attitudine marchiata addosso, quell’arte che trasuda di genuinità, non di guadagno. L’unica ricchezza dell’arte è poterla fare. Ho avuto la forza e la coerenza di fare sempre le scelte in quest’unica direzione.
Potrai trovare tantissime persone alle quali sto sul cazzo e che per questo inventeranno ogni cattiveria sul mio conto, ma non troverai mai nessuno che ti dirà che mi sono venduta.    

L: Ormai sei l’indipendente per eccellenza, che accoglienza ti ha riservato il Mei (Meeting Etichette Indipendenti)?

P: L'indipendenza per scelta! Una scelta impopolare ma necessaria per continuare a seguire i miei progetti e lavori dalla fase embrionale fino allo sviluppo materiale. Un doppio dispendio di soldi ed energie, ma una soddisfazione triplicata.La decisione di rifiutare le proposte con le major e' stata difficile. Ho combattuto tra presente certo e futuro incerto. Poi la parte razionale e riflessiva di me ha preferito rimanere fedele ad un percorso di anni, senza snaturare la mia persona. In futuro si vedrà! Il Mei e' stata un'esterienza molto stimolante. E’ come andare in campeggio e radu
narsi intorno al fuoco e parlare di esperienze di vita.Ho incontrato tantissime vecchie conoscenze e tanti appassionati folli come me. Jam sassion improvvisate e la voglia di tornarci anche l’anno prossimo.

L: Hai suonato in Francia e sei stata protagonista di un episodio alquanto singolare: a bordo del tuo aereo c’erano dei terroristi. Cosa è successo precisamente?


P:
Aver la fortuna di rispondere a questa domanda è un regalo. Però mi devi scusare se non tocco l’argomento. Il solo pensiero mi immobilizza.

L: Hai vinto di recente la competition su Onlyhiphop.org… in tanti ti hanno votato e I like Posi! è risultato album dell’anno. Te lo aspettavi?

P: Da quando è uscito il disco, abbiamo continuato a girare, portando la nostra musica ovunque. La gente ti vede, ti segue, e poi ti cerca online. Mi piace questo contatto diretto, nonostante in un’epoca totalmente digitale si tende ad escluderlo. Io invece lo voglio presente come non mai. Su internet e sui vari canali che riguardano la mia musica c’è un grande seguito, che poi ci segue fortunatamente anche live. Quando il responsabile di OnlyHipHop.org ci ha avvertiti del sondaggio e della relativa vittoria, ovviamente non poteva che farci super piacere. Anche per la natura del disco, molto sperimentale e innovativo come sonorità. Un po’ troppo azzardato per i soliti puristi del Hip Hop. Poi, mi capirai bene: in una classifica Hip Hop vedere in prima posizione un disco che è un mash up di stili come l’elettronica, il rap, il punk, e la psichedelica anni ‘60, oltretutto di una donna…è una bella soddisfazione.

L: E arriviamo anche a Sanremo…

P: Da poco siamo tornati da Sanremo. Abbiamo voluto portare la nostra musica in un modo inusuale: nella Piazza principale di Sanremo, all’aperto, lontani da contenitori preconfezionati, dove la musica appassisce ed invecchia. Insieme al team Redbull con il quale è nata una bella collaborazione, io ed il team electronoplectro abbiamo proposto il nostro modo di fare musica. In contrapposizione con un certo genere di realtà musicali, abbiamo proposto la nostra: elettronica… impazzita, energica! Ti basti pensare che ho cantato in piedi sul cofano del Volvo Sugga di Redbull, presentando successivamente un dj set iper sperimentale, con la gente che abbandonava le vie dell’Ariston per vedere, incuriosita, cosa stava accadendo! Un’esperienza unica. Permettimi di ringraziare J.b.Brown che insieme a me ed altri artisti forma il team Electronoplectro, e tutti ipazzoidi di Redbull!

L: Sei stata vittima di censura su facebook: hanno chiuso il tuo account senza preavviso, eppure inpochissimo tempo hai dovuto anche aprire un secondo profilo perché avevi superato la soglia dei 5.000 amici nel primo!

P: Si, la chiusura delle mie pagine Facebook ha portato disagi enormi, soprattutto a livello di reperibilità! Noi avevamo inserzioni e campagne advertising regolarmente pagate, che sonoandate completamente perse. Si parla di migliaia di euro persi nel nulla. Nel momento in cuiabbiamo avviato una procedura legale, abbiamo ovviamente fatto trascorrere del tempo senza ricreare le pagine. Per prassi. In un secondo momento, ho voluto rendere nota la mia storia, in quanto le procedure adottate nei miei confronti, avrebbero potuto aiutare altri. Il popolo della rete ci ha sostenuti moltissimo. Per merito loro (ed anche della nostra perseveranza) Facebook ha dato “segni di vita”, informandoci di una piccola, ma soddisfacente “vittoria”. É stata riaperta la mia pagina individuale, ma non la pagina fan (la vera perdita di contatti e reperibilità venne proprio da qui), con oltre 10.000 iscritti. Poco per volta ritorniamo, con una sola piccola differenza: siamo un po’ più incazzati di prima! Tutta la cronologia dell’accaduto è disponibile al link: www.posi.it/censured.html

L: “La cocaina al giorno d’oggi costa poco…”. Sembra quasi che ormai la gente non riesca più a divertirsi e senza sfondarsi, tu invece sei una straight edger. Suoni spesso in locali importanti, ma sei lontana dallo stereotipo di persona che li frequenta. Come vivi il tuo essere straight edge in certe situazioni?

P: Il mio essere da sempre fedele alla filosofia Straight Edge, mi ha salvato spesso. Detesto perdere lucidità, essere passiva al controllo di me stessa ed alla vita. Non ti nego che quando ero più piccola, venivo additata come “difettosa”. Nel tempo ho imparato a conoscermi ed a comprendere che quel “difetto” fosse invece la proiezione di me.Una persona molto razionale, introspettiva, metodica ai limiti della pazzia, che si trasforma completamente, liberando il lato opposto di sè, solo con la musica. La gente ricerca nelle droghe un’evasione. Io quando suono non ricordo neppure la mia natura. Ti basti pensare che durante un concerto al Roxy Bar di Bologna mi sono ritrovata appesa ad una cassa, senza nemmeno sapere come ci fossi arrivata! Io mi drogo, nel vero senso della parola, suonando. Quando il concerto finisce, torno nel mio liquido amniotico di razionalità.

L: Riferimenti, ringraziamenti, saluti, baci, abbracci a?

P: Se per ognuna delle persone parassite che sono roteate intorno a me e a questo disco avessi un amico, ti assicuro che avrei infiniti ringraziamenti da fare. La realtà è  che devo ringraziare un’unica persona. Perché a disco ultimato tutti sono venuti a “battere cassa”, senza esserci mai stati nell’aspetto personale e morale dell’individuo. Abbiamo addirittura pagato fino all’ultimo centesimo i debiti che altra gente aveva lasciato. Ora sono orgogliosa di aver creato insieme a J.b.Brown l’Indie Label electronoplectro, che vanta un team di persone valide, umane e soprattutto oneste! L’unica persona da ringraziare è lei.

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