Intervista a Populous

by • 18/05/2005 • IntervisteComments (0)1495

Questo è il resoconto di uno scambio di email con Populous, producer salentino appena uscito con il suo secondo album "Queue for Love", un disco dalle atmosfere morbide prodotto dalla tedesca Morr Music.

Ugoka: L'evoluzione dell'hip hop è strettamente collegata all'evolversi della tecnologia, negli ultimi anni parecchi rappers hanno farcito le loro musiche di glitch e bleep così come parecchi artisti elettronici sono stati influenzati dal suono dell'hip hop. Questo processo lo si può ben intravedere anche nelle tue produzioni, com'è nato "Queue for Love"?

Populous: L’idea base era di provare a fare un disco hip hop con sonorità fine 60 primi 70 (adoro la musica fatta in quegli anni!). Naturalmente sono presenti ancora tutti quei suonini da software cari a certa elettronica, ma in quantità ridotte rispetto a “Quipo”. Mi ero un po’ rotto le palle di tutta quell’elettronica fredda e glaciale e così ho cercato ispirazione da un'altra parte.

U: “Drop City” in questo senso è a mio avviso l’episodio migliore del disco. Funk decostruito amalgamato a suoni elettronici. Come hai lavorato nella produzione di "Queue for Love"? Quanto c’è di campionato e quanto di suonato?

P: All’70% è un disco campionato. I singoli sounds per i beats, alcuni grooves decostruiti, molti samples presi da dischi di progressive italiano. Ci sono anche dei campioni molto famosi per il quale non ho chiesto nessun clearing. Odio tutte quelle puttanate burocratiche, proprio non le reggo. Speriamo che nessuno s’incazzi e capisca la buona fede… E poi il restante 30% è costituito da voci, chitarre, glockenspiel ecc.

U: Oltre al Laptop che strumentazione hai utilizzato?

P: Humm, nulla di che. Un mixer di merda, un mini disc e un microfono. E poi molti software, ancora troppi per i miei gusti. Ah, se potessi tornare indietro nel tempo. Back to the roots!

U: Quindi tu rimpiangi “l’era dell’akai”? Secondo te ha ancora senso utilizzare macchine analogiche di vent’anni fa quando con un portatile e qualche software puoi fare tutto? (questa è un po’ la domanda che tutti i produttori si fanno)

P: Bha, non mi riferivo solo ai campionatori, ma a tutti gli strumenti in genere e le vecchie tecniche di registrazione analogica. Sai, bobine, valvole e tanta polvere…

U: Qual'è il tuo rapporto con l'hip hop inteso come cultura e quali sono stati i tuoi primi approcci con essa?

P: Ah, io “penso” hip hop. Hip hop per me è apertura mentale, non solo baggies e scarpe nike old school. Diciamo che quando ero un rockettaro sfigato l’hip hop ha rimesso tutto in discussione. Dopo aver ascoltato “wu tang forever”, “hell on earth” dei Mobb Deep e i primi Cypress Hill mi son detto: “fanculo le chitarre elettriche!” e ho venduto tutto: ampli, distorsori, chitarre… C’è stato un punto di rottura, praticamente. Una cosa piuttosto classica per un adolescente.

U: Ho letto in giro che hai prodotto il disco nel tuo bagno per l'occasione adibito a studio di registrazione, confermi?

P: Si, non è che avessi tutto nel cesso, chiaro. Però molte riprese (tipo gli strumenti acustici) sono state fatte nel bagno. Anche perché è risaputo che l’acustica del cesso è la migliore che uno possa trovare, in casa… E poi fà così Do It Yourself…

U: In "My Winter Vacation" c'è un bellissimo rap di Dose One. Com'è nata la collaborazione con il rapper-poeta dei cLOUDDEAD?

P: Io sono un super fan dell’Anticon records e Thomas (Morr) è un loro amico. Quindi ho usato lui come gancio per arrivare a Dose One, che ha accettato di buon grado ed è stato super gentile. Che dire, un mito!

U: Oltre all'Anticon quali artisti ti hanno influenzato?

P: Molti cantautori, prima di tutto (Nico, Nick Drake, Elliott Smith, Cat Stevens…). Mhmm… cose tipo Broadcast, United States Of America, Byrds, Stereolab ecc. E poi Madlib, un fottuto genio!

U: Cosa ne pensi di tutta quella gente che ha rivitalizzato l’hip hop decostruendolo, parlo non solo di artisti Anticon,Def Jux o Chocolate Ind ma anche di gente più famosa come Neptunes e Timbaland?

P: Uhmm… domandone! Adoro proprio tutti quelli di cui parli. Però i Neptunes sono proprio su un altro pianeta. Voglio dire, sono dei grandissimi produttori, con delle idee veramente innovative in grado di mettere d’accordo massa e intellettualoidi. Quindi massimo rispetto. E comunque anche Timbo non scherza… cazzo, lui e la Missy ne hanno fatta uscire di merda…

U: Ci sono artisti italiani legati all'hip hop che ammiri o con cui ti piacerebbe collaborare? In "Hip Hop Cocotte" se non sbaglio hai campionato gli Amari?

P: Giusto, Amari numeri uno! Amici e belle persone. Tutta la loro Riotmaker records tira fuori delle robe interessantissime (tipo Scuola Furano). Poi c’è Kaos, Gopher, Sean, Cor Veleno… ma Deda merita una menzione speciale: il suo nuovo project Katzuma.org è la cosa più incredibile che sia mai uscita in italia. E’ già un peccato non vedere quel disco all’estero (diciamolo, è un prodotto che trascende l’esportabilità), figuriamoci così mal distribuito in un posto di merda come l’italia, dove se alla gente non sbatti le cose in faccia, nessuno se le incula.

U: Pienamente d’accordo con te. Gopher stesso durante un’intervista mi disse che uno dei “loro” più gravi errori sia stato quello di non aver mai preso contatti seri con l’estero. Com’è nato il tuo rapporto con la Morr Music?

P: All’epoca in italia non è che ci fosse tutto sto giro di elettronica sperimentale. Per cui rivolgersi all’estero era quasi obbligatorio. Nel mio caso non nascondo d’essere stato molto fortunato: ho spedito un demo con quattro pezzi e dopo diversi mesi Thomas m’ha scritto che era preso bene. Too easy! Però ora la storia è diversa: in italia c’è gente che merita una vetrina più ampia, perché auto-limitarsi?

U: Hai intenzione di fare un tour? Come si articola un tuo live?

P: Si, ci sono già delle date in estate. Saranno dei “test-show” a cui mi piacerebbe dare un impronta folk-psichedelica. Sul palco saremo in due, perché con me girerà anche Matilde, la cantante/chitarrista degli Studio Davoli.

U: Progetti per il futuro?

P: Studiare, perché ne ho piene le palle di cazzeggiare all’università, e poi metter su un nuovo progetto hip hop, qualcosa che stavolta suoni veramente “ghetto”, roba rozza!

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