Intervista a Giovanni De Gaetano

by • 21/01/2011 • IntervisteComments (0)474

Abbiamo avuto modo di scambiare quattro chiacchiere con Giovanni De Gaetano, uno dei responsabili dell'interessantissimo documentario sulla scena dancehall italiana. Vediamo cosa ci ha raccontato.

Parlami del vostro collettivo, chi siete ecc..
Il collettivo si chiama 9Lives, siamo un gruppo di amici che da molti anni lavora in produzioni video e cinematografiche. 9Lives è nata proprio per mettere le nostre esperienze al servizio di ciò che amiamo di più, ovvero la reggae music e in generale la musica giamaicana in tutte le sue sfumature.
    
Siete anche un sound system?

Non esattamente, molti di noi fanno parte di diversi soundsystem, ma 9Lives è nato esclusivamente per occuparsi di produzioni video.
    
Come vi è venuto in mente di fare un documentario sul reggae italiano? Per quale motivo?

L'idea è nata dal desiderio di raccontare il movimento di cui facciamo parte; Non raccontiamo la storia di tutto il movimento reggae italiano ma ci siamo concentrati sull'aspetto più legato ai soundsystem e quindi alla dance hall del nostro Paese. Quello che più ci premeva fare era spiegare a tutti, anche ai meno esperti, quali sono le differenze tra fare soundsystem e l'essere un normale dj di qualsiasi altro genere musicale e quali sono le peculiarità della scena italiana.
    
Pensate di ripetere l’esperienza anche con la scena giamaicana? Cosa bolle in pentola per i prossimi progetti?

Al momento stiamo prendendo in considerazione molte idee per progetti futuri,  sicuramente prima di spostare la nostra attenzione su quello che succede in Giamaica ci terremmo a raccontare ulteriormente le molteplici sfaccettature che ha il reggae in Italia, poiché la dancehall è solo una piccola parte di quello che la cultura giamaicana ci ha dato.
    
Parlami di Pull It Up. Descrivilo a grosse linee
Pull it up racconta la scena soundsystem e dancehall italiana attraverso i racconti di alcuni di quelli che sono stati i suoi protagonisti durante quasi vent’anni di storia. Si parla delle origini dei primi sound in Italia, di come si sono evoluti e di come loro e tantissimi altri sono riusciti nel corso degli anni a diffondere il reggae e la dancehall in maniera capillare in tutto lo stivale..
    
Quanto tempo avete impiegato per realizzare Pull It Up?

Il progetto è partito a luglio 2009 in occasione dell'ultimo Rototom Sunsplash tenutosi in Italia, e ha visto la sua conclusione nel settembre 2010. I tempi sono stati molto dilatati perchè trattandosi di un autoproduzione non abbiamo avuto la possibilità di muoverci come avremmo voluto.
    
Come avete scelto chi intervistare?
La scelta è stata fatta per proporre uno spaccato di quello che è la scena attuale. Le realtà da intervistare sono potenzialmente tantissime e non sarebbe stato possibile far stare tutti in un documentario di un'ora. Abbiamo preferito concentrarci solo su alcuni aspetti del movimento, in modo da trattarli in maniera più approfondita piuttosto che dare solo un’infarinatura generale di cos'è la dancehall in Italia.
    
Chi c’è dietro questo progetto? Quali sono stati i rispettivi ruoli?

9Lives è nata da un'idea mia (Giovanni De Gaetano), Paolo De Cecco e Chiara Nacchia; in particolar modo io ho curato la regia e Paolo la produzione.
Insieme a noi hanno collaborato tantissimi amici e amiche che, in maniera del tutto gratuita e volontaria, hanno dato il proprio contributo costituendo il collettivo 9Lives.
    
Come sono coinvolti ReddArmy e Dojo Clothing?

La collaborazione con ReddArmy e Dojo Clothing è stata fondamentale. Sono due realtà hanno creduto nel nostro progetto da subito. Dojo Clothing ci ha dato una mano per quanto riguarda la parte grafica. ReddArmy è invece il braccio destro di 9 Lives in questa produzione: trattandosi di una realtà fortemente consolidata ha dato un aiuto fondamentale per quanto riguarda la promozione del documentario, coordinando lo sviluppo del progetto e dispensando consigli preziosi.
    
Quale è la situazione del reggae in Italia secondo voi?
Per quanto riguarda la dancehall credo che la scena italiana oggi sia tra le più floride d'Europa. Ogni fine settimana ci sono una miriade di eventi sparsi per tutta la penisola che richiamano migliaia di persone; eventi e palchi che hanno visto esprimersi i maggiori soundsystem e artisti sia europei che giamaicani.
    
A quali conclusioni siete giunti dopo questo documentario?
Personalmente lavorare così tanto per questo progetto non ha fatto altro che aumentare l'amore che ho per questa cultura e per il movimento di cui mi sento di far parte. E sempre di più mi sono convinto che un lavoro di questo tipo è necessario per far conoscere e capire questa cultura a più persone possibile. Purtroppo ancora oggi sono vivi molti stereotipi legati al mondo del reggae che in realtà non hanno più senso di esistere… e forse è proprio questo che frena   un po' una diffusione veramente massiccia.
    
Quando uscirà e dove sarà possibile trovare Pull It Up?
“Pull it up” sarà proiettato in anteprima sabato 29 gennaio 2010 presso il Centro Culturale Candiani di Mestre (ve) e al Pop Corn Club di Marghera (ve). Dopo questa data ci sarà occasione per tutti di vederlo in una serie di proiezioni sparse per l'italia, sempre legate a una dancehall “ad hoc”, come sarà quella del 29 gennaio presso il Pop Corn che vedrà alternarsi ai controlli tanti dei protagonisti del film.

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