Infamy

by • 26/01/2002 • RecensioniComments (0)1050

Havoc e Prodigy ancora insieme. A distanza di poco più di anno dall’uscita dell’album solista di Prodigy ecco un nuovo lavoro di coppia del duo più infame del Queens.

Che i Moob Deep avessero in parte perso la capacità di trasmettere la tensione e le emozioni della strada come nel loro secondo album “Infamous” e nel terzo “Hell on heart” (il primo, “Juvenile hell”, non è praticamente arrivato in Europa) lo si era già capito da “Murda music”, che pur non essendo un brutto disco non è risultato incisivo come i precedenti.

“Infamy” è la conferma che i Mobb Deep solo in parte hanno saputo ripetersi e solo in parte sono riusciti a rinnovarsi seguendo la direzione più azzeccata. Liricamente e metricamente i due (in particolare Prodigy) hanno ancora da insegnare a molti come scrivere e come rappare un pezzo, ma tracce come “Clap”, “Kill that nigga”, “Handcuffs” e “Crawlin”, fanno rimpiangere le buone vecchie produzioni degli anni ’90 e pezzi come il primo singolo “Burn” (che vede la partecipazione, oltre che del solito Noyd, di Vita dei Murders inc.), “Bounce”, “Live foul” e “Hurt Niggas” (ancora con Noyd), convincono solo in parte.

Risollevano sicuramente il lavoro le collaborazioni con gli 112 nella ottima e cupa love song “Hey luv” e con Ron Isley, la cui voce in “There i go again” riesce ancora a emozionare a 30 anni di distanza dai momenti d’oro degli Isley Brothers.

Non male anche la traccia d’apertura “Pray for me” addolcita dalla voce di Lil Mo e “Get at me” prodotta da The Alchemist, anche se la canzone che prediligo in tutto l’album è la riflessiva “Nothing like home”. Tirando le somme “Infamy” è un album a luci ed ombre, che ci lascia in attesa del film “Murda Music” (girato dopo l’omonimo album) e della rispettiva colonna sonora.

Related Posts

Powered by Calculate Your BMI