Jimmy Spinelli aka Rischio: l’intervista

by • 06/02/2016 • Copertina, IntervisteComments (0)601

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Jimmy Spinelli, conosciuto anche con lo pseudonimo di Rischio, è un rapper riconosciuto a livello nazionale con ben tre album già all’attivo e molte collaborazioni con i più importanti artisti della penisola. La sua produzione musicale è un po’ rallentata ultimamente ma Jimmy non è certo rimasto con le mani in mano. Forse non in molti sanno che l’artista, infatti è anche l’ideatore e il creatore di un brand di varsity street wear che sta riscuotendo molto interesse sia in Italia che nel resto del mondo. Un marchio che è nato puntando tutto sull’orgoglio di appartenenza alla propria realtà, alla propria città, che sia essa Napoli, Bologna, o ancora Amsterdam o addirittura Kingston. Hotmc lo ha intervistato non tanto per chiedergli della sua musica ma piuttosto per rivolgergli qualche domanda su questo interessantissimo progetto. Vediamo assieme cosa ci ha raccontato.

Haile Anbessa: quando è nato il tuo marchio 5tate of Mind?

Jimmy Spinelli: il brand è nato più o meno cinque anni fa e posso dirti che è nato quasi per gioco. Quando poi mi sono reso conto che sarebbe potuto diventare una cosa seria ci ho creduto e l’ho portato avanti fino in fondo. Il tutto è nato quando ero ancora parecchio attivo nell’ambito musicale. Oggi diciamo che l’attività imprenditoriale, per così dire, mi assorbe parecchio e quindi non posso dedicare molto tempo al rap anche se ho delle novità in arrivo. Dicevo, all’epoca feci una cover del pezzo di Jay Z Empire State of Mind, intitolandola Bolo State of Mind. La canzone a Bologna è piaciuta parecchio perché c’erano moltissimi riferimenti alla storia recente della città. Per questo motivo decisi di stampare qualche maglietta con il titolo della canzone, dato che mi sembrava un bel motto da indossare. Andarono a ruba. Le ristampai: stesso successo. Allora provai con una giacca varsity college e anche quella fu venduta in un attimo. Pensai quindi che se aveva avuto successo a Bologna avrebbe potuto funzionare anche da altre parti con lo stesso orgoglio per la propria città. Mi allargai quindi a Milano, Roma e Napoli dove comunque ho buoni contatti nel mondo del rap e amici di una vita. Ho avuto come testimonial ufficiali per le prime edizioni a Roma i Colle Der Fomento, a Napoli i Co’Sang, mentre a Milano i Club Dogo. Il marchio è nato così e io ho dovuto imparare un nuovo lavoro. Dall’Italia dopo avere aggiunto Torino, abbiamo provato a spostarci anche verso l’estero, in città dove comunque ho dei contatti stabili. Ecco quindi Ibizia, Amsterdam e Barcellona che sono anche una sorta di vetrina per il mondo intero.

H. A.: e poi è arrivata anche Kingston…

J. S.: esattamente. In questo caso una grossa mano mi è stata data dal Rototom Sunsplash e da molti altri amici che mi hanno permesso questo ingresso nel mondo del reggae. Sono stato presentato quindi a molti artisti giamaicani che hanno accolto molto bene la nostra idea e con i quali sono ancora in contatto da Romain Virgo, a Freddie Kruger,Busy Signal fino ad Alborosie che è un po’ anche l’ambasciatore del reggae italiano in Giamaica. L’idea è piaciuta e ci hanno supportato vestendo il marchio E facendoci pubblicità. In questo caso dobbiamo ancora crescere molto a livello distributivo e organizzativo ma l’importante è avere fissato e mantenere nel tempo un’identità che la gente non fa fatica a riconoscere.

H. A.: per il prossimo futuro stai già lavorando a qualche nuovo progetto? Qualche altra città forse?

J. S.: attualmente vorremmo espanderci in Spagna e includere anche Madrid nel progetto. Pensiamo in grande! La volontà c’è tutta, vediamo solo dove riusciamo ad arrivare! (ride).

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H.A.: come sintetizzeresti lo stile del tuo marchio in poche parole?

J.S.: parte sicuramente da uno stile varsity college, con le giacche o le casacche tipiche da sport statunitensi come il baseball e il basket per poi approdare allo street wear classico. Lavoriamo moltissimo sulle grafiche e sui motti per conservare l’identità del marchio. Ci dedicheremo comunque in futuro anche a progetti più basic, per la vita di tutti i giorni. Ci stiamo lavorando.

H.A.: sempre più un pubblico trasversale quindi…

J.S.: rimaniamo come una realtà street, sia per l’idea di base che per la parte rivolta alla promozione. Rimaniamo sempre a contatto con la strada e tentiamo di rappresentare ciò che accade in una maniera onesta.

H.A.: in Italia 5tate of Mind è oramai un successo consolidato. All’estero come viene recepita? Hai qualche dato?

J.S.: guarda all’estero l’idea viene sempre recepita bene, il problema è sempre quello legato alla distribuzione. All’inizio noi ci siamo mossi un po’ all’italiana e cioè, grazie all’amico dell’amico, ma questo evidentemente ora non basta più. Stiamo cercando di strutturarci meglio anche la cosa più importante per me era subito portare l’idea e farci conoscere. Il riscontro in questo caso è sempre stato ottimo. Con l’esperienza si impara tutto. Ricordiamoci sempre che la nostra realtà è sempre e comunque indipendente, senza mai enormi investimenti alle spalle e quindi questo rende il processo sempre più difficile. In Italia ci muoviamo molto con i rappresentanti mentre all’estero ho contatti diretti con i negozi.

H.A.: progetti per il futuro in generale?

J.S.: sia in campo musicale che nell’ambito dell’abbigliamento ci stiamo lavorando. Stay tuned!

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