IllMure: dopo 1000 bombing, un disco. L’intervista

by • 30/10/2017 • Copertina, IntervisteCommenti disabilitati su IllMure: dopo 1000 bombing, un disco. L’intervista54

Oltre 1000 bombing (e non è un numero per dire tanti, sono proprio 1000) sono una cifra, in tutti i sensi. Da una parte sono tanti, ma dall’altra rappresentano un’identità. IllMure è al suo esordio ufficiale come mc, anche se sono anni che droppa strofe con la stessa attitudine con la quale dipinge i muri e i treni. Lo incontro in Ticinese, al bar Rattazzo, che è un po’ il simbolo di tutto. Un bar che è leggenda ma che ancora apre la claire come una volta. 11 ottobre 2017, Ticinese Bar Rattazzo, uno spritz e un bicchiere di rosso. Mure, Rissing.

MDJ: La prima domanda: tu vieni da una grandissima esperienza hip hop dal lato writing bombing. Perché fare un disco hip hop?

I: Perché se faccio un disco hip hop non mi legano. Se faccio un treno e mi beccano mi portano via. È una mancanza. È come quando sei un tossico di coca, arrivi a un punto in cui la coca costa troppo e ti fai di ero. Per me è uguale. Io non ho più la possibilità né fisica né psichica né legale per andare a dipingere e farmi un treno. Quindi tutto quello che ho da fare, da dire, da sfogarmi lo metto dentro un disco rap. Che ha degli altri schemi, degli altri parametri ma, concettualmente, sembra strano, sono un po’ la stessa cosa.

MDJ: Sei una novità nel panorama hip hop dal punto di vista musicale. Rissing è il tuo esordio e appare come un disco arrabbiato.

I: No, non sono arrabbiato, è quella roba lì che sembra. Cioè io sono calmo, se avessi fatto un disco arrabbiato sarebbe stata tutta un’altra cosa. Cioè questo è un disco mio, questo è Mure. Cioè non è un disco arrabbiato o no; è un pensiero. Per fare un esempio, “Odio la Juve e gli s****i e le m***e come te” è una prassi che per me è normalissima. Cioè quando mi chiedono cosa penso della Juve rispondo che la odio perché ruba, è la mia visione. Non lo faccio per populismo, racconto solo il mio punto di vista.

MDJ: Oltre a questo pezzo, l’album è caratterizzato da un linguaggio molto croccante, anche dal racconto delle tue radici, la periferia, la purezza di una tua identità geografica. Sei migliaia di anni luce lontano dagli stereotipi che crescono nell’hip hop.

I: Io ho raccontato semplicemente come sono. Perché devo dirti che ho il bling bling. Non posso permettermelo. Non posso permettermi di girare in Lamborghini, né ora né mai. Posso permettermi di comprarmi la smartbox per fare il giro in pista. Alla pari. Perché devo farti un pezzo dove dico “la mia gang”. Io non ho una gang. Io ho degli amici e una crew. Le gang sono un’altra cosa. E probabilmente se hai a che fare con la mia crew, fa molto più brutto di avere a che fare con le “gang” cantate nei pezzi. Nessun riferimento a niente, però è questo. Perché dovrei dirti qualcosa che non sono? Non mi interessa. In un pezzo dico: “Potrei fare un video con pistole e ferri ma preferisco vernici e colori”. Perché è quello, perché dieci anni fa, quindici anni fa avrei scelto pistole e ferri, invece ho scelto bombole e vernice e non me ne pento, ne sono fiero. (Continua dopo la foto)

MDJ: Cos’hai portato del tuo bagaglio da writer in questo disco?

I: Tutto. Tutto. L’atteggiamento. Io non sono un writer come gli altri pensano, io sono un bomber. Nel senso, a me non interessa di farti il disegnino o la cosa che piace alla sciura Longari. Non mi interessa. Da writer come da rapper io sono quello che ti rompe i coglioni. Sono lo stronzo che ti fa la tag sul portone di legno, sono quello, e voglio essere la stessa persona nel rap. A me di fare il pezzo che piace a tutti non interessa. Se volevo quello l’avrei fatto fatto in passato. Io sono il bomber, sono quello che fa i blocconi d’argento giganti, perché la gente deve vederli. Perché come dice Erics che è un mio fra, i cani devono specchiarsi, nell’area cani. Cioè quello voglio io, non voglio altro. Non voglio il muro legale come non voglio la paraculata nella musica. Capisci, cioè quella roba lì. Poi se alla gente piace bella lì, se vendo bella lì, se dovessero darmi dei soldi, minchia è gigante. Ma già fare l’intervista qui in questo momento, su un sito che parla di hip hop è già grasso che cola ma ne sta colando tanto.

MDJ: Nel disco c’è un pezzo intitolato Gio.

I: Come dicono i rapper… uno storytelling! (ride)

MDJ: Gio comunque ha dei problemi nel pezzo…

I: Sei sicuro siano problemi?

MDJ: Beh, immagino. Comunque quanto l’hip hop ti è servito per rimanere in piedi…

I: Per non essere Gio dici?

MDJ: O comunque per esserlo e uscirne.

I: Partiamo dal presupposto che Gio non esiste. Gio è un po’ di Tizio, un po’ di Caio, un po’ di Mure. È un insieme, ho voluto creare una figura con mille sbatti, con mille situazioni che vivi. Per alcune rime è Mure al 100%, non vi dirò mai quali. Per altre sono i miei amici, per altre sono persone che non ci sono più… l’hip hop per me è l’equivalente del momento in cui Gio dice “denaro o rispetto”. Io ho preferito il rispetto e non il denaro. Cioè forse quello mi ha un po’ parato il culo. È quella roba lì. Cioè quando Gio scappa con la donna è quella roba lì. Per me l’hip hop è quella roba lì. Faccio l’ultima roba e arrivo. Faccio l’ultima cosa e arrivo da te. Per me il rap, il writing, l’hip hop in generale a me, adesso dirò una roba che dicono in centomila, però m’ha salvato. Nel senso, quando i miei compari preferivano la cannetta. E quando i miei genitori mi davano cinquemila lire, io correvo dalla Vecchia di Cologno insieme ad altri a comprarmi le bombole. Loro si compravano il fumello. Questo è il ragionamento. Non sto dicendo fanculo le canne eh, solo che non me le faccio. Però era quella la scelta. Avevo cinquemila lire e potevo scegliere se comprarmi i colori o una cannetta. Io mi compravo i colori. Inconsciamente quella roba lì mi ha salvato da altro. Perché quando vedevo i miei amici che la cannetta li addormentava e io avevo l’adrenalina di dipingere, capivo che era più giusto quello, a me piaceva quello. Lo stesso discorso vale per il rap. Non per forza dev’essere un modo per fare i soldi. Non voglio essere così. Posso farli in mille modi e non per forza devo spacciare per farli. Quindi tutto quell’immaginario è out. I miei frate non girano con la coca nelle tasche ma con le bombole nel baule. Ecco, in questo ambito, diciamo che ho preso la tangente. Anzi, per me che sono di Barona è più giusto dire la tangenziale.

MDJ: Never Old…

I: Che bomba di pezzo!

MDJ: … con un featuring di Tawa.

I: Di Tawa e di G come Pestalozzi. Tre writer su una traccia. E ho la fortuna di aver duettato coi pilastri mondiali del writing.

MDJ: Mai vecchi, never old. Qual è l’atteggiamento?

I: Mai vecchi punto. Io ho un’età per la quale potrei essere lo zio di tutti questi super rapper, anche anagraficamente parlando. Però, di testa, di spirito, mi sento più forte di loro. Poi dopo aver avuto figli mi sento potentissimo. A trentacinque anni ho fatto un disco rap, quando adesso l’età media è diciassette. L’ho fatto al doppio della loro età.

MDJ: Nel disco ci sono delle immagini splendide. Ti ispiri al cinema o alla poesia?

I: Né uno né l’altro. L’ho fatto come Mure. Ci sono stati dei problemi per questa cosa, perché in studio scrivevo con così tanto flusso che era difficile rinchiudermi nelle barre e nelle battute. Infatti ringrazio Buddy che ha fatto un lavoro incredibile. Perché non sono un rapper come i canoni vogliono. Magari ho la fotta, l’energia, ma sono differente nel mio modo di esprimerlo. E mi sento più rapper di loro. Sono più rapper io nudo che loro con tutti gli abiti firmati, sono più rapper io così che la sera esco a dipingere che loro quando ripetono mille volte di esserlo.

MDJ: Perché intitolare l’album Rissing?

I: Perché ora come ora il dissing è una roba così… mi sembra una roba da bimbiminkia. Dissing come hater sono parole che secondo me hanno perso potere. La parola hater per esempio, l’hanno inventata le persone che dovevano difendersi dalla parola sucker. Negli anni novanta il sucker era una persona che succhiava stile, fotta e tecnica da chi ne sapeva di più per vivere di riflesso. Così, l’unico modo di difendersi era quella di trovare un’altra parola. Così hanno trasformato il concetto in un’offesa. Poi coi social adesso tutto può essere visto come hating, anche la verità.

MDJ: Quali sono i valori che vorresti passassero a chi ti ascolta?

I: Sinceramente non sono un santone. I valori io li devo dare ai miei figli perché devono crescere. Tu puoi ascoltare il mio disco, puoi trovare tutti i difetti tecnici o ti può piacere. Io semplicemente devo dirti quello che è vero. Le robe come stanno. Come la penso io. Il concetto di never old di cui parlavamo prima è anche questo. Il never old non è il forever young. Sono due cose distinte. Il forever young è quello che vive da giovane anche se ha 120 anni. Il never old invece ha la consapevolezza della sua età ma se la sa gestire in modo giovane. È questa la roba. Molti dicono forever young. No. Io non sono giovane. Ma sono qui insieme ai 18. E non ho paura di loro.

MDJ: Due domande in una. Rissing è il primo disco di una carriera? E da lui, cosa ti aspetti?

I: Allora. Non so. Magari adesso faccio un disco e non uscirà mai niente. Magari tra tre giorni mi tira il c***o, sento una base e faccio un EP. Se avessi voluto fare una carriera sarei andato in un’etichetta. Invece così scelgo io. Non lo so. Non mi aspetto niente.

MDJ: Ma hai dei progetti?

I: Per ora ho quello imminente di andare a casa, mangiare, essere felice e contento, domattina alzarmi e lavorare. Perché è una cosa che faccio da quindici anni. E magari nel giorno di riposo vado a farmi un blocco. Compro un po’ di argenti, un nero un bianco, mi faccio un blocco e faccio la foto su Instagram. Punto. Questi sono i miei progetti.

MDJ: Dicevo per il disco.

I: Per il disco? No non ho niente.

MDJ: I live?

I: Non ho il fisico per gestire un live. Scusa (risponde al telefono. Parla con sua moglie della cena, di orari di ritorno a casa, di spesa al super). (Continua dopo la foto)

MDJ: Nell’album c’è un pezzo dedicato alla Barona.

I: Sì.

MDJ: Ti senti un po’ la bandiera…

I: Noooo. Chi si proclama la bandiera del quartiere è proprio l’ultima cosa che è. Io sono un abitante della Barona e la amo. Perché la Barona è in me dal 1988. Io sono un abitante della Barona, vivo lì da quando ho sette anni. Le elementari le ho fatte lì, le medie le ho fatte lì, le superiori non le ho fatte perché non ho la terza media. Ho sempre vissuto lì, conosco tutti. Non sono una bandiera, sono un abitante come mille. Ci sarebbero persone ben più importanti di me nel discorso della socializzazione della Barona. Poi se uno vuole proclamarsi bandiera bene. fatti suoi. (Continua dopo la foto)

MDJ: Facciamo un’overview dell’album.

I: Il disco è stato prodotto in Bullz Records. È stato registrato fisicamente da Sick Budd, che è super talentuoso. Come basi, oltre a lui c’è Yazee, che come dicono tutti è anche disco d’oro! C’è Weirdo che è una bomba secondo me. Poi c’è un fratello, Clone di Vigevano che per me è proprio hip hop. Potrebbe essere seduto a tavola tranquillamente con Kool Herc e Pete Rock senza problemi. E Neekthshine che è un ragazzo giovanissimissimo che ha fatto delle cose che mi sono piaciute molto. E questi sono i producer. Come featuring ci sono, vabbè c’è il mio frate di una vita Tawa, con cui ho condiviso tantissime robe di tutte le forme e di tutti i colori e alla fine ci ho fatto un pezzo, dove dentro c’è anche Erics, anche lui un fratello. Di quelli pazzi ma pazzi buoni. Poi c’è Oscar White che è un fratello di strada. Nel senso positivo del termine, per me la strada è positività. Poi in Gio c’è Stima, che non è della Barona ma di Ronchetto sul Naviglio, un quartierino ai confini della Barona. Mi ricorda tanto noi. famiglia umile, lavoro lavoro lavoro. Poi ci sono Lanz Khan e Blo/B con cui abbiamo fatto un pezzo assieme, drittone bello New York. Ho riesumato un po’ di anzianotti. È bello così. Avrei potuto avere dei featuring più hype. Ma nessun compromesso.

MDJ: Per chiudere. Descrivimi Rissing con una frase.

I: Oh porca p*****a…

MDJ: Beh direi perfetto.

Lo guardo mentre appoggia lo spritz sul tavolo di legno del bar. Erano anni che non sentivo un album così. E non parlo di tecnica. Non sono nemmeno bravo in merito. Parlo di attitudine. Perché se vuoi sapere com’erano le strade, se vuoi capire come ragionavano quelli della vecchia scuola di Milano, se vuoi ritrovare i valori e gli spessori, questo è l’album.

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