Il profeta: L’odio del terzo millennio

by • 23/02/2010 • ArticoliComments (0)888

Nel lontano 1995, un piccolo film francese fece letteralmente innamorare gli appassionati di hip hop di tutta Europa. Merito di un'ambientazione molto street, di scene memorabili come quella di Cut Killer che scratcha Sound of da police affacciato alla finestra, e di monologhi come il famoso Questa è la storia di un uomo che cade da un palazzo di quaranta piani… Stiamo naturalmente parlando di La haine, altrimenti noto come L'odio. Una pellicola che non ha ancora trovato un degno sostituto nel cuore dei fan. Fino ad oggi, forse. Il 19 marzo, infatti, esce nelle sale italiane Il profeta, un altro film francese che ha molto in comune con il capolavoro di Mathieu Kassovitz.

Il regista de Il profeta è Jacques Audiard, noto in patria per una manciata di premiatissimi film d'autore. Questo è il suo progetto più ambizioso, e i risultati gli hanno dato ragione: candidato a tredici premi César, i più prestigiosi riconoscimenti del cinema francese, e vincitore del gran premio della giuria a Cannes, è ora candidato all'Oscar come migliore film straniero. Un curriculum degno di rispetto per un film a budget contenuto, il cui protagonista (l'attore di origine algerina Tahar Rahim) ha alle spalle solo un paio di film e qualche particina per la tv. La storia è quella di Malik El Djebena, arabo, diciannove anni, condannato a sei di reclusione in una prigione francese. Malik non è certo un gangster: è finito dentro per una rissa con un poliziotto, in carcere non conosce nessuno perché è totalmente estraneo all'ambiente criminale, non sa neppure leggere né scrivere, ragion per cui non conosce i suoi diritti. Come se non bastasse una gang di terroristi e separatisti della Corsica, potentissima, pericolosa e collusa con la mafia italiana, decide di “adottarlo” e servirsene per i suoi scopi. Malik, ignorante ma geniale, cerca di districarsi all'interno di una giungla di detenuti e secondini, lottando per la propria sopravvivenza e lasciando senza fiato e senza indizi lo spettatore fino alla spettacolare conclusione a sorpresa (a proposito della quale, non vi sveliamo apposta il perché del titolo Il profeta).

È Audiard stesso ad affermare che L'odio è stata una grande ispirazione per lui. “Un film come La Haine di Matthieu Kassovitz tocca delle corde a cui sono molto sensibile” ha dichiarato. “Non è un caso che Il Profeta occasionalmente tratti gli stessi temi. Questi due film sono simili nel denunciare che nel cinema manca qualcosa”. E cosa manca, vi chiederete voi? Semplice: “Il nostro obiettivo era fare un anti Scarface. Secondo me i nevrotici sono dei cretini e non possono diventare oggetti di identificazione. L'ascesa al potere di una persona assolutamente folle non mi interessa affatto”.

Dopo una dichiarazione del genere, i cultori di gangster-movie saranno scandalizzati. Possiamo assicurarvi, però (e a ragione, perché il film l'abbiamo già visto) che il film non vi lascerà delusi. L'atmosfera cupa ma ironica e surreale, il cinismo che spesso e volentieri lascia spazio alla poesia, i continui rimandi e le citazioni, vi lasceranno piacevolmente sorpresi. E se per voi Cut Killer che scratcha alla finestra è la scena più bella del cinema europeo, potreste esaltarvi altrettanto per una certa comparsata a sorpresa di Bridging the gap di Nas. Unica avvertenza: il film è parecchio lungo (quasi tre ore) e, essendo un film francese, rischia di risultare un po' lento, ma vale la pena affrontare l'impresa, ve lo garantiamo.

 

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