Il nuovo album di Drake è la prova che le misure non sono tutto, neanche nella musica

by • 03/07/2018 • Articoli, CopertinaCommenti disabilitati su Il nuovo album di Drake è la prova che le misure non sono tutto, neanche nella musica291

Premessa: questa non è una recensione. Qui si parla di numeri (o di misure, se preferite), e non di musica. Se vi interessa sapere cosa i critici musicali pensano di quest’album, scorrete direttamente in fondo all’articolo: ci sono i link di varie recensioni ad opera di gente molto più brava e seria di noi. Detto ciò, proseguiamo. Se vi è capitato di aprire il vostro account di iTunes in questi ultimi giorni, magari per acquistare l’ultimo album di Drake, Scorpion, vi sarà senz’altro capitato di notare qualcosa di strano nelle note a cura della piattaforma: (continua dopo la foto)

 

“Odio quando Drake rappa. Drake canta troppo. Drake è un artista pop. Drake non scrive neanche le sue canzoni. Drake è un perdente. Drake non è partito dal basso. Drake è finito. Mi piace di più la roba vecchia di Drake. Drake fa musica per ragazzine. Drake pensa di essere giamaicano. Drake è un attore. Drake è cambiato. Resto del mondo > Drake. Sì sì, lo sappiamo” recita la descrizione. Ovviamente non c’è un troll o un hacker tra i dipendenti di Apple: si tratta di una delle tante strategie commerciali messe in atto per far parlare del disco, che era atteso da quasi un anno e che, per consolidare il brand Drake, che già si posizionava parecchio in alto dati i precedenti risultati, avrebbe dovuto produrre dei numeri stratosferici per non essere considerato un “fallimento” rispetto alla timeline da record di Drizzy.

Sempre per lo stesso motivo strategico, venerdì scorso, quando Scorpion è uscito, gli utenti di Spotify hanno trovato una sorpresina all’interno del loro account. Anche quegli utenti che schifano Drake e/o la musica urban in generale. La homepage di Spotify, infatti, si presentava per tutti così: (continua dopo la foto)

Canzoni di Drake erano state inserite in ogni playlist a cura della piattaforma, comprese quelle di musica folk o rock, e il faccione di Drake compariva nella copertina di tutte quante. Una mossa per certi versi coraggiosa, per altri decisamente azzardata, perché un certo numero di utenti premium (la percentuale, comunque, pare essere piuttosto bassa) ha sporto reclamo contro Spotify, lamentandosi per essersi ritrovata bersagliata da quella che di fatto è pubblicità indesiderata pur avendo pagato per un account ad-free. Chi ha protestato è stato rimborsato con un mese di streaming premium gratuito, pare, anche se – pare, appunto – che non si trattasse di pubblicità, ma di un gesto celebrativo da parte di Spotify in onore di quello che, volenti o nolenti, è l’artista con più streaming di sempre. Nel frattempo, però, molti osservatori e testate hanno paragonato la mossa al fallimento degli U2, che nel 2014 regalarono a ogni utente di iTunes (compresi quelli che proprio non lo volevano) il loro album Songs of Innocence: più tardi sia la band che Apple dovettero scusarsi con ondate di fan che non apprezzarono il gesto, che consideravano un’imposizione più che un dono.

Ad ogni modo, non si può certo dire che questa mastodontica campagna mediatica pro-streaming abbia fallito: con 132 milioni di ascolti su Spotify e 170 milioni su Apple Music solo nelle prime ventiquattr’ore, Scorpion ha quasi raddoppiato le cifre che Drake aveva ottenuto con il precedente More Life. Forse/probabilmente anche perché di fatto si tratta di un doppio album di 25 tracce – e anche questa sembrerebbe non essere una scelta artistica, ma una mossa oculata per agevolare e moltiplicare la presenza in classifica. A livello di marketing, insomma, il caso di Drake farà scuola: ma a livello musicale? Magari è un caso, ma per la prima volta nella carriera di Drake, l’album ha ricevuto recensioni abbastanza tiepide. A parte Pitchfork, che sottolinea soprattutto il fatto che l’album ha parecchio da raccontare sulla questione paternità (ebbene sì, alla fine il figlio della pornostar Sophie Brusseaux è suo), tutti gli altri non sembrano particolarmente entusiasti del disco. Per Variety, “le tracce-riempitivo dell’album non potrebbero essere più ovvie o meno interessanti”; per il New York Times, “per la prima volta un album di Drake non è una rivelazione, stilisticamente parlando”; per NME “suona come un’opportunità perduta, Drake ha messo il pilota automatico”; Highsnobiety intitola addirittura la recensione “Scorpion di Drake è una mossa di business iperfarcita”. Insomma, i numeri e le classifiche sono una cosa molto bella e interessante, ma come insegna il sessuologo di Cronaca Vera, avercelo più lungo (e pubblicizzato) non basta: bisogna anche saperlo usare.

 

 

 

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