Il mondo dell'illusione

by • 10/07/2004 • RecensioniComments (0)533

Il ritorno di Yoshi, che con l’altro suo alter ego, Tormento, costituisce la personalità musicale del più giovane di casa Cellamaro, è stato accolto in maniera piuttosto controversa dalla scena italiana. D’altronde, si sa, da sempre è un personaggio che si ama o si odia, e le sfumature perdono importanza. In questo frangente, però, sarebbe il caso di correggere il tiro, perché Il mondo dell’illusione si nutre di sfumature. E sono proprio le sfumature che permettono all’ascoltatore di decidere se classificare quest’album come un lavoro innovativo o come un progetto azzardato.

L’impressione generale che dà il disco è quella di avere a che fare con un artista dalla personalità eclettica, che però decide di concentrare gli sforzi solo su alcuni aspetti della sua produzione totale. Il rap, inteso come flow, tecnica e capacità, rimane sugli standard a cui Yoshi ci aveva abituato precedentemente (a parte alcuni cali momentanei); i beat risultano freschi e particolarmente adatti allo stile del rappato. Altrettanto non si può dire dei concetti espressi, purtroppo. Il filo conduttore della maggior parte delle tracce resta infatti il confronto tra un io e un tu, un grido d’indignazione contro l’utilitarismo e la presunzione dell’universo circostante: argomento sacrosanto, ma che dopo un po’ diventa ripetitivo e tende ad appiattire il tutto ad un unico livello. Molto azzeccati gli interlude La mia musica parte 1, 2 e 3, dedicati nell’ordine a rap, beatmaking e soul. Quasi nulli i featuring, e poche anche le parti cantate, con gran rammarico di chi aveva molto apprezzato gli exploit di Tormento come vocalist. Da segnalare anche le due bonus track: un remix di Fotografie e un live che rende bene l’idea della carica che il nostro riesce a trasmettere al suo pubblico, dal vivo.

Nel complesso, Il mondo dell’illusione è un album gradevole, ma non epocale. Yoshi non arriva ad esprimere al meglio le sue capacità: il fatto che l’intero lavoro sia concepito per avere una sua coerenza e spazi poco in stile e tematiche, alla fine, più che un pregio diventa un limite. Diamo però a Cesare quel che è di Cesare: il suo autore ha comunque il grande merito di essere riuscito a prendere le distanze da qualsiasi altra cosa attualmente in giro.

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