Il fumettista Mack Williams vuole inserire gli OutKast all’interno dei monumenti confederati

by • 11/09/2017 • Articoli, CopertinaCommenti disabilitati su Il fumettista Mack Williams vuole inserire gli OutKast all’interno dei monumenti confederati29

La follia del razzismo, che portò al massacro di 9 persone il 17 giungo del 2015 nella Emanuel African Methodist Episcopal Church, è una cicatrice ancora aperta e che probabilmente non si rimarginerà mai, anche in uno Stato, la Georgia, abituato a convivere con la sua storia fatta di schiavitù e sopruso. Ed è proprio tra le sue montagne che si può trovare forse la rappresentazione più controversa della radicale cultura razzista di quelli che furono gli stati confederati d’America. Le Stone Mountain ne sono un esempio importante.

Sul lato nord della montagna di pietra si trova il bassorilievo più grande al mondo. Celebra i leader della lotta di secessione degli Stati del Sud, per la precisione il presidente degli Stati Confederati Jefferson Davis e dei generali Thomas Jackson e Robert Lee che a detta di molti hanno lottato per la libertà, l’indipendenza, la legge e soprattutto i diritti dei membri della confederazione. Ma in nessun modo vengono menzionate invece le vere ragioni percui gli “eroi” confederati hanno combattuto: primo su tutti il mantenimento della schiavitù dei neri. Infatti, solo una piccola targhetta, a malapena visibile, testimonia con imbarazzo il contributo determinante che il Ku Klux Klan ha dato a quest’opera molti anni dopo.

Il bassorilievo della Stone Mountain oggi

Parlavamo quindi dei tre eroi Robert, Jefferson e Jackson, al galoppo sui loro cavalli a difesa dei diritti dei bianchi confederati, che ora, però, rischiano di essere demoliti dopo che la NAACP («Associazione nazionale per la promozione delle persone di colore») ne ha chiesto la rimozione. Ma è qui che la storia si arricchisce di genialità: quella di Mack Williams, un grande professionista dell’animazione che ha recentemente lavorato al fianco di Baz Luhrmann nella “sfortunata” serie The Get Down. Ve ne avevamo parlato in questo articolo.

Oltre ad essere un grande professionista, William è anche un grande fan della musica rap, in particolare degli OutKast, storico duo Hip Hop di Atlanta formato da André 3000 e BigBoi. Come ogni grande fan che si rispetti il primo pensiero è andato a loro, accendendo in lui un quesito che avrebbe sollevato, da lì a poco, un inaspettato polverone: perché, al posto di demolire il monumento dei confederati, non aggiungere i due rapper? Tutti amano gli OutKast in America!

Ed è così che la mattina seguente, Williams ha creato una petizione su MoveOn.org. Il testo dice più o meno così: “Non vogliamo cancellare o distruggere la scultura che, indipendentemente dal suo contesto, è un’opera d’arte impressionante e storica. Vogliamo semplicemente aggiungerne di nuove, quelle del duo hip hop OutKast. Lo spazio non manca. Credo che Daddy Fat Sacks e Three Stacks dovrebbero essere scolpiti a bordo di una Cadillac, che ben compensa con i Confederati a cavallo”.

Il bassorilievo nella sua nuova potenziale versione

In un’intervista rilasciata al New Yorker spiega: “Ho cercato di rendere chiaro che era uno scherzo. Ovviamente ci sono personaggi che lo meritano maggiormente, come per esempio Martin Luther King” che a luglio nella capitale è stato omaggiato con una statua. Nonostante quella di William fosse evidentemente una provocazione, le persone hanno preso sul serio la sua iniziativa e a migliaia hanno iniziato a firmare la petizione e a contattarlo per chiedere quando potesse essere presentata al governatore della Georgia. Ma nulla lasciava presagire che fosse uno stesso membro degli OutKast, Big Boi, a contattarlo per sostenere l’iniziativa e congratularsi.

Purtroppo a infrangere definitivamente ogni sussulto di leggerezza è arrivata la tragica parata neo-nazista di Charlottesville, portando con sé, per fortuna, la prima firma di un candidato governatore a favore della definitiva demolizione del monumento. Con la speranza che con essa possa andare in polvere anche il reflusso razzista ancora vivo in America. Non che in Italia si stia tanto meglio, ma questa è un’altra storia!

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