Il disco d’esordio di Lil Xan ci dimostra che c’è vita oltre lo xanny

by • 23/04/2018 • Copertina, RecensioniCommenti disabilitati su Il disco d’esordio di Lil Xan ci dimostra che c’è vita oltre lo xanny583

Per chi ha una formazione hip hop più vecchia scuola (e chi vi scrive sicuramente ce l’ha), tutto in Lil Xan rischia di essere respingente. Il nome, apertamente ispirato a uno psicofarmaco che ormai viene usato in gran parte a scopi ricreativi; la sua immagine di ragazzo bianco, mingherlino, tatuato praticamente solo in faccia e sul collo, che sfoggia un sorriso a 32 denti e grill fisso; i beat lenti, ripetitivi, cacofonici e stonati; la tendenza a ripetere ossessivamente in loop la stessa barra, neanche troppo memorabile. Insomma, in partenza l’approccio non è dei migliori. Ma se non si deve giudicare un libro dalla copertina, il concetto è valido anche per gli album. (Continua dopo la foto)

Prima di ascoltare Total Xanarchy, opera prima di Lil Xan, è bene raccogliere qualche informazione su di lui, perché in effetti la sua storia è uno dei motivi per cui vale la pena approfondire il disco. Classe 1996, californiano, ha trascorso buona parte della sua infanzia vivendo in motel, con i genitori che erano talmente poveri da non potersi permettere neppure una casa propria. Ha mollato la scuola per andare a lavorare al secondo anno di liceo, e ha iniziato a rappare dopo che gli hanno rubato la sua unica valvola di sfogo, una macchina fotografica che usava appunto per immortalare altri rapper, e che non aveva soldi per ricomprare. Lo Xanax – o meglio lo xanny, ovvero la versione tarocca e cucinata in casa che viene spacciata tra i ragazzi nei paesi anglosassoni; per quello vero ci vuole una prescrizione medica, ovviamente – è entrato nella sua vita abbastanza presto, come antidoto all’esistenza di merda che conduceva, ma da qualche anno (da ben prima di iniziare a lavorare a quest’album, che esce per la Columbia dopo che la sua hit autoprodotta Betrayed è schizzata ai piani alti della classifica Billboard) è riuscito a disintossicarsi. E infatti, anche se nei suoni ricorda moltissimo l’ondata dei cosiddetti Soundcloud rapper* che ancora ne abusano a piene mani, da quel punto di vista Lil Xan è schierato in prima linea per dissuadere i suoi fan dal farne uso. Lo dichiara in Betrayed: “Xans don’t make you / Xans gon’ take you / Xans gon’ fake you / And Xans gon’ betray you”. Lo Xanax non ti rende ciò che sei, lo Xanax ti prenderà, lo Xanax ti ingannerà e ti tradirà. E lo ribadisce anche nel ritornello della traccia d’apertura di Total Xanarchy, What I Am: “Xans don’t make me what I am / Xans gon’ mess up all my friends”, lo Xanax non fa di me ciò che sono, lo Xanax finirà per incasinare tutti i miei amici. Per quanto in Italia il fenomeno xanny non sia ancora di massa, in America e in Inghilterra è già un’emergenza sociale, come lo era il crack negli anni ’90 e la cocaina negli ’00.

*NB, per chi non fosse aggiornato sull’argomento: dicesi “Soundcloud rapper” tutta quella scena di rapper che hanno come portale streaming di riferimento Soundcloud, spesso caratterizzati da dread colorati, tatuaggi sul viso, abuso di psicofarmaci e ansiolitici e un sound molto dilatato e aereo. E l’eccezionalità di Lil Xan sta proprio nel fatto che che ha quasi tutte queste caratteristiche, ma dall’abuso ne è uscito e i suoi testi (e video) dicono esattamente il contrario di quelli di molti suoi soci. Parlando però il linguaggio dei suoi coetanei e soci. (Continua dopo il video)

Musicalmente, Total Xanarchy resta comunque un album ostico per chi arriva da tutt’altri ascolti: è molto involuto su se stesso, non apre ai compromessi, non ha le melodie catchy di altri personaggi della stessa scena (vedi alla voce XXXtentacion). Tutt’al più ogni tanto c’è qualche leggerissima concessione a incastri e metriche diversi, come in Diamonds. Ma forse anche per questo è più interessante e  vero. Il suo modo per farsi contaminare dal mondo esterno è più che altro costituito dai featuring, alcuni dei quali appartengono al suo mondo ($teven Cannon), altri sono un po’ a cavallo tra il suo e il nostro (Rae Sremmurd, 2 Chainz, YG) e altri ancora vanno decisamente oltre (Charli XCX, Diplo). Difficile giudicarlo, per chi non si è fatto l’orecchio crescendo su quei suoni: anzi, forse meglio astenersi, perché il rischio di sembrare quei vecchi radical chic che nei primi anni ’00 si scagliavano contro Eminem perché erano meglio i Public Enemy è altissimo. Quando arriva sulla scena una corrente completamente nuova – e questa è di fatto una post-trap, senza che noi italiani abbiamo ancora avuto il tempo di abituarci alla trap – è bene lasciar sedimentare le acque per un po’ per capire se ha portato con sé qualcosa di duraturo o no. Nel frattempo ci ha portato il primo Soundcloud rapper anti-Xanax, il che non è poco, considerato quanto l’immagine di questo sottogenere sia legata agli ansiolitici. Sì, più ancora di quanto la trap sia legata alla codeina.

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