I'll sleep when you're dead

by • 24/06/2007 • RecensioniComments (0)325

Dunque, ricapitoliamo: correva l’anno 2002 ed usciva Fantastic Damage, primo disco solista di El-P.
L’orecchio medio ci capì ben poco in mezzo a quell’orgia di noise, industrial e abstract hip-hop, ma chi aveva orecchie per intendere ne colse immediatamente l’impatto destabilizzante e il carico di originalità.
Il disco ottenne immediatamente le critiche lusinghiere della stampa indie e degli addetti ai lavori di estrazione “extra-rap”; mentre all’interno della scena più strettamente hip-hop non furono in pochi a sollevare qualche perplessità.
Confesso di essere stato anche io tra chi, all’epoca, aggrottò le sopracciglia (nonostante fossi fan decennale dei Co_Flow) ; poi però passano gli anni, procedono gli ascolti e ti trovi a doverti ricredere e a dover constatare che tutta quella apparente cacofonia era in realtà un geniale e promettentissimo (oltre che potentissimo) caos organizzato.
Così ti trovi a dover recitare un mea culpa e ad attendere spasmodicamente un nuovo disco del signor Jaime Meline da NYC che, nel frattempo, col suo sound è diventato uno standard di riferimento per l’alternative hip-hop.
Ma il bis si fa attendere e oltretutto El-P sembra studiarle tutte per ingolosirti nell’attesa con beats come il remix di Hideyaface o quelli che gira a Can Ox e Mr. Lif, in cui il suono si fa sempre meno criptico e potente pur senza mai rinunciare a quell’inconfondibile “dope taste” nella scelta di ritmi e timbriche; decisamente più virate verso l’elettronica sperimentale piuttosto che verso le radici classiche del rap.

Insomma, passa il tempo; troppo tempo e poi, finalmente… e a cinque anni dal suo esordio, El-P decide di concedere questo atteso bis e nel farlo trova la perfetta quadratura del cerchio tra il suo passato remoto e il suo futuro prossimo con un disco che è probabilmente destinato, senza esagerare, ad entrare tra i primi dieci del decennio, almeno in ambito indie rap.
I’ll sleep when you’re dead è infatti un condensato di tutto il percorso creativo di El_Producto, ma con una linearità espressiva in più, in grado di renderlo meno ostico, fin da subito, del suo predecessore.
C’è tutto il percorso creativo e l’evoluzione decennale del sound di El-P condensata qui dentro: la destrutturazione ritmica e l’ossessività lirico/paranoica di Fantastic Damage la troverete in tracce come Smithereens, Habeas Corpses (con quei due ritornelli che ti si tatuano addossso come una maledizione), No KingsDrive; mentre per i climax electro-prog date un ascolto a Tasmanian Pain Coaster (con l’apporto dei Mars Volta) Dear Sirs, Up All Night e The League Of Extraordinary Nobodies e per la verve industrial-crossover rivolgetevi infine a Flyentology (in compagnia di Trent Reznor degli immortali Nine Inch Nails).
Ma c’è anche l’El-P che non ti aspetteresti; quello che inventa un break alla maniera dei Portishead e ci costruisce intorno un capolavoro come Poisenville No Kids con il featuring della sempre leggiadra Cat Power o quello che, destreggiandosi tra piano e ottoni, crea con Overly Dramatic Truth il tappeto ritmico perfetto per uno dei testi d’amore più introspettivi e sentiti tra quelli ascoltati negli ultimi anni.

Insomma, per concludere in sintesi: se I’ll Sleep When You’Re Dead non rappresenta la perfezione di un certo “modus operandi” dell’indie rap contemporaneo ci va molto vicino; consacrando El-P tra i protagonista assoluti della musica indipendente del decennio.

Related Posts

Powered by Calculate Your BMI