I Moonloverz nel nuovo disco raccontano le emozioni di un Plenilunio

by • 30/10/2018 • Copertina, RecensioniCommenti disabilitati su I Moonloverz nel nuovo disco raccontano le emozioni di un Plenilunio175

Per chi scrive, il progetto Moonloverz era stato una delle rivelazioni più interessanti del 2016. L’unione di quattro rapper diversi, ognuno contraddistinto da caratteristiche peculiari ma al contempo con diversi elementi stilistici comuni, aveva dato vita ad un esperimento vincente, dai tratti innovativi e al tempo stesso familiari. Nell’articolo di approfondimento che dedicai loro su un’altra testata – vorrei linkarlo, ma il dominio è scaduto e non è stato rinnovato – li definì infatti come il mix vincente di elementi riscontrabili nel rap di altri artisti, numericamente anche più forti di loro, il cui punto di forza era rappresentato proprio dall’unicità della miscela. Nel loro nuovo progetto, intitolato Plenilunio, tutti i punti di forza fanno capolino di nuovo, rinforzati e raffinati da due anni di produzioni soliste che hanno arricchito i singoli componenti del gruppo. La voce graffiante e affascinante di Soulcè, arricchita dall’esperienza teatrale, depositaria di immagini d’impatto; la liriche eteree, sognanti e introspettive di Swelto; la finezza tecnica di ElDomino, al servizio di strofe fortemente intimiste; la leggerezza di Azure Stellar, condita da venature di canto. Un quartetto d’eccezione, dalla fama consolidata nel florido panorama underground italiano, che spinge i singoli membri oltre i propri limiti stilistici e li sprona a sperimentare, a scrivere ragionando in maniera diversa rispetto ai propri progetti solisti. Lo spazio disponibile per ciascuno si riduce in maniera vicendevole, le immagini rappate si fanno più brevi ma incredibilmente più incisive, al fine di sfruttare al meglio ciascuna barra. L’autocelebrazione si mischia alla riflessione, l’astrazione vive in funzione della narrazione, il racconto si mischia alla descrizione, i rimpianti si intrecciano con la forza d’anima. Ciascun rapper esce a più riprese dalla propria comfort zone, anche per una sola barra, anche prendendosi qualche rischio – come inserire nello stesso brano citazioni a Buster Keaton, Montella e Baudelaire, riuscendo a non risultare forzati o artificiosi.

A differenza dell’omonimo disco d’esordio, in questo caso i Moonloverz hanno inserito un paio di collaborazioni, selezionando artisti stilisticamente compatibili e allo stesso tempo allettanti per gli ascoltatori, poiché perfetti per rendere al meglio in atmosfere simili. William Pascal, Claver Gold e Zampa arricchiscono Plenilunio inserendosi alla perfezione in un mosaico che sembra costruito anche in virtù delle loro capacità. Il pezzo con l’artista del roster Do Your Thang ha infatti una natura più malinconica e incalzante; il brano con Claver Gold è invece una love song atipica, affianca al racconto della relazione l’analisi dei propri difetti; Zampa, infine, partecipa ad una traccia dai toni nostalgici ma al tempo stesso speranzosi e sognanti. Il punto di forza dei Moonloverz è la capacità di mescolare sensazioni ed emozioni apparentemente contrastanti, disillusione e speranza, delusione e sogno, nostalgia e voglia di guardare avanti; nelle loro liriche tutto sfuma, si mescola e assume dei toni agrodolci affascinanti, che avvolgono delicatamente l’ascoltatore e lo guidano, fino a lasciarlo perdersi tra parole e melodia. La delicatezza delle produzioni si rivela la scelta perfetta per amplificare la natura onirica del rappato dei quattro artisti, creando un’alchimia strofe – beat che raramente si manifesta in maniera così impeccabile.

Non troverete orpelli tecnici strabilianti, voli pindarici a colpi di metriche incredibili o colpi di scena serviti da punchline inimmaginabili: Plenilunio è un disco da assorbire, da lasciar filtrare sottopelle, per percepirne atmosfere, emozioni e sensazioni nella loro totalità. Un viaggio fortemente empatico, delicatamente risoluto, totalmente introspettivo – i Moonloverz si guardano dentro, ma a fine disco vorrete farlo anche voi, almeno un paio di volte.

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