I Love DDP

by • 29/07/2005 • RecensioniComments (0)922

Ritornano sulla lunga distanza, a 6 anni da "Strada", i DDP, gruppo di Tortona composto da Quagliano, G Soave, P Duellz e il produttore Alfredo. Come sostengono nel pezzo d'apertura "Mi Ami" i DDP non se ne sono mai andati, sono sempre rimasti a fare le loro cose nel sottosuolo italiano. Ora, dopo anni di latitanza dai "grandi" circuiti, eccoli ritornare con questo "I Love DDP"

Il disco, che si presenta con una copertina tanto semplice quanto tamarra, è sostanzialmente una costante ricerca sul suono più in auge di questo periodo, suoni alla moda, arabeggianti in alcuni casi (Pubblici Nemici) soulfood in altri (Così come sei) con il comune denominatore della qualità. A dispetto del facile scimmiottamento del suono Usa più in voga, Alfredo riesce a creare delle ottime basi che vanno oltre il classico suono made in Italy. A prescindere dai gusti, il tappeto sonoro è ben realizzato, suoni belli tondi e puliti e poco spazio per grezzume vario. Un chiaro esempio di tutto questo è il beat de "L'inverso" pezzo che suona uguale uguale alle ultime produzioni di Dr.Dre (sta agli altri decidere se è un complimento o meno), tre suoni tre e risultato più che convincente.

Se dal punto di vista delle produzioni c'è ben poco da recriminare, il livello degli mc è ciò che toglie valore all'intero disco. Quagliano, Soave e Duellz mancano di invettiva dal punto di vista lirico e di coinvolgimento. I testi sono banalmente autocelebrativi e anche quelli più impegnati (La Risposta) scadono nel retorico con rime non all'altezza della produzione. Solo P Duellz riesce a tenere vivo l'interesse grazie ad un flow del tutto particolare che da importanza anche a parole che di importanza non ne avrebbero. Nel pezzo solista "L'inverso" e ne "Il Gioco del Rap" le sue liriche elementari si fondono alla perfezione con le atmosfere create da Alfredo dando quel sapore ignorante che manca parecchio in Italia. Quagliano (mc dalle indubbie capacità, non me ne vogliano i fans) e Soave non riescono a tenere il passo del loro compare e il loro tentativo di dare maggiore profondità al lavoro è ciò che li penalizza. Rime troppo semplici e condite di retorica che sanno di già sentito, un esempio a caso: "e questa è l'unica vita che ho su questa terra / la mia pace, la mia guerra".

Ciò che manca è la personalità e le capacità per uscire dal solito clichè del rap "all'americana" a qualsiasi costo. La perfezione estetica non combacia mai con la perfezione artistica e si sente. Un prodotto ben confezionato, ben progettato, ben realizzato, al quale manca quel tocco di classe fondamentale per uscire dalla melma discografica del rap italiano. Pezzi come "Così come sei" sono seriamente appetibili anche (o soprattutto) per un pubblico più ampio ma il rap, che è ciò di cui si parla su queste pagne, si stabilizza su un livello troppo basso.

I Love DDP è un disco che piacerà a molti e a molti altri risulterà inascoltabile. Consiglio un ascolto per capire di quale delle due fazioni fate parte e perchè, in ogni caso, a livello di suoni è davvero un piccolo passo avanti.

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