Hyperdimension Neptunia Producing Perfection

by • 07/06/2014 • Rubriche, The Game VaultComments (0)508

neptunia

La saga di Hyperdimension Neptunia continua la sua folle corsa verso l’occidente con un nuovo episodio, stavolta votato a velleità gestionali piuttosto che a logiche RPG, genere ludico nel quale la serie si è sempre riconosciuta sino ad oggi. I geniacci dietro le avventure di Nep-Nep e le amiche CPU, tutte rappresentazioni antropomorfe di console da gioco, hanno stavolta deciso di omaggiare il genere IDOL-Simulator, tipologia di videogame molto popolare in Giappone, ma quasi del tutto sconosciuta in occidente, rappresentata in madrepatria dal franchise “THE [email protected] di Bandai Namco. Lo scopo di questi titoli è quello di seguire l’ascesa verso il successo di un’idol, una figura piuttosto comune nello showbiz nipponico, tuttavia non traducibile con nessun termine occidentale. Essere un’idol significa essere ballerina, attrice, cantante, ma anche conduttrice ed esempio civico e morale per i propri fans, i quali sono religiosamente votati alle loro figure. Le Idol (così come il loro corrispettivo maschile, gli idol) sono persone che vengono lanciate verso il successo da case discografiche o di produzione cinematografica, date in pasto ai media e al terribile mondo del fanatismo. Ovviamente il titolo Compile Heart, così come la serie Bandai Namco, non ha alcuna pretesa di tratteggiare con realismo la figura delle idol o del mondo dello spettacolo che le circonda, ma è solo un modo per celebrare la carineria e il fattore “moe” di queste attraverso coreografie, costumi, burlesque e motivetti catchy. Hyperdimension Neptunia: Producing Perfection segue questo filone video-ludico, proponendo un gameplay che risulta essere la versione leggera e maggiormente user-friendly del già citato titolo Bandai Namco. L’ultima fatica di Compile Heart in oggetto è una lettera d’amore indirizzata ai fans della serie e agli amanti dell’estetica anime “moe”, tant’è che il gioco stesso, al suo avvio, invita i giocatori a “non prendere sul serio” ciò che viene dipinto dal titolo nel corso della storia, premettendo che tutto ciò che verrà raccontato non sarà considerato canonico ai fini della continuità narrativa della serie. Il mondo di Gameindustri, l’universo narrativo di Hyperdimension Neptunia, è scosso dall’arrivo di un gruppo di idol formato dagli acerrimi nemici provenienti dal passato delle dee che governano i quattro regni di Lastation, Leanbox, Lowee (vi suonano familiari?) e Planeptune. Il gruppo, chiamato MOB-48 ha guadagnato da subito una popolarità tale da far tentennare la devozione dei fedeli nei confronti delle quattro divinità, azzerando il loro “share”, una percentuale numerica che indica il livello di potere e il grado di influenza che queste possono esercitare. Per poter contrastare lo strapotere dei MOB-48, le quattro protagoniste decidono di evocare un produttore da un’altra dimensione che possa aiutarle nel loro debutto nello showbiz, tuttavia a causa di uno strano scherzo del destino, finiranno per evocare… il giocatore. Maschio, e nel pieno della sua eterosessualità, si intende. Essendo il titolo fortemente mirato alla fanbase del franchise, non può che presentare una massiccia dose di fanservice, laddove il gameplay gestionale risulta quasi del tutto accessorio. Nonostante, infatti, il sistema di gioco introduca, nelle sue innumerevoli schermate di grafici, percentuali e indicatori il grado di affinità con le varie protagonista, le statistiche indicanti le loro singole abilità e l’impatto della loro figura in termini di popolarità e vendite, la sensazione è che le performance canore, ovvero il fulcro dell’esperienza di gioco, non vengano mai realmente influenzate dai freddi numeri, quanto piuttosto dall’abilità con cui il giocatore gestisce la regia dinamica dei concerti. Durante gli spettacoli è possibile attivare effetti speciali, luci e giochi pirotecnici premendo i tasti quadrato, triangolo ed X, mentre con cerchio e l’aiuto della croce direzionale si gestiscono inquadrature, fotografia e zoom drammatici su particolari, come seni rimbalzanti – in modo fin troppo accentuato – e close up sulle tenere espressioni lanciate dalle protagoniste, chiaramente caratterizzate seguendo un’estetica estremamente moe. Anche in questo caso il gameplay risulta molto semplificato, con una votazione finale che sembra premiare il button mashing piuttosto che una vera ricerca del bello nelle inquadrature e nella coreografia. Sempre in occasione dei concerti è possibile definire l’aspetto della propria protagonista attraverso un didascalico editor a menù che permette di personalizzare mise, accessori e colore dei capelli, ma anche in questo caso le scelte operate dal giocatore si riveleranno del tutto ininfluenti in termini puramente ludici. Tornando alle attività manageriali, è possibile scegliere come passare i giorni fra diverse attività, come gli allenamenti, l’auto-promozione o cercare di instaurare rapporti d’amicizia con le idol avversarie per arrivare a formare un duo o un trio. Ogni tipologia di attività che esula dall’ambito ricreativo andrà a incrementare un indicatore dello stress che, se non verrà azzerato con attività rilassanti, determinerà la fine prematura dell’avventura del giocatore. Durante il succedersi delle giornate è possibile incontrare degli eventi unici legati al personaggio o all’affezione che questo prova nei confronti del giocatore. In questi casi, il più delle volte, si verrà chiamati a rispondere a dei quesiti con più possibilità di replica, stratagemma che permetterà di seguire decisioni sempre migliori man mano che si inseguiranno i molteplici walkthrough di uno specifico path narrativo per poter sbloccare tutti i finali e tutti i collezionabili ivi nascosti. Hyperdimension Neptunia: Producing Perfection contiene ben 39 trofei: uno di platino, quattro dorati, dodici argentei e ventidue bronzei. La maggior parte dei trofei sono facilmente ottenibili giocando ai singoli path narrativi dedicati alle protagoniste, dove ognuna di loro presenta ben tre finali. L’unico modo per poter sbloccare tutti gli ending è quello di rivivere almeno tre volte la storia di ognuna della protagoniste, per un totale di un gran numero di ore in compagnie delle lolite moe di Hyperdimension Neptunia. Tecnicamente il titolo risulta molto gradevole, con una direzione artistica deliziosa e impreziosita da un character design elegante, dai tratti volutamente naif. La grazia degli artwork bidimensionali, resi vivi e pulsanti da idle animations anche durante le fasi di dialogo a box testo, lascia spazio a una modellazione poligonale più che sufficiente, ma non particolarmente curata sotto il profilo delle animazioni e delle texture. Palcoscenici, elementi di sfondo ed effetti di luce soffrono il peso di una qualità tecnica media al di sotto di ogni standard ormai accettabile su console portatile Sony, andando a riconfermare, purtroppo, un trend che la serie si trascina dietro fin dai suoi albori. Il comparto sonoro è composto da musiche di sottofondo di discreta fattura estratte direttamente dai titoli mothership e temi canori orecchiabili e dall’influenza fortemente JPOP. Hyperdimension Neptunia: Producing Perfection è un videogioco destinato ad un target specifico dal quale non vuole allontanarsi per nessuna ragione: i fans della serie originale e gli amanti della stile Moe, persone per le quali i limiti ludici e tecnici del titolo verranno opportunamente bilanciati da una grande dose di fan service e dialoghi più o meno umoristici. La serie riconferma la sua totale estraneità al grande mercato occidentale, continuando a puntare ad una specifica utenza che potrà trovare, anche in questo capitolo, abbastanza elementi in grado da controbilanciare qualsiasi mancanza.

Voto: 6.5

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