Hate

by • 10/01/2006 • RecensioniComments (0)464

Dei tanti motivi utilizzabili per introdurre questo nuovo disco di Bassi Maestro ho deciso di non sceglierne nessuno per il semplice fatto che sono pigro. Tanto il personaggio ormai lo conoscete tutti e non penso sia poi così necessario ricamarci sopra ulteriormente.

"Hate" (eight, omofonia) è appunto l'ottavo disco di Bassi Maestro e finalmente, dopo una serie lavori piuttosto effimeri e mediocri, siamo di fronte ad un album convincente e ispirato, un tributo alla vecchia scuola quantomai attuale e ricco di senso. Se poi si tiene conto che è solo all'ottavo che troviamo l'mc/produttore milanese alle prese con un disco tutto suo, niente featuring di sorta nè ai beats nè al microfono, viene da chiedersi l'utilità di molte delle sue precedenti uscite, zeppe di gente ma spesso prive di direzione.

Un tributo alla vecchia scuola dicevamo, ed è così innanzitutto a livello musicale, in molti inseriscono elementi old school nei propri beats, pochi lo sanno fare con stile. Bassi è uno di questi, è bravo perchè non si limita a ricreare il sound dei pionieri ma amalgama questi elementi al suo tipico fare beats, creando un ibrido convincente in sè e coerente rispetto al suo modus operandi. Basti notare, per esempio, come riesce a spremere ulteriore juice da un break stra-abusato come "Impeach The President" (in "What I Am"). Ottimo anche l'uso dello scratch, mai solipsistico eppur efficace nel completare i pezzi con samples vocali cuttati dai super classici del rap made in Usa.

Al microfono nessuna rivoluzione in atto, chi detesta Bassi difficilmente se ne innamorerà ascoltando queste 20 tracks. La solita attitudine, il solito stile, la solita strafottenza: c'è chi lo ama per questo e chi per questo lo odia, lascio a voi scegliere da che parte stare. Nonostante ciò va sottolineata la cura con cui è stata concepita ogni traccia e l'acume con cui Bassi resta fedele a se stesso senza eccedere negli atteggiamenti che nel corso degli anni han contribuito, negativamente, a stereotipare la sua immagine. Così abbiamo sia la zarraggine ("Troubles" o "Pop Music") che il citazionismo ("The Lyrics", "The Phenomenon" e "The Crib"), sia la malinconia ("You" ed "Hate") che l'aggressività ("Bang Your Head" e "Knock 'em Out"). Un lavoro compatto e completo il cui unico limite, se così possiam chiamarlo, è quello di essere ottimo a livello musicale e "solo" buono a livello lirico, creando un dislivello talvolta davvero accentuato. Il pezzo migliore del disco è sicuramente "Dedicated": Bassi stende un beat in puro stile Sano Business e ci rappa sopra la "sua" storia, da Vito War ai Public Enemy, da Esa all'Area Cronica, da Next One ai Cypress Hill per un intrigante flashback di luoghi, personaggi ed emozioni nella storia dell'hip hop in Italia, dai primi anni '90 ad oggi.

Related Posts

Powered by Calculate Your BMI