Guilty Gear X2

by • 14/09/2014 • Rubriche, The Game VaultComments (0)506

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Guilty Gear è una serie di nicchia. Estremamente di nicchia. Dall’uscita del primo episodio, datato 1998, qualunque giocatore stufo delle classicità dei titoli SNK e soprattutto Capcom ha potuto rivolgere altrove il suo sguardo, in un contesto di tecnicismo quasi estremo. Difatti, Arc System Works si presentò con una proposta particolare, di certo non appetibile ai più ma molto coinvolgente per tutti coloro che stick e pulsanti li san far girare alla perfezione. Una fascia di giocatori che deve essere anche abbastanza sostanziosa, se è vero che ormai siamo arrivati al quindicesimo titolo della serie (che a onor del vero consta però per almeno la metà di revisioni di episodi precedenti). Vi basti sapere che nel classico futuro nel quale l’umanità è allo sbando, al termine di una guerra centenaria contro macchine organiche chiamate, appunto, Gears, un gruppo di combattenti si riunisce per sfidare il pericolo rappresentato dal cattivone di turno. Ci sono delle sottotrame, come le vicende del tormentato Sol, ma non è ovviamente questo il titolo dal quale è lecito aspettarsi una sceneggiatura particolarmente elaborata. Ciò che invece è del tutto lecito aspettarsi in un picchiaduro moderno è una nutrita selezione di modalità di gioco, ed il primo impatto con Guilty Gear da questo punto di vista è del tutto positivo. Oltre al fondamentale arcade mode figurano altri classici come la modalità survival, ed opzioni più sperimentali come la modalità a missioni, nella quale soddisfare determinati requisiti all’interno di un incontro. La modalità storia propone poi, per ogni personaggio, una serie di incontri, collegati tra loro seguendo le vicende di ognuno di loro ed offrendo delle scelte tramite classici bivi. Nella pratica questa modalità lascia però alquanto a desiderare: nel momento in cui la si realizza, si presuppone che la modalità storia debba avere una certa coerenza, ed invece si tratta solo di incontri collegati tra loro da elementi narrativi piuttosto pretenziosi, che nel loro insieme non forniscono affatto l’idea generale di una storia coerente e fluida per ognuno dei protagonisti. Andiamo ora a scavare nella giocabilità, e quindi in quello che rappresenta più di ogni altro fattore il perno attorno a cui ruota l’esperienza di gioco tipica di un picchiaduro: il sistema di controllo. Ai tasti frontali del classic controller, assolutamente indispensabile per poter fruire nella maniera migliore del titolo Arc System Works, sono legati gli attacchi performabili, con i classici pugno e calcio e i più peculiari slash, uno standard ed uno più potente. Le soluzioni legate a questo impianto sono assolutamente tradizionali, con quarti di luna e pressioni prolungate di direzioni e pulsanti, ma è il modo nel quale vengono attuate che rende ogni titolo della serie di Guilty Gear diverso dalla concorrenza. Ovviamente, accanto alle mosse normali, figurano quelle speciali, performabili tramite il riempimento dell’indicatore apposito, e ferocemente devastanti. Il concatenamento di combo, in un normale picchiaduro rappresenta il metro dell’abilità del giocatore, che può però riuscire a cavarsela anche qualora riuscisse a portare di seguito ben pochi attacchi. Questo, è vero solo in parte: per i primi incontri al livello di difficoltà più basso può bastare in effetti un approccio poco tecnico, condito da una piccola dose di button mashing che il titolo concede generosamente al giocatore (per sentimento, non per quantità). Giocando vi accorgerete che normalmente riuscirete a fare ben pochi danni, ma già una piccola combo provocherà all’avversario una dose ben più consistente di dolore. Scordatevi, insomma, lo spam dei pugni e calci forti di uno Street Fighter. Com’è facile immaginare, questa caratteristica rappresenta lo spartiacque tra chi godrà appieno del gioco, e chi invece proprio non riuscirà a farselo piacere, ed è la causa principale della limitata affermazione della serie tutta. Ed eccoci quindi alle considerazioni riguardo le novità del titolo in questione. Lo sprite animato è l’essenza grafica del picchiaduro bidimensionale, e la maniera in cui esso è declinato dai ragazzi di Arc System Works è sempre stata da applausi, con una direzione artistica capace di valorizzare ogni combattente. Eppure, ferma restando la qualità artistica di quello che si vede sullo schermo, fondali compresi, i limiti tecnici si vedono tutti, tra animazioni non sempre fluide, effetti poco convincenti e le magagne della bassa risoluzione, non imputabili in questo caso ai limiti della macchina. Attinente alla tradizione della serie anche la colonna sonora, d’ispirazione assolutamente metal, ma che a nostro avviso manca di temi menzionabili per qualità e spesso degrada in riff noiosi, già sentiti e simili tra loro. Ad alzare la valutazione in questo campo intervengono il buon doppiaggio giapponese, godibile nello story mode, e gli effetti sonori comunque gradevoli. Guilty Gear può essere un buon punto di partenza per approcciarsi alla serie, ma non rappresenta niente di nuovo per chi già la conosce, né tantomeno presenta contenuti di rilievo tale da giustificarne l’acquisto qualora fossimo in possesso della versione precedente. Considerazioni d’opportunità a parte, rimane un buon picchiaduro, non immediato ma profondo, capace di regalare puro divertimento a chi è in grado di assimilarne le meccaniche.
Voto: 8.5

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