Guerilla City

by • 26/12/2004 • RecensioniComments (0)461

La prima volta che ho sentito il nome "Guerilla Black" la reazione è stata "e chi cazzo è", punto. Ignoranza data dal non seguire Mtv e dall'ignorare la funzione storica delle radio perchè, a quanto pare, il primo singolone tratto dall'album, "Compton", è stato un successo pure da noi. In breve: chi è Guerilla Black? È un tizio che proviene da Compton, grasso quanto Biggie, con la stessa impostazione vocale di Biggie e con lo stesso modo di pronunciare ed allungare le parole che aveva Biggie. Fate la prova con un suo pezzo, "Choice Is Yours", dove con la logica del Jackin' For Beats lo potete sentire rappare su una serie di beat usati da B.I.G. (incluso Kick In The Door, ERESIA!!!)

Comunque sia: se si toglie il fatto che GB è appunto quanto di più simile ci possa essere a Biggie, "Compton" non è male: Beenie Man nel ritornello fa la sua figura -niente de che, ma ci sta-, la rappata non è male ed il beat di Carlos "Six July" Broady ha un bel campione che rimane in testa anche a mesi dall'ascolto. Chiaro, il fatto che il Nostro sia un sosia di Biggie e che alcuni beat siano prodotto da Broady fa un po' venir la voglia di darsi una scaramantica grattata di maroni, ma questo è secondario.

Quanto all'album, beh, non c'è molto da dire, purtroppo.

Per chi odia i prolissi, riassumo in una frase quel che seguirà: è il classico album fatto da un MC decente che, però, non sa bene a che pubblico rivolgersi e perciò il risultato non è nè carne, nè pesce; alcune canzoni sono belle, altre meno, ma sta di fatto che il mondo avrebbe continuato a girare come prima anche senza questo disco. Tutto qua.

Entrando invece nel dettaglio, il CD comincia bene: Hearts Of Fire (prod. Carlos Broady) è una specie di introduzione al personaggio Guerilla Black ed al suo curriculum di sfighe personali. Il bel campione di Bob Marley, No More Trouble, anche se già sentito (non dico dove perchè altrimenti comincio a ridere) è parecchio bello e non essendo Broady un fesso lo ha saputo utilizzare in maniera efficace. Anche il pezzo successivo, Guerilla City, si lascia ascoltare: chiaro, è la solita storia del "mio-quartiere-che-fa-brutto", però ha il pregio di suonare come un pezzo west vecchio stile, a metà tra Warren G e Dre, valido. Segue Compton, della quale già ho detto, e poi You're The One, prodotta e col featuring di Mario WInans. Questo è il classico esempio di pezzo "da Biggie", manca solo Puffy che faccia gli adlib ed i versetti in sottofondo.

Tanto per spezzare la noia, passiamo alle vere schifezze: Trixxx è una porcheria che, immagino, vuol suonare molto crunk. Ce la mette tutta, eh, ma è da ascoltare se si è depressi. Ancora più geniale è Say What, che non so che cazzo campioni, ma il beat sembra una versione riaggiornata (senza pre-editing e schitarratina finale nel loop) di Boyz N The Hood di Eazy E .Per dire, qui c'è un tic tic tic che sembra provenire da Pacman o Arkanoid, non so quale fosse l'idea, ma il risultato è esilarante. Il ritornello poi è una chicca di umorismo. Volendo essere inflessibili, pure Yes Sir e It's Alright sono 'na mezza vaccata, ma non hanno quel qualcosa di trash che rende indimenticabili i precedenti due pezzi. Comunque propongo una mozione per la limitazione nell'uso dei clap, non se ne può più, se ne abusa.

Tornando a cose più o meno positive, si potrebbe dire che le due apparizioni di Jazze Pha potrebbero piacere agli appassionati del genere, e che i restanti pezzi (Sunrise e My First) sono delle tracce probabilmente messe lì per allungare il brodo con le cazzate, ma che comunque nel contesto generale dell'album non danno fastidio. Ah, beh, c'è anche un pezzo con NAte Dogg: si viveva anche senza, ma non da fastidio. Il beat poi è carino, peccato per le batterie un po' fiacche.

Il vero problema di questo disco però qual'è? Che se voglio ascoltare un disco con roba prettamente da club e magari un pochino più originale, compro Snoop; se invece m'interessa qualche roba un pochino più ignorante ed a metà tra il ballabile ed il cafone, prendo The Game. Questo giusto per fare due nomi di gente che può reinserirsi nel filone di Guerilla Black ma che di sicuro ha più potenzialità. Inoltre, se è vero che Biggie riusciva in un solo album ad abbracciare più generi diversi, è anche vero che questa formula spesso viene adottata da gente che invece NON lo sa fare, ed il risultato sono album che alla fine dell'ascolto ti lasciano quell'impressione di "ma che cazzo ho ascoltato, prima?", in quanto privi di mordente, sia nell'accostamento dei beat che nella stesura dei testi. Infatti, sarà anche vero che GB tutto sommato se la cava, ma in primo luogo non fa chissà che numeri con metafore piuttosto che con le rime stesse (es: "Man, I got the method like Tical"… embè? Sticazzi, scusa; o "He came short like Dan DeVito": una similitudine MAI sentita, eh?); inoltre la sua capacità di scrittura di certo non fa gridare al miracolo, è seriamente poco incisiva. Fai poi che per qualche strano motivo sono anni che ci siamo abituati a sentire album che: a) hanno una traccia hardcore dove spiegano chi sono, b) hanno un paio di pezzi da club in stile Neptunes o Timbaland o Lil Jon, c) alternano una canzone sulle troie ad una dedicata alla VERA donna (mi raccomando, mai però senza ritornello cantato, il lato tenerone va evidenziato) e d) raccolgono un po' di tracce che non si sa che cazzo vogliano dire ma tanto a quel punto non importa più a nessuno. Così come'è, Guerilla City è il classico disco che uno si scorda di averlo, e che col fatto che ha la copertina in bianco e nero, se lo si lascia in giro, si rischia di confonderlo con un qualche volantino per la promozione del sociale raccattato in stazione.

Non faccio previsioni sulla carriera di GB, però -al di là di menarcela sul fatto che ha le balle piene di essere paragonato a Biggie- la prossima volta sarebbe un bene se pensasse di essere meno manierista nel concepire un album, accettando il fatto che saranno sì e no una decina i reppusi che riescono a passare da un genere all'altro senza dare l'impressione di essere, nella migliore delle ipotesi, confusi.

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