Gue Pequeno (Club Dogo): l’intervista

by • 12/01/2010 • IntervisteComments (0)2165

Non so a voi, ma a me capita spesso. Metto in play un album dei Club Dogo e, già a metà della prima traccia, un sentimento di pura esaltazione mi pervade. Ogni volta, anche dopo aver consumato il disco a furia di ascolti, non riesco a fare a meno di sorprendermi a pensare: “Ecco, è proprio così che dovrebbe essere il rap italiano. Dovrebbe trasmettere proprio questa sensazione”. È qualcosa che trascende completamente i gusti dell'ascoltatore.  Certo, si fonda su parametri tecnici razionali, ma è più che altro una questione di energia e vibrazioni. Gue, Jake e Donjoe hanno il vero X Factor, per rubare le parole alla Maionchi. Non è roba che si compra o che si impara: con quel talento ci si nasce, e in pochissimi ci sono nati.

Forse proprio perché è impossibile discutere delle loro capacità (sul fatto che sono il top di gamma c'è praticamente unanimità assoluta, difficile spostare il discorso più in là di così), di recente i Club Dogo hanno fatto molto parlare di sé per vicissitudini “parallele”: su di loro si è detto tutto e il contrario di tutto. E visto che, tra le altre cose, Hotmc gestisce il più grande forum online sull'hip hop italiano,  ovvero il centro nevralgico di pettegolezzi, dubbi e discussioni oziose, abbiamo pensato di fare un esperimento. Abbiamo raccolto e frullato insieme molte delle questioni sollevate nei forum o nelle chiacchierate tra amici e le abbiamo sottoposte direttamente a Gue. Il risultato è un'intervista volutamente atipica, che crediamo valga la pena leggere.  Ps: Se qualcuno se lo chiedesse, no, la leggenda che i Club Dogo mangino i giornalisti è falsa 🙂


Blumi: Per Dogocrazia avete cambiato etichetta. Dopo la fine del contratto con la Virgin, avete preso in considerazione anche l'ipotesi di non firmare più con una major?

Gue Pequeno: Considerando lo status attuale dei Dogo, potremmo anche prendere in considerazione l'idea di un'autoproduzione in modo da guadagnare di più sulla vendita diretta dei dischi, visto che possiamo contare su una vastissima fan base. In tutta sincerità, però, è un'ipotesi a cui pensano gli artisti che non hanno più proposte di contratto. In una seconda fase della nostra carriera potrà forse essere la scelta giusta, ma non ora.

B: Perché la decisione di firmare con Universal, quindi?

G:
La scelta è stata dettata innanzitutto dall'aspetto economico: una firma con una major comunque comporta dei budget, degli anticipi e una serie di altri vantaggi e comodità. La macchina dei Club Dogo, in ogni caso, funziona da sé, visto che abbiamo la completa direzione artistica, dalla musica alla grafica fino alla scelta dei registi per i nostri clip. L'etichetta produce, distribuisce e promuove il cd nei suoi canali, ma il resto viene tutto da noi e dal nostro management. Ogni giorno il mercato cambia in peggio, nel senso che si vendono sempre meno cd. In più, alcuni grossi media mainstream come le radio ignorano spesso il genere, di conseguenza cambia anche il modo di fare promozione: penso ad artisti come Vacca e a molti altri che, grazie a free download, video sul web eccetera, stanno riuscendo ad ottenere il loro seguito tramite circuiti assolutamente alternativi. Le major  hanno anche dei lati negativi, ad esempio l'essere un po' obsoleti e legati a dei metodi antiquati di lavorare. Di fatto, il loro unico scopo è vendere un supporto che ormai non compra più nessuno!

B: Restando in tema dell'album, in Dogocrazia si nota un cambio di sonorità piuttosto netto. La scelta dipende da ciò che è in voga in questo momento o si tratta semplicemente di un'evoluzione dei vostri gusti?

G: Mi sembra di notare una vena polemica in questa domanda: sembra che voglia dire  “Avete un sound scopiazzato dalle hit americane del momento”… (ride) Ti rispondo che il cambio di sonorità non è assolutamente netto, ma da qualche anno c'è un Dogo Sound molto riconoscibile, chiaramente riconducibile ai suoni attuali dell'hip hop mondiale, ma senza copie spudorate. I suoni elettronici, l'808 e quant'altro li usiamo da anni ormai, e onestamente penso che le produzioni in Italia che copiano paro paro le hit americane siano altre. Gli stessi suoni di Donjoe in Dogocrazia si sentono anche in Marracash e si sentivano anche in Vile Denaro e Benvenuti Nella Giungla. Parlando di sonorità in voga, non abbiamo usato bpm troppo alti tipo dance (la cosa più in voga in USA quest'anno, vedi Black Eyed Peas o Kanye West), né troppo bassi tipicamente dirty south. In tutti i nostri LP c'è sempre  qualche episodio più “classico”, vedi Gunz From Italy o Il Mio Mondo, Le Mie Regole, che riecheggia un po' Mi Fist.

B: Sempre a proposito di sonorità, perché inserire così tanti ritornelli improntati sull'uso di vocoder e autotune? È una novità per voi. Tra l'altro, al momento, negli Stati Uniti, è prerogativa soprattutto di un certo tipo di rapper ed è anche piuttosto discussa (vedi Jay-Z che, con la sua D.O.A., sostiene che a furia di abusarne i pezzi rap ormai sembrano suonerie per cellulari) …

G: Premetto che l'autotune ha rotto anche a me, ma ci tengo a dire che i Dogo sono stati i primi anche in questo, nel senso che appena il fenomeno è esploso (o meglio, tornato, perché l'autotune si usava da una vita, ad esempio nella dancehall) in USA, nella compilation Dogo Gang l'abbiamo usato nel brano Ragazza Chic. Dopo pochi mesi, con i vari T-Pain e simili che impazzavano, hanno iniziato a usarlo tutti gli altri, anche in Italia. Non mi scandalizzerei particolarmente, visto che lo ha usato davvero chiunque in tutto il mondo; è una tendenza dell'hip hop, come il momento in cui andavano abbestia i campioni di voce chopped-n-screwed. In Dogocrazia ci sono soltanto due pezzi in cui l'abbiamo usato. Amore Infame è uno dei miei testi preferiti e la versione con Daniele Vit sarebbe già dovuta essere sul disco, ma per motivi di tempo è stato solo fatto un remix dopo, che si trova su Myspace.com/clubdogo.


B: Poco fa citavi Gunz from Italy. Si è molto parlato dei vostri featuring con Infamous Mobb e Kool G Rap. Innanzitutto, visto che i vostri gusti sono estremamente eterogenei e variegati, come siete arrivati a scegliere proprio queste due collaborazioni e com'è andato l'incontro con loro?

G: Premetto che Kool G Rap per me (e penso non solo per me) è un mito al pari di De Niro, Kurt Cobain e Spike Lee! (ride) Donjoe ha un manager negli Stati Uniti che ha creato il link con Kool G, il quale ha adorato la strumentale e, dopo aver appurato la caratura della band, ha accettato. Questo era un disco importante per noi, visti i featuring di J-Ax e di Terron Fabio dei Sud Sound System, e potendolo fare abbiamo aggiunto anche dei rapper americani. Ovviamente questo tipo di collabo non serve a nulla per il mercato italiano, né per i giovanissimi ascoltatori: serve solo a noi, a marcare un'appartenenza e un amore verso l'hip hop e l'underground nel senso autentico del termine, anche se abbiamo una sorta di visibilità mainstream.

B: C'è chi suppone che abbiate pagato per ottenere questi featuring. Puoi definitivamente confermare o smentire questa voce?

G
:
Senza offesa, ma questa domanda sembra provenire dagli anni '90 ed è intrisa di tutta l'ingenuità e provincialità di una certa scena hip hop italiana. Tutti i featuring del mondo si pagano, dove il rap è un business. I miei featuring si pagano, figurati se non si paga Twin Gambino o Kool G! Sembra che debba confermare o smentire il rumor di una cosa tabù e vergognosa, come aver venduto droga davanti alle elementari.

B: Approfittando del discorso, spiegaci un po' come funziona questo tipo di operazione. Può permetterselo solo una major o chiunque potrebbe farcela? E i rapper americani dicono di sì solo ad artisti che apprezzano oppure non fanno nessuna selezione?

G: Questo mito della major con budget milionario e possibilità infinite va sfatato. L'operazione, come ho spiegato prima, è avvenuta solo grazie a noi: se un artista americano vede che il tuo Myspace ha oltre 2 milioni e 100.000 visite e la tua roba suona di brutto, prende in considerazione l'idea di farlo. In più stiamo parlando di artisti leggendari, ma non inseriti nel mercato hip hop attuale e senza cachet eccessivi. Kool G, in Europa, ha collaborato solo con noi e con Azad in Germania. Chi conosce il rap tedesco sa di cosa sto parlando e potrà capire da solo se davvero chiunque può fare collaborazioni di questo genere!

B: Cambiando argomento, perché scegliere un pezzo come Sgrilla come primo singolo? Sicuramente immaginavate che sarebbe stata una decisione molto discussa…

G: Scegliere un pezzo come Sgrilla come primo singolo è fregarsene del buonismo e dei benpensanti e voler fare un bel pezzaccio nasty come da tradizione hip hop: volevamo sfondare l'impianto dei club e fare un party anthem. Il video è parecchio lontano dagli standard qualitativi dei clip italiani, quindi diciamo che l'eventuale polemica creatasi non ci ha tolto il sonno. Il pezzo ha creato disagi nella redazione di XL, che ci ha accusato di misoginia, alle Sonohrine (fan dei Sonhora) offese dalla rima sui suddetti, alle ipocrite radio mainstream italiane che snobbano il rap perché offensivo ma poi passano sketch a base di sesso, battute sulla cocaina e volgarità gratuite, e a una certa frangia di haters del web che ha accusato il pezzo di essere commerciale, anzi, kommerciale. Tutti gli ambienti sopra citati, senza offesa, non sono contesti che ci servono a promuovere e veicolare la nostra roba e non li stimiamo particolarmente, quindi, permettete il francesismo, sticazzi.

B: Restando in tema di polemiche, come vi ponete nei confronti di chi vi accusa di fomentare con la vostra musica l'ossessione per i soldi, la droga, il materialismo, la voglia di vivere alla grande e sotto i riflettori? Da come vi descrivono sembra quasi che voi siate Fabrizio Corona…

G: Onestamente, non penso di dover giustificarmi di fronte ad accuse che trovo sterili e che sminuiscono tutta la poetica e lo spessore delle liriche e della storia dei Dogo, riducendo il tutto a quattro concetti negativi. È giusto e normale che facciamo cagare a molti e che la musica arrivi a ognuno in modo differente, ma c'è un modo oggettivo e intelligente di esaminare la nostra produzione che raramente viene messo in atto, specialmente dai detrattori. Mi dispiace dire una cosa così ovvia e banale, ma i soldi, la droga e il materialismo sono alcuni tra i cardini della società attuale, soprattutto in una città come Milano. In tutti i nostri testi siamo sempre andati “contro” e, anche se dal 2003 a oggi sono cambiate molte cose (in noi e fuori di noi), andiamo sempre “contro”, ma in modo diverso. Oltre alle orecchie, ci vuole il cervello per sentire… Capisco che noi non siamo né nero né bianco e questo spesso mette in crisi l'ascoltatore, che ha bisogno di etichette e confini precisi. Molti vengono turbati da scarpe, vestiti costosi e gossip vari, e così pensano che abbiamo abbandonato la realtà e siamo diventati dei montati o degli “americani”. La verità è che viviamo realmente quello che raccontiamo e la nostra vita è questa: se la percezione di rap vero in Italia implica essere uno sfigato che vende 200 dischi e rima frasi retoriche di denuncia sociale e autocommiserazione, dando dei messaggi ipocriti, siamo ben lieti di essere giudicati male, di essere considerati venduti, materialisti e tutti gli altri aggettivi negativi che vi vengono in mente. Per fortuna non mi rimbalzano più dai locali come a 18 anni e al momento sto in studio, piuttosto che in piazza a bere e fumare, di conseguenza coerentemente la mia attitudine è un po' cambiata. In Italia l'ipocrisia va fortissimo anche tra quei cosiddetti “alternativi” che fingono di essere controcorrente ma che poi desiderano e invidiano quello che hai tu, che criticano la tua immagine ma già il fatto che stiano così ossessivamente a guardarti è un controsenso. Questi personaggi esistono in tutti gli ambienti e in particolare vanno fortissimo nell'hip hop made in Italy, dove se superi i mille dischi venduti e paganti ai concerti sei subito un sell-out, un impuro, un non hip hop, un montato… Mi Fist è diventato un feticcio per i rompicoglioni del “Dove sono quelli di Mi Fist?” (anzi, spesso leggo My Fist o addirittura My First!). Citando J-Ax, i nostalgici per me possono andare affanculo. Come tutti abbiamo degli aspetti controversi perché il mondo di oggi è controverso, ma siamo più sinceri di altri. Qualche anno fa una delle critiche più pesanti che ci muovevano era il fatto che parlavamo di coca: oddio, la coca è un tabù, siamo in Italia, questi fanno i gangster! Ora su tutti i giornali si legge che l'Italia è una delle nazioni al top per il consumo e lo spaccio, e che la pippano tutti, dai politici coi trans ai pischelli studenti, passando per ii vip e gli operai. E comunque a molti piace provocare, e tutti cadono nelle provocazioni. Quindi saluto Corona, anche se credo che non ci stia leggendo! (ride)

B: E quando i riflettori si spengono, com'è la vostra vita privata? Simile alle storie che raccontate nei vostri brani oppure più tendente alla normalità?

G: Oltre ai fasti del jet-set, questa vita comporta una serie di sacrifici e spesso ti porta a drammi personali in amore e nelle amicizie, che tutti abbiamo più o meno passato. Chi ci conosce personalmente sa che nonostante tutto siamo rimasti dei ragazzi normali, legati alle persone e i luoghi di sempre… Siamo persone di cuore con chi se lo merita. Per il resto ci sono tantissime leggende, facciamole proliferare!

B: Uscendo dal contesto dell'album, la realtà della Dogo Gang è sempre più variegata e solida. Tra l'altro, non sembra più trattarsi di una crew “tradizionale”, ma di un'organizzazione molto più strutturata. Per caso meditate di trasformarla in una vera e propria etichetta?

G: Dogogang è attualmente ai livelli di crew europee come Aggroberlin e simili, per portata della propria musica e influenza; è inoltre l'unica crew italiana ad avere un gruppo e due solisti firmati a una grossa major. Questo è un vero orgoglio. Ogni componente è molto indipendente e attivo sul fronte personale, ma
per ora non ci sono progetti di trasformare la crew in etichetta.

B: Hai da poco pubblicato un mixtape, Fastlife vol 2. Come mai hai deciso di farlo uscire proprio adesso e non, magari, in un momento morto tra un album e l'altro?

G: Non l'ho deciso, era pronto e l'ho fatto. Inoltre è appena uscito il quarto video dall'album e siamo in tour da mesi, quindi momenti morti non ce ne sono e non ne vedo in lontananza per un po'. Ho bisogno di una vacanza… (ride)


B: Tra l'altro, una domanda stupida ma che, vista la quantità di commenti che ho sentito sull'argomento, mi piacerebbe farti comunque: sei consapevole del fatto che la copertina di Fastlife vol 2 è una delle più discusse della storia del mixtape italiano? È bastato toglierti la maglietta per far piovere i commenti più variegati: troppo gay, troppo poser, troppo gangsta… (stavolta rido io, ndr)

G: Ne sono inconsapevole: nel mio ambiente tutti mi hanno detto solo che ho spaccato tutte le basi. Non penso di essere il primo né l'ultimo a togliersi la maglietta in una foto; inoltre, onestamente nella cover non trovo nessun elemento gay, poser o gangsta. Quello su cui le portinaie  dovrebbero discutere, invece, è che sono l'unico rapper italiano a questo livello che dopo un disco in top ten esce con un tape prettamente hip hop, con 20 strofe inedite piene di flow, metafore, punchline e collabo con tutti gli mc del momento, e che con un prodotto così genera un business maggiore del 90% di chi  esce con album ufficiali. Ogni street-video tratto dal tape è schizzato alle primissime posizioni dei video musicali più visti di Youtube spaccando il culo alla roba pop italiana. Poi, io di solito guardo le ragazze e non giudico le foto degli uomini.

B: Ora è il turno di una domanda a cui probabilmente ti sarai stancato di rispondere. Ci spiegheresti meglio cos'è successo per convincerti a scrivere Middle Finger, il dissing a XL e Rockit in cui citi anche Dj Gruff e Militant A?

G:
Premetto che la vicenda è per me e il mio team morta e sepolta. Ti spiego cos'è successo per dovere di cronaca, anche se penso che sia abbastanza chiaro a tutti. La rivista XL, dai tempi di Penna Capitale, pubblica articoli che danno un'immagine sfalsata della band, contribuendo a diffondere tra i giornalisti la nomea dei Dogo come “sessisti, promotori di abuso di droghe e finti-americani”. Finché alla redazione facciamo cagare e idolatra altri nostri colleghi, non c'è problema: il problema nasce quando, oltre ai gusti e alle critiche, si aggiungono giudizi morali (!) e personali, quasi sempre erronei. Penso che in quella redazione non ci sia nessuno con un background e una cultura musicale hip hop di un certo livello, e che quindi scrivano recensioni e articoli giusto perché li debbano scrivere. Il fatto che una giornalista abbia asserito convinta che ci sia un fortissimo parallelismo tra i Public Enemy e Fibra, e che diano il massimo dei voti agli ultimi dischi degli Assalti Frontali, la dice lunga sulla loro percezione della cosa e preparazione in materia.

All'uscita del disco, l'etichetta e la redazione hanno combinato un'intervista in cui Militant A avrebbe fatto da intermediario: in pratica avevano bisogno di un “traduttore” per capire l'universo Dogo. Più che parlare del disco e della storia del gruppo, la chiacchierata è una sorta di “processo”: parte del suo svolgimento è visibile su Youtube. Purtroppo, quando l'intervista viene stampata le premesse vengono confermate: il quadro che ne esce è infatti la solita morale dei Dogo come corruttori di giovani e schiavi della coca e dei soldi. Accusati di rumors demenziali da alcuni centri sociali, ci vengono addirittura messe in bocca delle rime fasciste (!) e molto altro.

Da qui il mio freestyle sul mixtape, che è stato un po' uno sfogo anche verso tutta questa situazione di alternativi-retrò-rosiconi-puristi, con una concezione dell'hip hop veramente vecchia e tutta italiana, che ci hanno addirittura dato dei berlusconiani. Ad esempio, il tipo che ci ha intervistati per Rockit (Francesco 'Radio' Cremonese, ndr) ha avuto uscite assolutamente anacronistiche tipo “Eh, insomma, voi vestite queste grandi marche”, “Voi con le collane”… Si è cagato addosso e ci ha assecondati tutta la conversazione, ma poi ha fatto la Rivincita Dei Nerd scrivendo da figo nell'intervista finita. Nel pezzo ho preso delle posizioni chiare e ho detto cose che molti pensavano ma non avevano mai osato dire! (grasse risate)

L'intervento di Militant A e la mia risposta si possono leggere sui nostri rispettivi blog e social network (ad esempio, qui http://oniricoironico.blogspot.com/2009/12/militant-vs-gue-pequeno.html  e qui http://blogs.myspace.com/index.cfm?fuseaction=blog.view&friendId=133626384&blogId=515131990, ndr). La cosa che trovo scorretta è che lui abbia esteso il suo primo comunicato a Indymedia e alla rete dei centri sociali, attirandoci così le ire di tutti questi ambienti alternativi, in cui noi siamo cresciuti e che soprattutto non abbiamo mai attaccato: è assurdo pensare che ce l'avessimo con loro. Il risultato è che durante il tour, ogni volta che facevamo una tappa nuova, qualcuno ci telefonava dicendo “Verranno a contestarvi, arriveranno dei tizi dei centri sociali a fare casino”. In realtà, da nord a sud abbiamo sfondato tutti i locali dove abbiamo suonato, nessuno si è presentato e, ironia della sorte, proprio a Roma abbiamo addirittura fatto una doppia data al Circolo Degli Artisti.

Dj Gruff, invece, è stato simpaticamente tirato in mezzo in una rima nel discorso “hip hop: marcioni vs fighetti” (ride di gusto). L'unico motivo è che è da anni che il suddetto ci manca di rispetto sul suo forum con commenti, filastrocche e cazzate varie, fin dai tempi di Cani Sciolti 2006, (ufficiale, approvato da Deda, e collabo gratuita: ne approfitto per precisare). La sua risposta è stata un'altra filastrocca sul suo sito e un tristissimo sipario nella sua unica one-night al Leoncavallo,   dove dopo essersi fumato un cilum con un punkabbestia del pubblico ha dedicato degli insulti adolescenziali a noi e al nostro dj (ride tantissimo).

La cosa spiacevole è che ci sono stati degli squallidi schieramenti dopo questa vicenda, specialmente da parte di gente che non c'entra niente, che non  ho chiamato in causa e a cui non sono minimamente interessato. Qualcuno saprà a chi mi sto riferendo ma è troppo poco importante per essere anche solo citato. Ho addirittura sentito dire che avevo insultato TUTTA L'OLD SCHOOL ITALIANA! La maggior parte dell'old school italiana mi ha fatto crescere quando ero un bambino, per loro ho il massimo rispetto: dj Skizo è stato il primo a produrci una base originale quando ancora eravamo Sacre Scuole, ho collaborato con Deda e con Kaos, da adolescente ero in crew con Zippo, e ancora e ancora. Non vedo però perché dovrei rispettare tutti a priori, quando c'è gente che fa cagare ar
tisticamente e umanamente!

Jay- Z ha appena detto Men lie, Women lie, Numbers Don't: veniamo da un disco in top ten, da un tour che ci ha posto a tutti gli effetti al livello delle grosse band alternative italiane e da un fresco soldout all'Alcatraz di Milano, per i clic basta andare sui social network o su youtube.com/dogotvofficial….e molto altro ancora. Non è mia intenzione fare dei dissing rap a chi sta facendo gli ultimissimi bagni nella sua pozzanghera e vuole fare un tuffo nella mia piscina sfruttando questa vicenda, che ormai è per tutti morta e sepolta. Nessuno dei Dogo ha mai cagato il cazzo per primo, ma ricordate che non si sveglia il can che dorme.

B: Progetti futuri (tuoi e di tutta la crew)?

G: Il tour continua fino al 19 febbraio (l'ultima data è al Liveclub di Trezzo Sull'Adda). Il 20 febbraio, inoltre, partirà il Fastlife Tour: è un minitour dove farò dj set e un tot di strofe cult dal vivo, tratte dai due mixtape e dai featuring più potenti.  Prossimamente, i Dogo parteciperanno a featuring molto interessanti tra artisti mainstream, esponenti dell'elettronica e altri rapper italiani, prima di rientrare in studio. Marracash è fuori con lo street single e video Cani Pazzi e il suo LP uscirà entro metà 2010. Karkadan è in uscita col suo debutto a gennaio, Montenero sta preparando dei pezzi nuovi, Ted Bee ha da poco pubblicato uno street cd e Caneda e Vincenzo hanno in preparazione nuove robe.

www.facebook.com/guepequeno
www.facebook.com/clubdogo
www.myspace.com/clubdogo

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